Antica Sabratha, perla della Tripolitania

Sabratha è una città della Libia nord-occidentale, situata a 70 km da Tripoli, la capitale. Fondata dai Fenici nel VII sec. a. C. in uno dei pochi porti naturali della Tripolitania, divenne ben presto un importante snodo commerciale, entrando nelle mire espansionistiche di Cartagine. Dopo essere caduta sotto il controllo dei Cartaginesi, Sabratha entrò a far parte della provincia romana d’Africa nel 46 a. C., non prima che le truppe di Giulio Cesare avessero sconfitto il re di Numidia Giuba I.

Intorno al 65-70 d. C. la città venne colpita da un potente sisma, causando diversi crolli. Il terremoto fornì l’occasione a Marco Aurelio prima, e a Commodo poi, per una ristrutturazione in stile romano, demolendo alcune vecchie strutture e costruendo nuovi edifici pubblici.

Sabratha conobbe in seguito secoli di prosperità fino al IV secolo d. C. in concomitanza del declino dell’Impero Romano. Dopo il terribile terremoto del 365 d. C. (che distrusse in gran parte la città), le incursioni dei Berberi e i contrasti tra cristiani e donatisti, Sabratha cominciò il suo lento e inarrestabile declino. Nel 439 d. C. i Vandali guidati dal re Genserico distrussero le mura della città e la conquistarono. Segnali di ripresa si ebbero solo con l’arrivo dei bizantini: con l’imperatore Giustiniano I venne edificata la basilica a lui dedicata. Citata da Procopio, che la vide nel VI sec. d. C. e che giudicò «splendida», la basilica di Giustiniano è celebre in particolar modo per i suoi magnifici mosaici policromi. Con le invasioni degli Arabi nel VII e nell’XI sec. d. C., Sabratha venne del tutto abbandonata; mentre Oea (su cui sorge l’attuale Tripoli) divenne l’unico centro abitato della Tripolitania.

Cosa rimane ad oggi dell’antica Sabratha? Le rovine e il sito archeologico costituiscono ad oggi un’importantissima testimonianza storica; inoltre, dal 1982 sono stati inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

Il sito archeologico di Sabratha è ad oggi visitabile grazie al lavoro compiuto nel 1920 dagli archeologi italiani (quando la Libia divenne colonia italiana), diretti da Renato Bartoccini, che hanno riportato alla luce e parzialmente ricostruito gran parte dei reperti oggi presenti nell’area. Archi, colonne, capitelli, mosaici sono stati liberati dalla sabbia e riportano alla luce gli splendori della città romana.

Prima di entrare nella zona archeologica da sud si nota subito il Museo Romano, che conserva i reperti rinvenuti negli scavi, come i mosaici pavimentali della basilica di Giustiniano, il busto colossale di Giove, un busto d’imperatore della dinastia Flavia con la corazza magnificamente decorata da una scena di sottomissione di barbari e molte statue provenienti dalle Terme. Vi è anche il Museo Punico, dove l’elemento conservato al suo interno più interessante è senz’altro una statua che rappresenta il dio Bes.

SabrathaSpostandoci all’interno del sito, il monumento più importante è senza dubbio il teatro romano, edificato fra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. (tra l’età della dinastia degli Antonini e quella di Severo). L’edificio conserva il colonnato della scena (scaenae frons), su tre ordini, quasi completamente ricostruito e una serie di bassorilievi che decorano la base del proscenio verso l’orchestra (pulpitum). Poteva accogliere circa 5.000 spettatori. La struttura era stata probabilmente danneggiata a causa dei terremoti che colpirono la città nel 306 e nel 310, ma soprattutto dal terribile terremoto del 365 d. C.. Fu abbandonato in seguito dopo un incendio, testimoniato dallo strato di ceneri osservato al momento dello scavo, e fu occupato da abitazioni private. Fu utilizzato come cava di materiale di reimpiego durante la rioccupazione bizantina dell’Africa settentrionale nel VI secolo.

Il teatro si trova presso il Foro ed è stato costruito in blocchi di arenaria rossastra provenienti dalle cave limitrofe. La cavea del teatro (la gradinata per gli spettatori), rivolta a settentrione, verso il mare, è sorretta a tre ordini sovrapposti di arcate. Il palcoscenico sul quale si recitava (scaena), ha una larghezza di 42,70 m per una profondità di 8,55 m ed è rialzato di 1,38 m rispetto all’orchestra. Era anticamente costituito da un tavolato in legno poggiato su una serie di muretti. Gli attori vi accedevano o dalle porte della scaenae frons, oppure da due sale che si trovavano sui lati e che comunicavano anche con il corridoio anulare sotto la cavea. Queste sale erano pavimentate lussuosamente in marmi policromi e le pareti erano rivestite in lastre di marmo bianco: questa decorazione è stata in parte ricomposta. Lo spazio sotto il palcoscenico (hyposcenium) era accessibile mediante una piccola scala di 11 gradini, per le esigenze della rappresentazione.

Il pulpito (la piattaforma rialzata del teatro) presenta una serie di decorazioni in bassorilievo rappresentanti divinità, scene storiche e teatrali, ed una serie di nicchie rettangolari e semicircolari. In quella centrale troviamo la dea Roma con elmo e scudo e vestita da amazzone, con al fianco un’altra divinità rappresentante Sabratha. Poco distante si trova l’anfiteatro, che poteva ospitare fino a 10.000 spettatori. Sistemato in una cavità di una precedente latomia, le sue gradinate sono ad oggi ben conservate e sono visibili le gallerie sotterranee utilizzate per far entrare le bestie feroci nell’arena.

Spostandoci verso il mare troviamo le Terme a nord-est del Foro (il complesso più grande del sito archeologico) e le Terme di Oceano, dedicate per l’appunto al dio Oceano. In queste terme sono ben conservati dei bellissimi mosaici colorati.

All’interno del sito archeologico sono presenti anche diverse basiliche. Abbiamo citato in precedenza quella di Giustiniano. La basilica più antica dell’area è quella giudiziaria, posta sul lato meridionale del Foro. Edificata intorno al I sec. d. C., nel corso degli anni ha subito numerose modifiche prima di divenire a tutti gli effetti una chiesa cristiana. L’aula è di forma quadrangolare e circondata ai quattro lati da un colonnato. Lo spazio centrale, con ogni probabilità, era coperto da un lucernario e da un alto tetto di legno, più imponente rispetto a quelli delle ali circostanti, come nelle basiliche più antiche. Sul secondo lato lungo della struttura l’esedra serviva, oltre che da tribunale, anche come luogo per il culto imperiale, dato che all’interno di essa sono state rinvenute diverse statue imperiali dell’età dei Flavi e di Traiano.

Nella seconda metà del II sec. d. C. l’edificio venne rivestito in marmo e venne ampliato ad ovest con una nuova tribuna absidata. Nel IV sec. d. C., dopo i saccheggi degli Austuriani, la basilica venne rimpicciolita sia in larghezza che in lunghezza. Oltre alla basilica giudiziaria e di Giustiniano, vennero rinvenute quattro basiliche cristiane (due all’interno del Foro e due al nord del teatro romano). La più antica di queste venne adattata nel V sec. d. C..

SabrathaSuggestivi sono i templi posti all’interno del Forum come: il tempio di Iside, di Giove, di Liber Pater, di Ercole e il tempio Antoniniano. Il tempio di Giove è situato ad ovest del Foro. Sorgeva su un alto podio, nel quale erano ricavate delle favisse, e presentava sulla fronte una piattaforma accessibile da due scale laterali. La piattaforma, con ogni probabilità, era utilizzata come tribuna per le oratorie. Queste caratteristiche architettoniche hanno fatto sì che gli studiosi catalogassero questa struttura come tempio tipicamente italico. Costruito nel I sec. d. C. in pietra e rifatto in marmo nel II, all’esterno il tempio era circondato da sei colonne sul fronte e quattro su ambo i lati.

Sabratha

Dalla parte opposta del Capitolium sorge un altro tempio, dedicato a Liber Pater, una delle divinità più importanti del nord Africa. Il tempio di Liber Pater, uno dei più antichi di Sabratha, era circondato da un colonnato doppio, ionico e tuscanico. Sulla fronte del tempio vi era una gradinata che dava accesso alla cella. Ad oggi rimangono i resti del podio e le tracce di un’altra struttura più antica, probabilmente una casa. Un altro importante tempio è quello Antoniniano, edificato sotto l’impero di Lucio Vero e di Marco Aurelio. Il tempio Antoniniano si apre su una piccola piazza, ornata di una fontana. Sorto su un podio molto alto, la sua fronte era rivolta ad occidente. I muri della cella erano decorati all’esterno da pilastri scanalati; l’interno, invece, fu trasformato negli anni successivi in sepolcro, salvandosi dalla distruzione.

Il tempio di Iside sorge in prossimità del mare ed era totalmente diverso dagli altri templi. Situato al centro di una corte e circondato da colonne corinzie su tutti e quattro i lati, il tempio fu edificato per volere di Paccio Africano e costruito su una cappella già esistente dedicata alla dea Iside. Come nei casi precedenti, il tempio si innalzava su un alto podio, con gradinata sulla fronte, e ai lati del vestibolo si alzavano due torri quadrangolari, con due sale al loro interno. Dalla parte opposta dell’ingresso vi erano altri ambienti dedicati al culto della Dea, con tanto di basi per le statue. All’esterno del santuario, invece, c’erano tre coppie di cubi di forma quadrangolare che interrompevano, sul lato est, le file di gradini.

Nel 186 d. C. venne costruito il tempio dedicato ad Ercole. Riconosciuto come tale anche grazie a un’immagine dello stesso Ercole davanti la gradinata, questo tempio era in passato uno dei più belli, avendo pitture nelle pareti dei portici e nelle absidi e marmi policromi. Altro monumento di grandissima importanza all’interno del sito è la catacomba. Scoperta nel 1942, la catacomba di Sabratha è uno dei pochi esempi di cimitero comunitario cristiano finora noti nell’Africa Romana. L’ingresso della catacomba si trova a pochi metri dall’attuale linea di costa, a metà strada fra il grande tempio di Iside e l’anfiteatro e nei pressi di una delle cave di pietra utilizzata nel II secolo per l’edilizia pubblica e privata del quartiere del Teatro. La catacomba è costituita da una serie di gallerie con loculi nelle pareti e sarcofagi formati da lastre in pietra poste sul pavimento.

©Riproduzione riservata

Share