L’arte del Tardo Impero

Durante l’età dei Severi, l’arte scultorea era caratterizzata dal vivace colorismo, documentata a Roma dall’Arco di Settimio Severo (imperatore dal 193 al 211), che nell’intreccio di sovrapposizioni delle figure, vede applicato lo schema del fregio continuo, e, a Leptis Magna, dall’Arco quadrifronte e dai pilastri della basilica, opera di artisti della scuola di Afrodisia.

La scultura romana del III secolo è rappresentata soprattutto da ritratti, solitamente dai tratti tesi e dolorosi, e dai sarcofagi, con figure sovraffollate e talora deformate, ma di intensa espressività e con figurazioni simboliche genericamente orientali. Nell’arco quadrifronte di Galerio a Salonicco, con scene allegoriche più che belliche, le teste dei tetrarchi (la divisione dell’impero in quattro decisa da Diocleziano) presentavano la visione stereometrica tipica del tardo-antico.

Particolarmente presenti forme classicheggianti nella pittura, anche nella sorgente arte cristiana. Lo stile nell’arte tardoantica non si mostrò realmente una novità, ma si sviluppò abbastanza linearmente dal filone dell’arte plebea e provinciale romana, cioè l’arte praticata dalle classi inferiori o periferiche dell’Impero. In concorso con particolari condizioni storiche che videro l’ascesa al potere di personaggi provenienti sempre più frequentemente dalle province e con l’innesto su queste esperienze delle concezioni barbariche, si arrivò a un totale superamento della maniera ellenistica, che, comunque, ormai, all’epoca di Diocleziano o Costantino era svuotata del suo contenuto originario.

All’inizio del III secolo il graduale allontanamento dagli stilemi dell’arte greca (leggi della prospettiva, del colore, delle proporzioni, dell’equilibrio organico naturalistico e della coesione formale delle figure) coincise con un abbandono vero e proprio, realizzatosi nel giro di poco meno di cento anni. Sicuramente pesarono nella svolta la situazione politica, economica e sociale, che nei momenti di difficoltà portava le persone al bisogno di evasione e distacco, concretizzatosi nello slittamento verso l’irrazionale, come confermato anche dalle nuove forme di spiritualità che si diffusero in quel periodo. A ciò va aggiunta la scalata al potere di nuove classi legate all’esercito e alle province rurali, che non si riconoscevano nelle manifestazioni artistiche della vecchia aristocrazia senatoria.

L'arte del Tardo ImperoIl mosaico pavimentale del III secolo subì un rinnovamento relativo al repertorio decorativo non figurato, dove si diffuse un gusto che preferiva gli intrecci e gli effetti prospettici. Da rilevare è una maggiore indipendenza del mosaico rispetto alla pittura, con l’uso di tessere di dimensioni maggiori che danno alle raffigurazioni un tocco più fortemente “impressionistico” di quanto avveniva nelle scene dipinte (che pure si stavano incanalando in una direzione stilistica analoga). Tra tutte le province dell’impero, solo quelle africane occidentali, proprio nel mosaico, sviluppano un linguaggio artistico originale in gran parte autonomo (Byzacena, Numidia e Mauretania). Qui si sviluppò, accanto alle tradizionali scene mitologiche, un repertorio peculiare, che comprendeva scene di caccia, agricoltura e altri episodi di vita reale della regione, dotate di notevole realismo. Il fiorire artistico coincise con la grande stagione della letteratura e della polemica religiosa cristiana delle province africane occidentali. Nei famosi mosaici della villa di Piazza Armerina lavorarono maestranze africane (e forse anche romane, come testimoniano alcuni motivi di derivazione sicuramente urbana) per un insieme di circa 3500 m2. Gli esami sulle murature hanno datato la villa e i mosaici stessi a una successione di tempi che va all’incirca dal 320 al 370.

Tra le ultime grandiose realizzazioni architettoniche costruite a Roma, figurano le Terme di Caracalla (211-217) nelle quali erano presenti i grandi mosaici con gladiatori, e le Terme di Diocleziano (284-305) oltre che il suo palazzo di Spalato, nonché i monumenti imperiali di Treviri, oggi Trier in Germania.

©CapitolivmSj
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