L’arte dell’età Flavia

Con la morte di Nerone (68 d.C.), si chiuse il dominio della dinastia Giulio-Claudia e per l’impero seguì un periodo di disordini nella fase di successione, finché l’esercito, dopo un’aspra lotta per il potere, non nominò imperatore Tito Flavio Vespasiano che con i figli Tito e Domiziano (69-96 d.C.), garantì un periodo di stabilità, sebbene Domiziano divenne tirannico nei suoi ultimi anni. Durante questo periodo l’arte romana raggiunse un alto splendore ed originalità, acquisendo un proprio linguaggio.

L'arte dell'età FlaviaParticolari rilievi durante l’età flavia, come ad esempio l’Arco di Tito al Foro romano, presentano un inserimento della figura nello spazio, con giochi di sovrapposizione, che dà ai rilievi un vivo senso di chiaroscuro. Qui per la prima volta compare a Roma il capitello composito ionico e corinzio, tipico dell’arte romana e legato a un gusto sovrabbondante che potrebbe definirsi quasi barocco. I numerosi rilievi interni del fornice sono straordinariamente significativi e mostrano due momenti del corteo trionfale svoltosi nel 71 dopo la presa di Gerusalemme da parte di Tito. In questi rilievi si trova completamente definito il rilievo storico romano in tutti i suoi aspetti: le figure fuse densamente e, soprattutto, l’altezza del rilievo coerente alla collocazione delle figure nello spazio, vera e propria innovazione rispetto all’ellenismo.

Le strutture più importanti vennero man mano costruite con piante complesse, attraverso ambienti poligonali, circolari, o mistilinei, in cui strutture laterizie e volte di materiale leggero (Domus Flavia dell’architetto Rabirio) erano sempre più largamente impiegate. In particolare sotto Domiziano, si intraprese la monumentalizzazione, oltre che in varie zone della città (Stadio di Domiziano, Odeon) anche del colle Palatino, già primo nucleo arcaico di Roma e area di residenze patrizie repubblicane, destinato a divenire la zona per le residenze degli imperatori.

A quest’epoca risale la costruzione, iniziata nel 72 d.C., dell’opera più famosa della città di Roma: l’Anfiteatro Flavio o Colosseo (così chiamato, dal Medioevo in poi, poiché nei suoi pressi vi era una statua colossale in bronzo di Nerone), fiore all’occhiello dell’arte di età Flavia, edificio ellittico adibito soprattutto ai giochi dei gladiatori e dotato di un’arena coperta di sabbia, circondata da gradinate divise in settori (cavea), con una capienza di 50-60000 posti. La struttura che circonda la cavea ha una facciata esterna curvilinea che si articola su quattro piani. Vespasiano riuscì a vedere la costruzione dei primi due piani e a dedicare l’edificio prima della propria morte nel 79. Questa grande struttura era il primo grande anfiteatro stabile di Roma, dopo due impianti minori o provvisori di età Giulio-Claudia (l’amphiteatrum Tauri e l’amphiteatrum Caligulae). Tito, aggiunse il terzo e quarto ordine di posti e inaugurò l’anfiteatro con cento giorni di giochi nell’80.

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