Roma alla conquista della Grecia

Lucio Mummio era un guerriero. Non s’intendeva di politica né d’arte: il suo mestiere era la lotta, il suo dovere obbedire agli ordini del Senato romano. Pertanto, quando le sue milizie penetrarono a Corinto, non pensò all’importanza della città come porto e centro di commerci, né agli inestimabili capolavori d’arte che erano racchiusi nei suoi palazzi. L’ordine era di impartire ai Greci una lezione tale che non la dimenticassero facilmente, e Mummio lo applicò scrupolosamente: sacco senza quartiere, incendio, ed esecuzione in massa degli uomini attraile armi. Quando la parte di bottino spettante al generale gli fu consegnata, Mummio fece dividere l’oro e le pietre preziose dal resto: statue è pitture, cose non adatte per un soldato. Le avrebbe vendute a quel raffinato del re di Pergamo, nel cui palazzo avrebbero fatto una buona figura… Dieci anni dopo, un ospite elegante e dai modi compiti intratteneva gli invitati nella sua sede di governatore romano in Grecia: era l’ex-generale Lucio Mummio, che non sapeva darsi pace al pensiero di aver venduto, per pochi denari, tanti capolavori. Quei dieci anni gli erano bastati per capire a quali tesori d’arte aveva rinunciato quando era ancora soltanto un soldato di Roma e non conosceva la grande civiltà del popolo greco.

Dopo aver sconfitto Perseo nella battaglia di Pidna il Senato romano decise di punire severamente i Macedoni. L’antico regno di Alessandro Magno venne diviso in quattro Stati indipendenti, ma obbligati a versare a Roma metà dei tributi riscossi. Molte famiglie aristocratiche macedoni e lo stesso re Perseo furono condotti prigionieri in Italia. Ancor più dura fu la repressione in Epiro. Settanta città di quella regione vennero distrutte. Alla Grecia, invece, i Romani non tolsero la libertà, si limitarono a condannare a morte numerosi aristocratici a loro ostili e a deportare in Italia mille cittadini achei. La città di Rodi, che aveva preso parte attiva alla rivolta di Perseo, fu privata dei suoi possedimenti sulla costa asiatica, e i suoi commerci furono ostacolati. Il territorio della Lega achea venne ristretto e le città di Sparta e Argo escluse dalla lega. Così i Romani potevano meglio controllare le province greche: riuscirono, infatti, a mantenere per diversi anni la pace. Ma i sentimenti delle popolazioni elleniche nei loro confronti erano ormai profondamente mutati. Coloro che erano stati salutati come liberatori dopo la vittoria su Filippo V, ora erano profondamente odiati; tanto i Macedoni quanto i Greci aspettavano il momento opportuno per ribellarsi.

Roma conquista la GreciaL’occasione si presentò dapprima in Macedonia. Nell’anno 148 a.C. un avventuriero di nome Andrisco si presentò ai Macedoni come figlio di Perseo e li esortò ad unirsi a lui per ricostruire l’antico regno. Andrisco riuscì a raccogliere numerosi soldati e si fece proclamare re. L’insurrezione fu però prontamente domata: il console Metello accorse con le sue legioni dall’Illiria e travolse l’esercito di Andrisco in quella stessa località di Pidna in cui vent’anni prima era già stato battuto Perseo. In Grecia l’odio contro i Romani si riaccese più tenace quando tornarono dall’Italia i superstiti della deportazione avvenuta dopo la vittoria su Perseo. Erano partiti in mille e ne tornarono solo trecento. Gli altri erano quasi tutti morti durante gli anni di esilio. Tornati nella loro patria, questi esuli avevano iniziato una intensa propaganda contro i Romani. Il risultato fu che le città ostili a Roma, unite nella Lega achea, aggredirono le città alleate dei Romani. In tutta la Grecia si ebbero allora manifestazioni contro i Romani. La Lega greca cominciò a raccogliere oro e a preparare la guerra. Furono reclutati uomini in ogni regione e persino gli schiavi vennero armati.

Nel 146 a.C. Roma, preoccupata dall’atteggiamento minaccioso dei Greci, mandò degli ambasciatori per chiedere alla città di Corinto di uscire dalla Lega achea. Gli ambasciatori furono accolti con ostilità. A Corinto le donne rovesciarono su di loro recipienti colmi di immondezze mentre il popolo urlava ai rappresentanti di Roma di lasciare definitivamente la Grecia. I capi della Lega achea sapevano che i Romani erano duramente impegnati nella guerra contro Cartagine e in Spagna, dove alcune tribù celtibere si erano ribellate; speravano perciò di poter indurre i Romani ad abbandonare ogni pretesa sulla Grecia. Esaltati da questa speranza favorirono le manifestazioni popolari e votarono anzi la guerra contro Roma. Alla Lega si unirono la Beozia, la Locride e l’Eubea oltre ai superstiti dell’esercito di Andrisco. II Senato romano non si lasciò però intimorire e, nonostante le altre guerre in corso, inviò in Grecia un esercito, sotto il comando del console Mummio, e una flotta, comandata da Metello. Sbarcati nei pressi di Corinto, i legionari romani sconfissero l’esercito della Lega achea nella battaglia di Leucòpetra e pochi giorni dopo il console Mummio poté impadronirsi di Corinto. Come abbiamo detto all’inizio, la città fu distrutta totalmente (146 a.C.) con un terribile saccheggio. Si conservarono solo alcuni templi e l’Acropoli. Così i Romani, nello stesso anno della distruzione di Cartagine, posero fine per sempre all’indipendenza della Grecia, che passò sotto il dominio di Roma, divenendo provincia col nome di Acaia. La Lega achea fu sciolta, e tutto il territorio venne annesso alla Macedonia. Era la fine dell’indipendenza greca. La Macedonia, l’Epiro e la Grecia divennero praticamente un solo territorio sotto il diretto controllo di Roma e seguirono le sorti del suo impero fino alla caduta.

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Pochi anni dopo la distruzione di Corinto i rapporti tra Greci e Romani erano già mutati completamente, in senso opposto. Lo stesso Mummio, che era rimasto in Grecia con il titolo di proconsole, si acquistò la confidenza e la stima dei Greci per la sua onestà e la sua giustizia. I Greci, stanchi delle rivalità e delle inimicizie che li avevano divisi per secoli, accettarono di buon grado la dominazione romana. Alcuni anzi divennero sinceri ammiratori di Roma, come lo storico Polibio. Egli era uno dei mille notabili che erano stati deportati in Italia dopo la battaglia di Pidna. Il contatto quotidiano con la vita e con le istituzioni romane e l’inevitabile confronto con le meschine rivalità che dividevano i partiti e le città greche, lo trasformarono in sincero ammiratore degli antichi nemici.

Polibio ottenne di potersi stabilire a Roma, divenne amico di Scipione Emiliano, che gli diede da educare i suoi figli, e lo seguì in tutte le sue campagne di guerra in Spagna ed in Africa. Raccoglieva intanto documenti e testimonianze per la sua «Storia», nella quale narrò mirabilmente le imprese che portarono Roma alla conquista del Mediterraneo, esaltando il valore dei Romani e la nobiltà delle loro istituzioni civili. I Romani a loro volta, dopo la conquista, rimasero affascinati dalla civiltà greca. Chiamarono nelle loro città numerosi maestri e filosofi greci e si diedero ad imitarli nei costumi e negli studi. L’arte e la letteratura latina furono profondamente influenzate dalla cultura greca e non a torto un grande poeta latino, Orazio, poté scrivere che «la Grecia, conquistata, conquistò i vincitori». Roma alla conquista della Grecia fu un beneficio per tutta la civiltà: perché là dove i Romani estesero poi il loro dominio, assieme alle loro giuste leggi e alla loro lingua, portarono lo spirito e la cultura che essi avevano appreso dalla Grecia. Da tale mirabile fusione nacque, come sappiamo, la cultura classica.

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