I fori imperiali di Roma

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Foro di Cesare 46 a.C.

Giulio Cesare decise di costruire una grande piazza a suo nome, che fu inaugurata nel 46 a.C., probabilmente ancora incompleta, e fu terminata poi da Augusto.
A differenza del Foro Romano si trattava di un progetto unitario: una piazza con portici sui lati lunghi e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere Genitrice, da cui Giulio Cesare si vantava di discendere attraverso Iulo, il progenitore della gens Iulia, figlio di Enea, a sua volta figlio della dea. Cesare pagò di tasca propria i terreni sui quali il nuovo monumento doveva sorgere. Inoltre, essendo stato incaricato della ricostruzione della Curia, sede del Senato, dopo la sua distruzione in un incendio, ne fece modificare il tradizionale e rituale orientamento secondo i punti cardinali, in modo che invece si adattasse a quello del nuovo Foro.
La nuova piazza riprendeva il modello dei portici costruiti intorno ai templi che i più importanti ed influenti uomini politici dell’ultimo secolo della Repubblica erano andati edificando nella zona del Circo Flaminio e ne aveva i medesimi scopi di propaganda personale e di ricerca di consenso. La vicinanza al vecchio centro politico ne aumentava tuttavia l’effetto.

Foro di Augusto 2 a.C.

Ottaviano aveva promesso in voto un tempio a Marte Ultore (ossia “Vendicatore”) in occasione della battaglia di Filippi del 42 a.C., nella quale egli stesso e Marco Antonio avevano sconfitto gli uccisori di Cesare e dunque vendicato la sua morte. Il tempio venne effettivamente inaugurato solo dopo 40 anni, nel 2 a.C., inserito in una seconda piazza monumentale: il Foro di Augusto.
Rispetto al Foro di Cesare il nuovo complesso si disponeva ortogonalmente e il tempio di Marte si appoggiava ad un altissimo muro, tuttora conservato, che divideva il monumento dal popolare quartiere della Suburra. I portici che sorgevano sui lati lunghi, si aprivano alle spalle in ampie esedre (spazi semicircolari coperti), destinati ad ospitare le attività dei tribunali. Erano, inoltre, arricchiti da statue di personaggi reali e mitologici della storia di Roma e dei membri della famiglia Giulia, con iscrizioni che elencavano le loro imprese, e nelle nicchie centrali i gruppi di Enea e la statua di Romolo.
Anche in questo caso la costruzione del complesso fu legata alla propaganda del nuovo regime e tutta la sua decorazione celebra la nuova età dell’oro che si voleva inaugurata con il principato di Augusto.

Foro di Nerva o Foro Transitorio 98 d.C.

Domiziano decise di unificare i complessi precedenti e nell’area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, fece edificare un’altra piazza monumentale che li metteva tutti in comunicazione tra loro.
Lo spazio obbligato, in parte occupato dalla sporgenza di una delle esedre del Foro di Augusto e nel quale doveva essere preservata la funzione di passaggio della via dell’Argileto, lo costrinsero a ridurre i portici laterali ad una semplice decorazione dei muri perimetrali. Il tempio, dedicato alla dea Minerva (sua protettrice così come era stata protettrice del semidio Eracle) si addossò all’esterno dell’esedra del Foro di Augusto, mentre lo spazio rimanente era utilizzato per un ampio ingresso monumentale (la Porticus Absidata). La morte di Domiziano in una congiura fece sì che il nuovo complesso, già quasi terminato, fosse inaugurato dal suo successore Nerva e che da questi prendesse il nome di Foro di Nerva. È conosciuto tuttavia anche come Foro Transitorio, a causa della funzione di passaggio che aveva conservato sostituendosi all’Argileto.

Foro di Traiano 112-113 d.C.

I progetti di Domiziano erano forse stati ancora più ambiziosi e forse già sotto il suo regno si erano iniziati i lavori di sbancamento della sella montuosa che collegava il Campidoglio con il Quirinale e chiudeva la valle dei Fori verso il Campo Marzio, in direzione dell’attuale piazza Venezia, limitando lo spazio a disposizione per ulteriori complessi monumentali.
Il progetto fu ripreso e completato da Traiano con la costruzione di un nuovo complesso a suo nome, realizzato con il bottino delle sue campagne di conquista della Dacia e la cui decorazione celebra le sue vittorie militari.
Già solo i lavori di preparazione furono imponenti: lo sbancamento della sella montuosa, necessario per trovare spazio al nuovo complesso, comportò la ricostruzione del tempio di Venere Genitrice e l’aggiunta della cosiddetta Basilica Argentaria nel Foro di Cesare, mentre il taglio operato sulle pendici del Quirinale venne sistemato con la costruzione del complesso in laterizio dei Mercati di Traiano.
La piazza forense era chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia, alle cui spalle sorse la Colonna di Traiano. Come nel Foro di Augusto i portici si aprivano sul fondo con delle ampie esedre. Sul lato opposto della Basilica una monumentale facciata faceva da sfondo alla colossale statua equestre dell’imperatore.

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ALTRI FORI

Tempio della Pace 75 d.C.

Sotto l’imperatore Vespasiano venne costruita un’altra grande piazza, separata dal Foro di Augusto e da quello di Cesare dalla via dell’Argileto, che metteva in comunicazione il Foro Romano con la Suburra, e più spostata verso la Velia (in direzione del Colosseo). Questo complesso non fu considerato in origine come uno dei Fori Imperiali, se non in epoca tarda, quando viene citato come “Foro della Pace”, ed è infatti conosciuto in precedenza con il nome di Tempio della Pace.
Anche la forma era differente: si trattava di un vasto quadrilatero circondato da portici, con il tempio inserito nel portico del lato di fondo. L’area centrale inoltre non era lastricata come una piazza, ma sistemata a giardino, con vasche d’acqua e basamenti per statue, che ne facevano un vero e proprio museo all’aperto.
Il monumento era stato edificato come celebrazione in seguito alla conquista di Gerusalemme durante il regno di Vespasiano. In seguito ad un incendio il complesso venne ricostruito almeno in parte in epoca severiana (inizi del III secolo d.C.): in particolare a quest’epoca risale la Forma Urbis Severiana, la pianta marmorea di Roma antica incisa sulle lastre di marmo che ne rivestivano la parete di uno degli ambienti, giunta parzialmente fino a noi.

Foro Venale

Il Foro Venale (forum (rerum) venalium) era una mercato dedicato ai vari generi alimentari nell’antica Roma durante la Repubblica e l’Impero.
Il Foro Boario, il Foro Olitorio, il Foro Piscario erano tutti Fori Venali. Questi fori erano estensioni del Foro Romano, e comprendevano strutture apposite per i commercianti, edificate sia in epoca repubblicana che imperiale. I vari Fori Venali avevano dimensioni ridotte, se paragonati con i più grandi fori civili. Basti pensare agli espropri e acquisti di terreno per il Foro voluto da Giulio Cesare o i poderosi lavori di sbancamento della sella montuosa che collegava il Quirinale con il Campidoglio per la realizzazione del Foro di Traiano.
Il Foro Romano in epoca arcaica veniva utilizzato per i giochi atletici e a fini commerciali. Tuttavia con lo sviluppo della società dell’antica Roma in forme più complesse, il foro divenne un centro politico ed economico. La Curia, sede del Senato e il tempio di Saturno, sede dell’Erario pubblico, rappresentano perfettamente questi due aspetti. Il processo di separazione delle diverse attività della società romana è, quindi, netto sin dal principio e risulta ancora più evidente durante l’impero con la costruzione dei vari fori imperiali, simboli della propaganda politica attuata dagli imperatori, e la specializzazione dei Fori Venali nella compravendita di un particolare genere alimentare: il Foro Boario per la compravendita di bovini, il Foro Olitorio per gli ortaggi, il Foro Piscario per i pesci, il Forum Cuppedinis per gli oggetti di lusso e così via.

Foro Olitorio

Il Foro Olitorio (Forum Holitorium) è un’area archeologica che si trova a Roma, alle pendici del Campidoglio, tra il Teatro di Marcello ed il Foro Boario. In età antica costituiva il mercato della verdura e della frutta, così come l’area dell’adiacente foro boario era adibita al mercato della carne. Al suo interno si trovava anche un’area sacra comprendente i tre tempietti dedicati a Giano, Speranza e Giunone Sòspita.

Foro Boario

Il Foro Boario (Forum Boarium) era un’area dell’antica Roma lungo la riva destra del fiume Tevere, tra Campidoglio e Aventino. Quella zona era paludosa ed era stata bonificata dall’azione della Cloaca Massima. Lo stesso nome era attribuito anche ad una piazza entro tale area, in cui si teneva il mercato del bestiame. Nei suoi pressi era pure presente una località dove venivano ammassate grandi quantità di sale (le Salinae), provenienti dalla foce. I limiti dell’area erano compresi tra il Circo Massimo a sud-est, il Velabro a nord est (al confine si trovava il cosiddetto arco degli Argentari, una porta monumentale di accesso all’area), il vicus Iugarius, alle pendici del Campidoglio a nord, il Tevere a ovest e l’Aventino a sud. L’area era divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus Maximus).

Foro Piscario

Il Foro Piscario (Forum Piscarium) era un’area dell’antica Roma in cui avveniva il mercato del pesce. Si trovava a nord del Foro Romano, tra la Via Sacra e l’Argileto. Andato distrutto in un incendio nel 210 a.C., venne ricostruito l’anno seguente. Nel 179 a.C. venne incorporato nel Macellum, grande mercato della Subura, costruito da Marco Fulvio Nobiliore nella stessa area, sul lato nord-orientale della Basilica Emilia.
Nel Medioevo, il mercato del pesce venne spostato dalla sua collocazione originaria in prossimità del Foro Romano, ormai completamente abbandonato, tra le rovine del Portico d’Ottavia, e rimase lì sino alla fine dell’Ottocento, divenendo uno dei luoghi più pittoreschi di Roma.

Foro Vinario

Nell’antica Roma, il Foro Vinario (in latino Forum Vinarium) era il Foro Venale dedicato alla vendita del vino. Esso è noto solo dalla citazione degli argentarii de foro vinario (“banchieri del foro vinario”) in quattro iscrizioni.
Era probabilmente ubicato nell’area dell’attuale quartiere Testaccio, tra l’Aventino e il Tevere, in stretto rapporto topografico con il Portus Vinarius (dove si riceveva il vino trasportato via fiume) e con l’Emporium, sebbene di recente si propenda per collocare sia il Portus Vinarius, sia il Forum Vinarius nel Campo Marzio settentrionale, ove si ricevevano via fiume i vini provenienti dall’interno della penisola italiana.

Forum Suarium

Il Forum Suarium era il mercato della carne suina di Roma imperiale, collocato nella parte nord del Campo Marzio nella VII regio augustea, non lontano dall’attuale piazza Santi Apostoli. La presenza del mercato ci è tramandata da due iscrizioni databili all’inizio del II secolo e in documenti più tardi. L’amministrazione del luogo era sovrintesa dal prefetto o da un suo ufficiale.

 


 

Bibliografia

Roberto Meneghini, Riccardo Santangeli Valenzani, I Fori Imperiali. Gli scavi del Comune di Roma (1991-2007), Roma, Viviani Editore, 2007. ISBN 978-88-7993-125-0.
Maria Paola Del Moro, Marina Milella, Lucrezia Ungaro, Massimo Vitti, Il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, Milano, Mondadori Electa, 2007.
Italo Insolera, Francesco Perego, Storia moderna dei Fori di Roma: archeologia e città, Bari, Laterza, 1983-1999. ISBN 978-88-420-5910-3.
Massimiliano Ghilardi, I Fori Imperiali in eta moderna in S. Baiani – M. Ghilardi (a cura di), Crypta Balbi-Fori Imperiali. Archeologia urbana a Roma e interventi di restauro nell’anno del Grande Giubileo, Edizioni Kappa, Roma 2000, pp. 90-95.

 

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