L’assedio di Costantinopoli: come crollò un impero millenario

Con queste parole Critobulo di Imbro descrive uno degli eventi che ha cambiato le sorti della Grecia e dell’Europa ovvero l’assedio di Costantinopoli del 1453:

 “ […] così tutta la città fu svuotata e spopolata e venne ridotta a nulla, come se fosse stata distrutta da un incendio, a tal punto che pareva incredibile che un tempo vi fosse stato un luogo abitato da uomini, un luogo pieno di ricchezze, di abbondanza, di opere d’arte di ogni genere […]”

Spesso, nell’immaginario collettivo, la Grecia viene vista sempre come quel territorio costellato da forti polis democratiche e in pochi la immaginano legata alla cultura dell’ impero ottomano. A partire dall’assedio di Costantinopoli sarà una provincia del suddetto impero ed è da qui che nasce e si sviluppa quell’attaccamento del popolo greco alle proprie tradizioni e alla propria cultura ma anche quell’ostilità verso il popolo turco che ancora oggi non si è totalmente sopito. Durante la notte del 29 Maggio del 1453, la capitale bizantina fu rasa al suolo:

“[…] rimasero solo le case deserte, che con la loro solitudine intimavano paura a chi le guardava […]” (Critobulo di Imbro)

assedio di CostantinopoliNonostante la devastazione che lasciarono e la conquista cruenta della città, gli Ottomani, a differenza di quanto si possa pensare, erano tolleranti: infatti permettevano ai popoli conquistati di riunirsi in un distretto chiamato millet e di continuare a vivere secondo i propri usi e costumi. La maggioranza della popolazione resta salda alle proprie tradizioni perché non voleva perdere la propria identità ma nello stesso momento viene inevitabilmente influenzata e investita dalla cultura ottomana che dominerà il popolo greco per circa 400 anni. Con questo evento iniziarono ufficialmente i contrasti tra i Greci e i Turchi. Si è saldato nella mentalità il luogo comune che vede i Greci come vittime e gli ottomani come carnefici: in realtà non è così, è tutta una questione di punti di vista! Gli Ottomani infatti consideravano la Grecia come una provincia del loro impero allo stesso livello delle altre; gli Elleni, invece, si sentivano invasi e sottomessi. Proprio a causa di questo epocale evento, i Greci, oggi, considerano come giorno sfortunato non il venerdì (che per i Cristiani rappresenta la morte di Cristo del Venerdì Santo) ma il martedì perché è proprio il giorno della settimana in cui cadde Costantinopoli.

La splendida chiesa di Santa Sofia dell’attuale Istanbul che tutti studiamo nei libri di storia dell’arte e che è considerata il simbolo della capitale turca, in realtà era, prima del 1453, una chiesa cristiana in cui risiedeva il patriarca greco-ortodosso e in cui venivano celebrate le cerimonie solenni della famiglia reale bizantina. Fu proprio qui che, nella notte fra il 28 e il 29 Maggio 1453, si riunirono per l’ultima messa i cristiani di Costantinopoli con la certezza che quella sarebbe stata l’ultima volta. Scrive Nicolò Barbaro, un noto cronista veneziano di quel periodo:

“[…] e nui cristiani tuto el dì e la note, pregavemo dio con la sua mare madona santa maria, e tuti santi e sante che xe in cielo, e con le gran lagreme ben devotamente pregando queli, che ne daga vitoria, e che ne scampa da la furia de questo malvaxio pagano […]”

assedio di CostantinopoliMaometto II non distrusse il luogo sacro ma lo convertì in una moschea musulmana. Perché non rase al suolo S. Sofia? Sembrerebbe una decisione insolita ma in realtà è perché sapeva che anche i cristiani, come lui, pregavano un solo Dio. Un aneddoto racconta che quando Maometto II entrò in quel luogo, uno dei suoi soldati iniziò a spaccare le mattonelle della chiesa e il sovrano lo fece smettere dicendo “lasciate tutto come si trova!” Questo evento fu molto incisivo nella storia dell’Europa orientale perché ne cambiò le sorti: crollò definitivamente il dominio cristiano bizantino che era durato per ben un millennio; l’assedio di Costantinopoli viene considerata una battaglia fondamentale dell’età moderna perché ha coinvolto il destino di moltissimi popoli dell’Europa che furono completamente assorbiti e invasi sia dalla potenza che dalla cultura ottomana. Mutò anche l’assetto commerciale europeo perché gli Ottomani ora controllavano i commerci tra il Vecchio Continente e quello asiatico come anche le rotte sul Mar Nero che fino a poco prima erano nelle mani dei Veneziani; questi ultimi infatti hanno trattato per ottenere delle agevolazioni sulle rotte commerciali. A questo punto la domanda sorge spontanea: come vivrà la Grecia questi 400 anni sotto il dominio ottomano? Come riuscirà a ritrovare la tanto desiderata libertà e indipendenza?

Maria Stupia

 

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