La vita di Gaio Mario

Nativo di Cereatae, Arpinum, (157 a.C. – Roma, 13 gennaio 86 a.C.) fu un militare e politico romano. Era il più grande generale esistito a Roma dopo Scipione e prima di Cesare. Benché di origine plebea, riuscì a divenire console per ben sette volte.

Mario possedeva grandi doti di ingegno, di profonda onestà, e spiccate capacità militari; agli studi preferì di gran lunga la vita militare. Le sue prime vittorie militari le ottenne in territorio africano, intorno all’anno 105 a.C.

Roma era impegnata nella guerra contro Giugurta, il potente re di Numidia. La guerra si trascinava ormai da alcuni anni e mai giungeva a una conclusione; quando era messo alle strette, Giugurta si recava a Roma e qui, corrompendo col suo denaro i più alti funzionari, otteneva condizioni vantaggiose. Mario fu inviato in Africa quale luogotenente de! console che comandava l’esercito. Subito si mostrò valoroso e si conquistò le simpatie dei soldati. Solo il console, un aristocratico, lo trattava con alterigia. Mario, offeso, chiese congedo, ritornò a Roma e si presentò candidato alle elezioni consolari: voleva divenire console egli stesso, per dimostrare di che cosa fosse capace. Infatti, con l’appoggio della plebe, vinse le elezioni e fu proclamato console; come se ciò non bastasse, gli fu affidato l’incarico di condurre a termine la guerra di Numidia.

Mario tornò così in Africa avendo in pugno il comando supremo: in poche battaglie sconfisse Giugurta e Io fece prigioniero. Tornato a Roma, Mario ebbe gli onori del trionfo. Ma anche Mario, durante la guerra in Africa, aveva un luogotenente: il giovane aristocratico Lucio Cornelio Silla che si mostrò abilissimo, soprattutto nel preparare la cattura di Giugurta. Mario non sapeva che, un giorno, il giovane sarebbe stato il suo implacabile rivale.

Nell’anno seguente, Mario si dedicò alla riforma dell’esercito romano, modificando la struttura e l’organizzazione della legione, unità fondamentale e caratteristica dell’esercito romano. Stabilì che il numero dei soldati che formavano la legione fosse aumentato, portandoli da 4500 a 6000, e abolì la tradizionale suddivisione su tre file di astati, principi e triari. Riparti la legione in 10 coorti composte da 600 uomini ciascuna e ogni coorte fu a sua volta divisa in tre manipoli (200 uomini) formati a loro volta da 2 centurie ciascuno. Anche le armi furono modificate: al piccolo e pesante scudo di ferro fu sostituito uno scudo più leggero, fatto di legno rinforzato con pelle di bue.

Gaio MarioMa la più importante delle modifiche imposte da Mario fu quella riguardante la costituzione dell’esercito. Fino ad allora il servizio militare era stato, per i Romani, un diritto del loro stato di cittadini, piuttosto che un dovere. I più poveri ne erano esclusi e i piccoli proprietari, che ne facevano parte, provvedevano a equipaggiarsi e ad armarsi a proprie spese. Ma, col trascorrere del tempo, questa categoria di cittadini andò quasi scomparendo; allora Mario autorizzò a entrare nell’esercito anche i «nullatenenti», come soldati di professione, che naturalmente venivano retribuiti. Scomparve cosi la bella figura del cittadino che imbracciava le armi quando la patria ne aveva bisogno e che, conclusa la guerra, ritornava alla sua casa senza esigere alcun compenso. Questi nuovi soldati venivano retribuiti durante il servizio e compensati, al congedo, con assegnazioni di terre. Questo nuovo genere di reclutamento portò un gravissimo danno all’ordine della repubblica. I nuovi soldati, infatti, erano legati da interesse ai loro comandanti che li stipendiavano. Più che militare per la repubblica essi militavano per il loro comandante. Se questi partecipava alle contese politiche, i suoi soldati erano pronti, per sostenerlo, a impugnare le armi contro altri cittadini. Lo stesso Caio Mario fu il primo a sperimentare le funeste conseguenze di questo stato di cose.

Gaio Mario

Compiute le riforme, Mario dovette subito porsi alla testa dell’esercito per un’altra campagna bellica. Già dal 113 due popoli barbari, i Cimbri e i Teutoni, erano entrati in Italia dalle Alpi orientali. Avevano percorso I intera pianura padana ed erano passati in Gallia sconfiggendo tutti gli eserciti romani che avevano cercato di ostacolare i loro movimenti. Il popolo e il Senato si rivolsero a Mario implorandolo di salvare la patria dal pericolo. Nel 102 Mario affrontò i Teutoni presso il Rodano e ne fece uno sterminio; poi raggiunse i Cimbri, in Italia, e ne fece una uguale strage. Tornato a Roma, Mario celebrò un nuovo, più splendido trionfo e gli venne attribuito il titolo di «terzo fondatore dell’Urbe», dopo Romolo e Camillo. Contro i Cimbri, Mario ebbe a fianco Cornelio Silla. Nell’anno 100 a.C. Caio Mario fu eletto console per la sesta volta. Egli doveva ora governare in pace la sua città, che aveva tanto bene difeso in guerra. Ma s’accorse ben presto che era più facile battere i nemici sul campo di battaglia che difendersi dai complotti e dall’invidia dei rivali in politica.

Una delle azioni che più gli resero penosa la sua carica ufficiale e gli inimicarono il pubblico fu la repressione dalla rivolta popolare organizzata da Saturnino. Questi era stato rieletto tribuno della plebe nell’anno in cui Mario veniva rieletto console per la sesta volta, e si era attirato le sue simpatie proponendo una legge che concedeva terre ai veterani di Mario. Il senato si oppose a queste misure, provocando così lo scoppio di violente proteste, che presto sfociarono in una vera e propria rivolta popolare, e a Mario, come console in carica, fu chiesto di reprimerla. Sebbene egli fosse vicino al partito popolare, il supremo interesse della repubblica e l’alta magistratura da lui rivestita gli imposero di assolvere, sebbene riluttante, a questo compito. Dopodiché lasciò ogni carica pubblica e partì per un viaggio in Oriente. Nel 86 a.C. Mario si fece eleggere console per la settima volta, ma morì durante il primo mese del suo mandato all’età di 71 anni.