La Colonna di Marco Aurelio

Nel cuore di Roma si trova una colonna onoraria che racconta le gesta di un grande imperatore impegnato in alcune campagne militari: il pensiero di tutti, ora, andrebbe alla famosa Colonna Traiana. Eppure non parliamo di essa ma di un monumento molto simile a quello dedicato al conquistatore della Dacia: la Colonna di Marco Aurelio in Campo Marzio, oggi al centro della piazza alla quale dà il nome, piazza Colonna.

La sua costruzione fu probabilmente decisa nel 176 d.C. dopo le campagne sarmatiche, per celebrare le vittorie dell’imperatore sul Danubio. Ci si ispirò alla Colonna Traiana, seguendo però un tratto dei rilievi diverso, realizzandola con lo stile popolare che si stava cominciando ad affermare in quegli anni. Alla scomparsa dell’imperatore, nel 180, i lavori per la costruzione della Colonna furono ultimati dal figlio e successore Commodo, nel 187-192.

Colonna di Marco Aurelio in Piazza Colonna, c. 1880

La Colonna è alta circa 100 piedi, come quella Traiana; è composta da 19 rocchi (forma cilindrica) di marmo di Luni (colonia di Roma dal II secolo a.C. dopo la guerra contro i Liguri-Apuani), sui quali si snoda un fregio scolpito, inferiore come lunghezza a quello traianeo, ma con la scena più ampia e meno avvolgimenti (21 giri a spirale). La colonna di Marco Aurelio raggiungeva un’altezza di 42 metri, base compresa, e sulla cui sommità si innalzava la statua di bronzo dell’imperatore, poi sostituita con quella di San Paolo. Il fregio è diviso in 115 scene e mostra gli eventi delle guerre condotte da Marco Aurelio contro Germani e Marcomanni tra il 171 e il 173, e poi quelle contro Quadi e Sarmati, fra il 174 e il 175. Le scene, a differenza della Colonna di Traiano, non erano poste in ordine cronologico.

Come nella Colonna Traiana, le scene di combattimento sono alternate a trasferimenti delle truppe e ad altre scene. Sul rilievo si ricorre spesso alla ripetizione di figure e di gesti, e il frequente uso del trapano nelle barbe e nei particolari evidenzia la volumetria delle figure. Inoltre le composizioni sono agevolate, con messaggi più immediati; la figura dell’imperatore è spesso frontale, in posizione centrale rispetto ai suoi dignitari. Rispetto alla Colonna Traiana il racconto diviene più crudele, più efferato e angosciante, tra scene di morte e distruzione.

Scolpito nella colonna, fa la sua comparsa l’intervento soprannaturale: la scena de “Il miracolo della pioggia”, dove si vede Giove, raffigurato come un fiume, con le braccia aperte dalle quali scendono getti d’acqua, che interviene miracolosamente a salvare i soldati della XII Legio accerchiati dai Quadi, con una pioggia che causa annegamenti e devastazioni nelle file avverse. Nel 1589 papa Sisto V fece effettuare un restauro del monumento, da secoli abbandonato all’incuria. Durante i lavori, coordinati da Domenico Fontana, andarono distrutti i resti dei fregi originariamente posti sul basamento, poi sostituiti con un’iscrizione che reca l’erronea attribuzione ad Antonino Pio. Inoltre sulla sommità della colonna fu innalzata la statua bronzea di San Paolo.

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