Terme di Diocleziano

Iniziate nel 298 dall’imperatore Massimiano, nominato Augusto dell’impero d’Occidente da Diocleziano, e ufficialmente aperte al pubblico nel 306, dopo l’abdicazione di entrambi, le Terme di Diocleziano, con la loro estensione di oltre 13 ettari e accoglienza per oltre 3500 persone, sono il più maestoso complesso termale mai costruito nella Roma antica.

termediocleziano_piantaErano alimentate da una diramazione dell’Acqua Marcia collegata da Porta Tiburtina e, con un tragitto ad arcate utilizzato fino al 1879 dall’Acqua Felice, conduceva l’acqua nella cosiddetta “botte di Termini” che fu distrutta nel 1876 per fare spazio alla costruzione della Stazione Termini.
La struttura conteneva tante sale per molteplici utilizzi, quali delle palestre, delle biblioteche, una piscina di 3500 metri quadri oltre al nucleo consueto delle tradizionali terme romane, costituito dal frigidarium, il tepidarium e il calidarium. Al centro si trovava una grande basilica, all’incrocio dei due assi di simmetria del complesso.

Giovanni Paolo Pannini (1691 – 1765) – Terme di Diocleziano

Nonostante le incessanti invasioni e i costanti saccheggi di Goti e Vandali, devastanti per l’impero e per la città di Roma, le terme rimasero costantemente in uso fino all’anno 537, quando i Goti sotto il comando di Vitige distrussero in modo irreversibile le linee agli acquedotti che le rifornivano.
Le imponenti dimensioni e la solidità della struttura permisero a Michelangelo di realizzare, riconvertendo alcuni ambienti, la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri Cristiani oltre al Convento dei Certosini. Un attento e continuo lavoro di recupero e restauro dell’antica struttura hanno permesso di riaprire una parte del complesso oltre alle sezioni espositive: la Sezione di Protostoria dei Popoli Latini e quella Epigrafica sulla Comunicazione Scritta nel Mondo Romano. Attualmente una delle sezioni più affascinanti è la maestosa Aula Decima nella quale è possibile osservare due tombe a camera dalla Necropoli della via Portuense con i loro preziosi affreschi e stucchi. Altrettanto sontuoso il Chiostro Michelangiolesco della Certosa dove fanno mostra di se oltre 400 opere tra sarcofagi, statue, altari di epoca romana.

L’iscrizione dedicatoria

(LA)
« D(omini) N(ostri) Diocletianus et Maximianus invicti seniores Aug(usti) patres Imp(eratorum) et Caes(arum), et d(omini) n(ostri) Constantius et Maximianus invicti Aug(usti), et Severus et Maximianus nobilissimi Caesares thermas felices Diocletianas, quas Maximianus Aug(ustus) rediens ex Africa sub praesentia maiestatis disposuit ac fieri iussit et Diocletiani Aug(usti) fratris sui nomine consecravit, coemptis aedificiis pro tanti operis magnitudine omni culta perfectas Romanis suis dedicaverunt »
(IT)
« I nostri signori Diocleziano e Massimiano invitti, Augusti “seniores”, padri degli Imperatori e dei Cesari, e i nostri signori Costanzo e Massimiano invitti Augusti, e Severo e Massimiano nobilissimi Cesari, dedicarono ai loro Romani le terme felici Diocleziane, che Massimiano Augusto al suo ritorno dall’Africa, in presenza della sua maestà decise e ordinò di costruire e consacrò al nome di Diocleziano, suo fratello, acquistati gli edifici ad un’opera di tanta grandezza, e completate sontuosamente in ogni particolare »
(CIL VI, 31242: iscrizione dedicatoria, traduzione di Filippo Coarelli)

smarianageliLe Terme di Diocleziano subirono il destino della maggior parte degli edifici di epoca romana: Simili per forma alle più antiche Terme di Caracalla (212-217), furono utilizzate nei secoli come cava di materiali da riutilizzare per altre costruzioni, spogliate dei marmi e delle decorazioni, le aule adibite a vari usi privati e addirittura utilizzate come luogo di stazionamento di cavalli e muli.

ricostruzionetermedioclezianoLa struttura originale delle grandi terme è ancora profondamente riconoscibile nonostante le numerose trasformazioni avvenute nel tempo: Innanzitutto il grande recinto rettangolare (376 x 361 m) che racchiudeva un’area a giardino nella quale si trovava il complesso termale vero e proprio. L’area interessata dalle strutture è compresa tra le odierne via del Viminale, piazza della Repubblica, via Torino, via Cernaia, via Volturno, piazza dei Cinquecento, via XX Settembre.

L’entrata principale era sita nella zona di Via Volturno mentre il lato opposto presentava un’enorme esedra in posizione centrale con gradinate, probabilmente utilizzata per gli spettacoli teatrali, poi ripresa tra il 1887 ed il 1898 da Gaetano Koch nella realizzazione di Piazza della Repubblica, nota ancora a molti romani con il vecchio nome di Piazza Esedra.

Le due sale rotonde ai lati del recinto sono ancora oggi riconoscibili, all’inizio di via del Viminale, accanto alla Casa del Passeggero, ove è apposta l’iscrizione di papa Clemente XI che celebra la sua inclusione nei granai. Nell’altra rotonda, tra il 1598 e il 1600, fu collocata la chiesa di S. Bernardo alle Terme. E’ la sede originaria del Museo Nazionale Romano fin dalla sua istituzione, avvenuta nel 1889.

Share