Costantino parte III: la fede

Per tutti, l’imperatore Costantino è l’imperatore cristiano per eccellenza, colui che cambiò la storia dell’impero romano – e con esso dell’Occidente intero – mettendo fine alla lunga epoca del paganesimo e delle divinità e culti ereditati da altre civiltà e convertendo l’impero alla nuova religione. 

In realtà il cammino verso il cristianesimo dell’impero fu molto travagliato, anche dopo Costantino, con un ritorno al paganesimo con Giuliano, e tutt’altro che pacifico. Ma non c’è dubbio che il ruolo di Costantino sia stato decisivo.  Gli storici di mezzo mondo si interrogano ancora sulla vera natura della fede dell’imperatore. Fu una adesione sincera, spontanea o dovuta ad un calcolo strategico e di convenienza? Costantino aveva compreso come fosse più facile controllare un impero così vasto se esso avesse aderito ad una unica religione (monoteista); o invece alla base ci fu semplicemente un incontro personale di Costantino con la figura di Cristo?

Immagine correlataQuel che sappiamo con certezza è che la madre dell’imperatore, Elena, era già cristiana, così come cristiani erano già parecchi soldati dell’esercito (formato in gran parte da mercenari del nord Europa) con il quale Costantino mosse alla volta di Roma nell’estate/autunno del 312 d.C. Quel che sappiamo è anche che qualcosa di decisivo dovette succedere subito alla vigilia della battaglia decisiva contro Massenzio (28 ottobre 312), lungo la via Flaminia, approssimativamente al chilometro 14, dove sorge attualmente il Casale di Malborghetto e con ogni probabilità si accampò l’esercito di Costantino prima della battaglia. Qui, due diverse fonti, quella dello storico Lattanzio e dell’ecclesiastico Eusebio di Cesarea (biografo dell’imperatore), concordano nel riferire una visione prodigiosa avvenuta in sogno o in stato di veglia a Costantino: l’imperatore vide (o credette di vedere) Gesù Cristo, il quale gli indicò nel Labarum, l’insegna con il suo nome (le prime due lettere del nome di Cristo, incrociate) l’insegna vincente sotto la quale far combattere il suo esercito.

Così avvenne. Il pagano Massenzio fu distrutto, annientato. Costantino entrò in Roma, guardandosi bene dal manifestare urbi et orbi l’identità del nuovo Dio che gli si era manifestato (Roma e i vertici del suo potere erano tutti pagani).  Lasciò alla madre Elena e al vescovo Silvestro I (divenuto Papa) il compito di cristianizzare la capitale, cominciando con l’edificazione di grandiosi edifici di culto modellati su quelli imperiali (di Massenzio). Ma anche lontano da Roma, l’attività di Costantino come paladino della nuova fede non si fermò: l’anno seguente la battaglia, promulgò (insieme a Licinio) il celebre editto che sdoganava il cristianesimo e gli riconosceva piena dignità di culto, e da allora si fece fervente il suo supporto alla chiesa di Pietro che si andava riorganizzando – dopo decenni e secoli di persecuzioni feroci – a Roma e nel resto dell’impero.

Anche se i suoi comportamenti privati non sembravano certo ispirati all’ascetismo cristiano (basti ricordare la crudeltà con cui l’imperatore si sbarazzò della moglie Fausta e del figlio di primo letto Crispo, sospettati di una relazione pseudo – incestuosa), nella sua veste pubblica Costantino continuò a perorare e a sostenere la causa del cristianesimo, raggiungendo l’apice nel Concilio di Nicea, da lui convocato nel 325 d.C. che fu assolutamente decisivo nella storia e nello sviluppo del cristianesimo, visto che fra le altre cose codificò una volta per tutte il ‘credo’ (con i suoi dogmi) e stabilì l’ordine dei vangeli canonici, escludendo quelli apocrifi o di provenienza incerta.  Costantino presiedette il Concilio nella insolita veste di Imperatore – ma le autorità ecclesiastiche dell’epoca, i vescovi venuti da ogni regione dell’impero e lo stesso papa gli riconoscevano un ruolo primario anche in questo campo.

L’identificazione con la nuova fede fu totale. C’è incertezza su quando avvenne realmente il suo battesimo. Alcuni sostengono che la cerimonia si svolse a Roma intorno al 315 (epoca a cui risale il Battistero che a Roma porta il nome di Costantino, in Laterano), altri che avvenne in punto di morte, a Nicomedia, con una ampolla di acqua fatta venire dal fiume Giordano.  Comunque sia, Costantino scelse per la sua sepoltura l’Apostoleion, a Costantinopoli, con dodici sepolcri per le reliquie degli apostoli, più una tredicesima riservata a lui. Costantino morì il 22 maggio del 337 ad Ancirona, il giorno della Domenica di Pentecoste. Quando morì il culto della sua persona era talmente grande che perfino i lineamenti del Salvatore furono modellati su quelli dell’Imperatore, quando furono realizzati i primi ritratti mosaicati (come quelli dell’abside in Laterano). In questo modo fu definitivamente suggellato il legame unico di Costantino con la religione cristiana, che dopo duemila anni è indiscusso e continuamente celebrato, al punto tale che per gli ortodossi l’imperatore romano è a tutti gli effetti, Santo.

Fabrizio Falconi


In hoc vinces è un saggio storico scritto da Bruno Carboniero e Fabrizio Falconi. Pubblicato da Edizioni Mediterranee, il libro intende offrire, sulla base di nuove acquisizioni scientifico-astronomiche, una nuova e più razionale chiave di lettura della leggendaria visione di Costantino Imperatore, risalente al 312 d.C., anno della battaglia, poi vinta, contro Massenzio a Ponte Milvio.

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