La morte di Cesare

Camminare per Roma e imbattersi nei resti dei suoi antichi fasti è cosa inevitabile. Spesso questi testimoni silenziosi dello scorrere dei secoli giacciono anonimi, incapaci di raccontare, ai più, la loro incredibile storia. A volte accade che anche aree archeologiche di una certa evidenza e fascino restino, nella conoscenza comune, colpevolmente sottovalutate non tanto nella loro esistenza quanto nel loro significato, a volte, epocale.

E’ questo il caso di un francobollo di ruderi, recanti suggestioni dell’antica Roma, incollato su di una cartolina che racconta una Roma moderno-rinascimentale.

Parlo del sito archeologico “Area Sacradi Largo Argentina, per secoli dimenticata e paradiso dei famosi “gatti mammoni” romani. Questo luogo, parzialmente soffocato dal caotico traffico romano, è a malapena notato dai cittadini, distratti e disincantati alle bellezze che li circondano, e dai turisti che più spesso sono attirati da monumenti più “glamour”.

In realtà quest’area, oltre a conservare il ricordo dei fasti e della spiritualità romana racchiude la memoria di un evento che, a buona ragione, può essere definito epocale.

In effetti, parzialmente occultato da strutture moderne, in questo luogo, si perpetrò l’atto che, con ogni probabilità, permise alla storia di Roma di raggiungere i vertici di grandezza e forma che oggi conosciamo.

Parliamo dell’assassinio di Gaio Giulio Cesare avvenuta alle Idi di Marzo del 44 a.C. all’interno della Curia Senatoria che aveva la sua esedra centrale nel margine orientale dell’area occupata dal Teatro di Pompeo che è ancor oggi visibile proprio nel lato ovest del sito archeologico.

Questo luogo, per troppo tempo lasciato alla sua sorte di pezzo di antiquariato in un arredamento moderno, è stato recentemente riportato al centro di un progetto di studio e valorizzazione grazie (come spesso accade in Italia) ai finanziamenti di mecenati stranieri.

Le Idi Di Marzo.

morte di Cesare

Poche persone al mondo ignorano il significato di questa data, 15 marzo 44 d.C. (709 ab urbe condita), che a tutti gli effetti si propone non solo e non tanto come il giorno della fine del viaggio terreno di un uomo indissolubilmente legato all’immaginario comune di Roma ma come l’evento catartico che trasformò la vecchia e malata Repubblica in una nuova entità che per molti versi è rimasta insuperata nella storia del mondo: la Roma Imperiale.

Se i congiurati avessero compreso le conseguenze del loro scellerato atto, si può ben sospettare avrebbero fermato i loro pugnali.

Ma forse fu meglio così?

Infatti, alla base del loro agire c’era, per molti, la speranza che l’eliminazione di Gaio Giulio Cesare avrebbe interrotto la sua corsa verso una, di fatto, monarchia dittatoriale.

C’era, tra i cospiratori, la volontà di tenere in vita una Res Pubblica che si era affrancata da molti secoli dalla prevaricante esperienza monarchica dei Tarquini.

I dati storici dimostrano in modo puntuale che, da quasi mezzo secolo, Roma era dilaniata da guerre civili.

Queste traevano origine dalla volontà di accaparrarsi quelle porzioni di potere che, sempre più, erano lo specchio di un’ambizione personale e che, anche quando era infarcita d’istanze sociali, di fatto, mascherava gli interessi di un’aristocrazia che aveva come obiettivo il mantenimento e l’accrescimento dei propri privilegi.

Le analisi storiche sono oramai concordi nel riconoscere in Giulio Cesare il personaggio che, in quel periodo storico, racchiudeva in se doti non comuni, sicuramente molto al di sopra di quelle figure che, pur con le loro eccellenze, lo contornarono, lo combatterono, lo invidiarono e vigliaccamente lo eliminarono.

Cesare fu eroico combattente, scaltro stratega, furbo politico, lungimirante amministratore, attento cronista, coraggioso avvocato, valente oratore.

Non mancò nemmeno nella dote della “pietas” che fu forse, in quei tempi, il suo maggior difetto. Proprio da alcuni di quelli che, con la sua ascesa al potere (dopo la sconfitta di Pompeo che con Cesare e Crasso aveva dato vita al I Triumvirato), furono graziati dalle vendette, tipiche delle guerre civili, scoccò la scintilla della congiura.

Tra i “Cesaricidi” ebbero un ruolo importante i senatori Caio Trebonio, Cassio, Decimo Giunio Bruto, Casca, Marco Giunio Bruto. Ognuno di loro, come detto, aveva motivi personali o ideologici per desiderare l’eliminazione del dittatore, certo nessuno di loro passò alla storia se non per la propria, misera, vigliaccheria e non gli sopravvissero a lungo.

Anche dopo la morte, la grandezza e la lungimiranza di Cesare non terminarono di produrre frutti.

Infatti, proprio da una costola di Cesare irromperà in modo deflagrante nella storia, una figura oscura e marginale ancora pressoché sconosciuta sul palcoscenico dell’elite romana e proprio per questo conferma della lucida capacità interpretativa del dittatore assassinato.

Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, pronipote di Cesare, era figlio di Azia Maggiore, figlia di Giulia Minore sorella di Cesare. Quando Cesare morì Ottaviano, ancora diciannovenne, scoprì di essere stato adottato dallo zio e ne ottenne i ¾ della sua eredità.

La determinazione e il successo con i quali onorò la stima che lo zio gli aveva attribuito sono, non solo, una conferma della straordinaria grandezza di Cesare ma anche la conferma che la sua morte, tragica e prematura, produsse eventi forse ancor maggiori di quelli che aveva prodotto la sua pur trionfante e luminosa vita ed è curioso che i luoghi che furono testimoni di questo fondamentale evento rimangano così poco conosciuti… almeno fino ad oggi!

Bruno Carboniero

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