Tito, l’imperatore amato dal popolo

Due anni, due mesi e 20 giorni è la durata dell’impero di Tito (Roma, 30 dicembre 39 – Aquae Cutiliae, 13 settembre 81), figlio ed erede di Vespasiano. Il suo impero, breve ma intenso, è stato caratterizzato da numerosi eventi ma, soprattutto, dai suoi molteplici atti di generosità e bontà tanto che, alla sua scomparsa, ogni cittadino pianse come se avesse avuto un lutto in famiglia. Questo è ciò che ci tramanda Svetonio nella sua De vitis Caesaribus ma, ovviamente, non mancano episodi che hanno messo il rampollo in cattiva luce perché si sa che luce e ombra fanno parte di ogni essere umano. Non esiste, in questo caso, un imperatore perfetto che abbia agito in maniera impeccabile ma possiamo dire, però, che Tito spesso abbia assunto un comportamento esemplare e meritando l’appellativo di amor et deliciae humani generis.

TitoCresciuto insieme a Britannico, rampollo dei Claudii, a Tito era stato predetto che sarebbe riuscito ad avere l’impero di suo padre. Svetonio dipinge un ritratto assolutamente positivo dicendo che il princeps era brillante negli studi, aveva propensione per il comando militare così come nell’imparare le arti. Fu molto amato dalle sue truppe tanto che, quando decise di lasciare Gerusalemme, volevano seguirlo ad ogni costo ma allo stesso tempo fu anche molto apprezzato dal popolo poiché organizzava spettacoli secondo il gusto dei cittadini. Era così magnanimo e indulgente da aprire le sue terme alla plebe e anche da invitare a pranzo e agli spettacoli due patrizi che cospirarono contro di lui per ottenere l’impero.

Nato a Roma il 30 dicembre 39, in una piccola casa nella zona meridionale del Palatino, venne cresciuto a corte insieme con Britannico, l’erede dell’imperatore Claudio, mentre il padre Vespasiano, per ordine dello stesso Claudio, svolgeva l’attività di generale nell’ambito dell’invasione romana della Britannia. I due strinsero un rapporto profondo, ma Britannico fu avvelenato e Tito, che sedeva a tavola con lui, ingerì anch’egli del veleno causandogli per molto tempo problemi di salute. A ricordo dell’amico d’infanzia, una volta divenuto imperatore, fece erigere due sue statue, una d’oro sul Palatino e una equestre in avorio, esibita durante le cerimonie ufficiali. Durante la sua adolescenza, Tito ricevette un’educazione militare affiancata a una letteraria, che lo rese abile sia nell’esercizio delle armi e nel cavalcare sia nella poesia e nell’arte oratoria, in greco e in latino.

 

La sua indole violenta si manifestò quando esercitò inumanamente la prefettura del pretorio poiché emise molte condanne basate principalmente sul sospetto; fu anche molto dissoluto a livello privato partecipando a molte orge e avendo un’inclinazione pronunciata verso la lussuria. Fu proprio nel periodo in cui ascese al potere che ebbe una nomea così pessima che tutti lo considerarono un secondo Nerone.

Vespasiano e Tito furono nominati consoli per l’anno 70 ed entrambi entrarono in carica mentre si trovavano a distanza da Roma, Vespasiano in Egitto e Tito in Giudea insieme con una parte scelta dell’esercito. Tito strinse d’assedio Gerusalemme, ultimo baluardo della rivolta ebraica. L’assedio si concluse con il saccheggio della città da parte delle truppe romane, la distruzione del Secondo Tempio e gran parte della popolazione uccisa o costretta a fuggire dalla città. La Prima guerra romano-giudaica si protrasse con alcuni strascichi fino al 73,  con l’assedio della roccaforte di Masada, ultimo rifugio dei ribelli dopo la caduta di Gerusalemme.

Denario di TitoMostrò le sue virtù durante eventi epocali che caratterizzarono il suo impero: inaugurazione dell’anfiteatro Flavio, eruzione del Vesuvio del 79 d. C, una violenta epidemia di peste e un esteso incendio a Roma. Fu proprio in queste occasioni che, come ci tramanda Svetonio, «non dimostrò soltanto una sollecitudine da principe ma un affetto da padre sia nel consolare con gli editti sia nel portare ogni aiuto che fosse in suo potere». Tito è stato quindi il simbolo di una politica che, a seguito di calamità naturali che hanno piegato il popolo, è stata al servizio dei cives per aiutarli nella ricostruzione delle città e nella guarigione dalle malattie ed è per questo che lo possiamo paragonare per contrasto ai governi odierni che, il più delle volte, non riescono ad essere vicini ai cittadini con azioni concrete.

Maria Stupia

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