Dai quattro imperatori alla dinastia Flavia

Dopo la morte di Nerone, l’impero piombò in una aspra guerra civile caratterizzata, nell’anno 69, con il cosiddetto “anno dei quattro imperatori” così chiamato in quanto durante questo breve lasso di tempo regnarono ben quattro principi: Galba, successore di Nerone in carica dal giugno 68 eletto in Hispania, Otone, entrato in carica a gennaio e acclamato dalla guardia pretoriana a Roma, Vitellio, imperatore da aprile eletto dalle legioni germaniche, e Vespasiano, acclamato dalle legioni orientali e danubiane, che ottenne la porpora a dicembre per tenerla saldamente per dieci anni.

gal005Servio Sulpicio Galba (Servius Sulpicius Galba; Terracina, 24 dicembre 3 a.C. – Roma, 15 gennaio 69), percorse l’intero cursus honorum fino al consolato e agli incarichi di governatore in Germania, Africa e nella Hispania Tarraconensis. Sostenne la rivolta di Giulio Vindice e alla morte di questi e di Nerone ascese al trono, primo a regnare durante l’Anno dei quattro imperatori.
Nel gennaio del 69 Galba, ormai delegittimato, venne ucciso dalla guardia pretoriana, dopo che le legioni del Reno si rifiutarono di giurargli fedeltà. Il 15 gennaio del 69 fu deposto e assassinato dai pretoriani che elevarono Otone.

otoneMarco Salvio Otone (Ferento, 28 aprile 32 – Brescello, 16 aprile 69) concesse subito molti privilegi ai propri soldati, spesso sotto corruzione; si trovò subito di fronte a due problemi difficili: prima all’ostilità latente del Senato, che rimpiangeva Galba, e poi alla rivolta delle legioni della Germania Inferiore comandate da Aulo Vitellio, che era stato acclamato dalle sue truppe imperatore. Ogni tentativo di sviluppo della politica di Otone, fu messo alla prova dalla notizia che raggiunse Roma subito dopo la sua ascesa al trono. L’esercito in Germania aveva acclamato imperatore Aulo Vitellio, a capo delle legioni del basso Reno, il quale già stava puntando verso l’Italia. Otone fu definitivamente sconfitto nella prima battaglia di Betriacum, nei pressi di Cremona. Ormai vistosi perduto, il 16 aprile del 69, si trafisse il cuore con una spada, suicidandosi.

vitellio_nAulo Vitellio Germanico (Nuceria Alfaterna, 24 settembre 15 – Roma, 22 dicembre 69) non fu mai pienamente accettato come imperatore dal popolo, anche se a Roma il senato gli attribuì gli onori imperiali. La sua entrata nella penisola italiana vide l’apporto di truppe mal gestite e poco disciplinate, contribuendo a rivolte e massacri, spettacoli di gladiatori e fasti stravaganti. Alla notizia che gli eserciti danubiani di Pannonia e Mesia, avevano acclamato Vespasiano, Vitellio, abbandonato da molti dei suoi sostenitori, avrebbe voluto rinunciare al titolo di imperatore. Ma fu esortato a continuare la lotta e cosi, con un colpo di coda respinse gli attacchi del rivale. Gli uomini di Vespasiano, però, erano già in città e un certo Giulio Placido, tribuno di una coorte, lo scovò e lo condusse nel Foro romano, dove fu trucidato ed esposto al pubblico ludibrio.

Vespasiano (69 – 79)

474px-vespasianus01_pushkin_editIl 21 dicembre del 69, dopo l’uccisione di Vitellio, si avviava di fatto la dinastia Flavia, con il Senato che proclamava Titus Flavius Vespasianus (Cittareale, 17 novembre 9 – Cotilia, 23 giugno 79) imperatore e console con il figlio Tito, mentre il secondogenito Domiziano veniva eletto pretore con potere consolare. Fu il quarto a salire al trono nel 69 (l’anno dei quattro imperatori) ponendo fine a un periodo d’instabilità seguito alla morte di Nerone.
Oltre a grandi onori militari, fu un imperatore attento alle finanze pubbliche, che all’epoca erano instabili. E’ probabile che la sua sia stata una illuminata economia a causa dell’immensa povertà in cui versava sia il fiscus sia l’aerarium. Le sue riforme riguardarono l’aspetto finanziario, militare ma soprattutto giudiziario, ove sveltì la macchina legislativa. Governò per 10 anni, donando alla città straordinarie opere pubbliche, come l’anfiteatro Flavio, da lui iniziato e completato dal figlio Tito, e l’elegante Foro della pace. Vespasiano fu generoso verso senatori e cavalieri impoveriti e favorì poeti e artigiani. Con Vespasiano, venne ripristinata l’antica disciplina militare, ma soprattutto si preoccupò di evitare che l’eccessivo lealismo/devozione delle legioni ai propri comandanti potesse generare una nuova guerra civile. La caduta di Nerone era seguita da una lotta che aveva, non solo portato distruzione nella penisola italica e dissanguato le casse dello stato, ma aveva coinvolto numerosi eserciti (da quello renano, a quello danubiano ed orientale). Morì il 23 giugno del 79, all’età di sessantanove anni, un mese e sei giorni. Scelse come luogo di addio la sua villa presso le terme di Cotilia, nell’attuale provincia di Rieti, dove ogni anno era solito trascorrere l’estate. Il figlio Tito lo divinizzerà in seguito.

Tito (79 – 81)

titusTitus Flavius Vespasianus (Roma, 30 dicembre 39 – Aquae Cutiliae, 13 settembre 81) succedette al padre Vespasiano nel 79, rispolverando di fatto, anche se per breve tempo, il ritorno al regime dinastico nella successione del potere imperiale. Svetonio scrisse come all’epoca molti temevano che il nuovo imperatore si sarebbe comportato come il peggior Nerone, a causa delle numerose chiacchiere che facevano sul suo conto. In realtà, egli fu un valido e stimato imperatore, amato dal popolo, che fu pronto a riconoscere le sue virtù. Fermò categoricamente i processi per tradimento, punendo i delatores, e organizzò straordinari giochi gladiatòri, non gravando sulle casse dei cittadini. Nel 80 Tito fece completare la costruzione dell’Anfiteatro Flavio, iniziato dal padre Vespasiano e fece costruire delle terme, a lui dedicate, nel luogo dove anni prima si trovava la Domus Aurea. Prima di diventare imperatore, si distinse militarmente per la repressione della ribellione in Giudea del 70, durante la quale venne distrutto il secondo tempio di Gerusalemme. Durante il suo regno, nel 79, avvenne la tristemente nota distruzione di Pompei ed Ercolano, oltre ad altre piccole località intorno al golfo di Napoli, dovuta alla spaventosa eruzione del Vesuvio. Tito si mostrò molto generoso, contribuendo con le proprie ricchezze a riparare i danni e ad alleviare le sofferenze della popolazione. Morì nel 81 ad Aquae Cutiliae, nei pressi di Rieti, a causa della malaria, dopo appena due anni di principato.

Domiziano (81 – 96)

Domiziano2Alla scomparsa di Tito, salì al potere il fratello minore Titus Flavius Domitianus (Roma, 24 ottobre 51 – Roma, 18 settembre 96) che fu un buon amministratore e che cercò, soprattutto all’inizio, di migliorare le condizioni dei sudditi. Inoltre abbellì Roma con una serie di ambiziosi lavori pubblici. A differenza del padre e del fratello, non mise mai la questione militare al centro, bensì tenne una politica mirata alla difesa dei confini imperiali. Si scontrò spesso con il Senato aristocratico, mettendo in risalto i problemi di un governo diviso tra il potere dell’imperatore e quello senatoriale. Domiziano si proclamò “Dominus et Deus” (signore e dio) e negli ultimi anni di principato, instaurò un regime di terrore. Nell’autunno dell’anno 88, il governatore legato Lucio Antonio Saturnino, col sostegno di alcuni membri del Senato, sollevò una ribellione con tentativo di usurpazione contro Domiziano.
La ribellione fu soffocata nel gennaio dell’anno 89 ma portò Domiziano ad essere sempre piu sospettoso e tirannico, accentuando la repressione e instaurando un regime di terrore a cui, il Senato, pose fine con una congiura assassinando Domiziano nel 96. Il senato decretò la damnatio memoriae di Domiziano, ordinando la distruzione delle sue statue e la cancellazione del suo nome da ogni iscrizione. Furono richiamati gli esiliati, riabilitate le vittime, puniti i delatori e proibiti i processi di lesa maestà. A lui, si devono alcune opere architettoniche di notevole impatto, come il Palazzo sul Palatino, l’Odeon e soprattutto lo Stadio, dove oggi sorge Piazza Navona.

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