15 maggio – Mercuralia

Appena terminati i Lemuria, si teneva la festa in onore di Mercurio: messaggero degli dei, nume tutelare delle attività sportive, delle strade, dei commerci, dei giocatori d’azzardo e dei ladri, riconosciuto nel mito come l’inventore dei sacrifici. L’inno omerico in onore del suo corrispettivo greco, Ermes, lo descrive come un dio “astuto, ingannatore, ladro, guida di buoi, padrone dei sogni, spia notturna, custode di porte, presto famoso fra gl’immortali”.

Questa divinità possedeva inoltre il ruolo di Psicopompo (colui che guida le anime dei morti) che permetteva agli spiriti di trovare il giusto passaggio verso l’Oltretomba. Era quindi legato al mondo degli Inferi che poteva frequentare a proprio piacimento. Nell’Odissea viene raccontato di come Ermes guidi i Proci, i pretendenti di Penelope e del trono di Itaca, dopo che Odisseo li aveva uccisi; e dal coro nella tragedia di Eschilo, “I Persiani”, egli viene invocato per riportare alla luce il fantasma di Dario. Nella mitologia, è Ermes a condurre Persefone, moglie di Ade, nel mondo mortale, quando viene deciso che la dea avrebbe passato sei mesi col marito negli Inferi e la restante parte dell’anno con la madre Demetra. La festività dei Mercuralia in suo onore era probabilmente la chiusura di un periodo dedicato ai riti finalizzati all’allontanamento delle anime perdute e vaganti.

L’iconografia del dio Mercurio/Ermes, cambiò nel corso dei secoli. All’inizio, la sua figura era quella di un uomo anziano, barbuto e con un grosso fallo. Dal VI secolo a.C. cominciò a essere raffigurato come un giovane vigoroso, spesso vestito con una tunica semplice, da viandante. I suoi attributi principali sono: un copricapo (il petaso, tipico dei viandanti) alato, un bastone orientale con dei serpenti attorcigliati chiamato “caduceo” e i sandali (talari) alati. Spesso veniva raffigurato soltanto con dei simboli, come il caduceo, o una borsa, o un gallo o una tartaruga. Questi ultimi erano anche due dei suoi animali sacri, il primo era connesso col ruolo di messaggero del dio, perché il suo canto annuncia il nuovo giorno, il secondo era legato al racconto dell’invenzione della lira, che la giovane divinità avrebbe creato con un guscio di tartaruga. Un altro animale sacro a Mercurio era l’ariete, simbolo di fertilità. Inoltre, il dio veniva rappresentato anche nell’atto di parlare, con un braccio alzato nella gesticolazione, come divinità dell’arte oratoria.

La dedica del tempio, sorto alle pendici dell’Aventino nei pressi di Porta Capena (di fronte al Circo Massimo), proprio il giorno delle Idi di Maggio del 495 a.C. fece divenire la data sacra al dio. Connesso strettamente al mondo mercantile, la data finì con l’essere considerata la festa dei mercanti: i commerci venivano purificati, come tutto il resto, nel mese che precede i raccolti ed era dedicato in modo particolare ai riti lustrali.

Mercuralia
Statua di Ermes/Mercurio, Museo Nazionale Romano di Palazzo
Massimo, Roma (foto A. Patti)

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • G. Bejor, M. Castoldi, C. Lambrugo, Arte greca. Dal decimo al primo secolo a.C.
    (Collana Manuali), Mondadori, Milano 2008
  • Eschilo, I Persiani, vv 628-630
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015
  • Giovanni Lido, Liber de mensibus, IV;
  • Ambrodio Teodosio Macrobio, Saturnalia, I, 12;
  • Omero, Inno a Hermes;
  • Omero, Odissea, libro XXIV, vv. 1-20;
  • P. Ovidio Nasone, Fasti, libro IV
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