21 dicembre – Divalia/Angeronalia

I Divalia erano i rituali relativi al culto della dea Angerona, invocata dai pontefici, che sacrificavano in suo onore, il 21 Dicembre. Il sacrificio avveniva, secondo Macrobio presso il tempio di Volupia (dea del piacere) situato vicino la Porta Romanula all’ingresso della valle del Velabro, secondo Varrone nella curia Acculeia collocata forse nei pressi del tempio sopracitato. La valle del Velabro era la piana dove fu costruito il Foro Romano, mentre la Porta Romanula si trovava all’angolo nordoccidentale del Palatino.

È probabile che nel sacellum volupiae soprascritto si trovasse una statua della dea Angerona, rappresentata da una donna con la bocca imbavagliata e il dito indice sulle proprie labbra.

Sulle prerogative della dea Angerona, in realtà, c’è discordanza persino tra le fonti antiche. Questo nume veniva spesso confuso con Ops, dea della fertilità e dell’abbondanza, e Muta, dea del silenzio. Le veniva riconosciuto il potere taumaturgico di guarire dalle malattie e di far sparire il dolore che esse portano, facendo derivare il suo nome dal termine angor (“tormento”). Il piacere indotto dal cessare di una malattia potrebbe spiegare la relazione tra Angerona e Volupia, venerate nello stesso edificio templare o in due sacelli vicini.

Un’altra ipotesi indica l’origine del nome nel verbo angere (“sollevare) in riferimento al solstizio d’inverno e alle giornate che ricominciano ad allungarsi per effetto del “rialzarsi” del sole sull’orizzonte.

Infine, una terza ipotesi è relativa all’iconografia della dea, ritratta come una donna dalla bocca cucita e con un dito davanti le labbra, a chiedere silenzio o a sottintendere un segreto. Tramite quest’ultima interpretazione la dea veniva messa in relazione al nome segreto di Roma e a quello della sua divinità protettrice, sui quali vi era il più stretto riserbo. Giacché si doveva evitare che i nemici dei Romani potessero invocare la divinità per usarla per i propri fini, danneggiando la città.

Nello stesso giorno si sacrificavano a Ercole e Cerere una scrofa gravida e vino melato.

Statua della dea Angerona a Vienna, di Johann Christian Wilhelm Beyer (1725-1796)

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 54;
  • Ambrogio Teodosio Macrobio, Saturnalia, I, 10, 7-11;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, vol. III, 5, 65;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro VI, 23.
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