24 giugno – Dies Fortis Fortunae

A Fors Fortuna era dedicato il 24 Giugno con un’allegra festa celebrata da tutti i Romani, e in special modo dai plebei e dagli schiavi. Cicerone cita una festa gioiosa chiamata Tiberina descensio, probabilmente un altro nome di quella di Fors Fortuna.

I festeggiamenti si svolgevano probabilmente in un santuario dedicato alla dea, collocato al primo miglio della Via Portuense, a Trastevere, che le persone raggiungevano a piedi o in barca, effettuando una sorta di pellegrinaggio. Lì si tenevano banchetti e giochi nautici tra barche inghirlandate, dopodiché, la gente ancora ubriaca ritornava a Roma.

La tradizione riporta che la festa fu istituita dal sesto re di Roma, Servio Tullio, il cui nome ricorda la condizione servile della nascita, e di cui era nota la devozione per la dea Fortuna, giacché secondo la leggenda egli era stato amato dalla dea. Forse la dea veniva ringraziata per la protezione concessa dai mutamenti delle stagioni, o invocata per garantire l’abbondanza dei raccolti, insieme ad altre divinità come Cerere, Anna Perenna e Pale (come avviene in una delle Satire Menippee di Varrone, ricordata da Aulo Gellio).

A Roma, vicino al tempio di Mater Matuta al Foro Boario e costruito per volere dello stesso re (Servio Tullio), si trovava il tempo di Fortuna. All’interno v’era la statua di legno dorato raffigurante la dea, con indosso due toghe che alle donne romane era vietato toccare. Tuttavia, Festo riporta che la statua raffigurasse Pudicizia.

Il termine fors (“caso”) sottolinea l’evento fortuito e casuale nel quale interviene proprio la Fortuna. Le immagini della dea ne mostrano un’iconografia stabile. È una figura femminile, a volte ritratta seduta, tra le mani tiene i suoi tipici attributi: un globo simbolo dell’instabilità della sorte, e la cornucopia emblema di abbondanza. Spesso la sua figura veniva accompagnata da una ruota, l’ennesimo indizio della casualità della sorte. In un passo di Tito Livio si riscontra che la sua iconografia poteva comprendere anche una corona sormontata da un signum.

Statua di Fortuna, copia romana in marmo da un originale greco del IV secolo a.C.. Braccio Nuovo, Museo Chiaramonti, Musei Vaticani

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Aulo Gellio, Noctes Atticae, libro XIII, 23, 4;
  • Marco Tullio Cicerone, De Finibus, V, 70;
  • Marco Tullio Cicerone, De Legibus, II, 28;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 242;
  • P. Ovidio Nasone, Fasti, libro VI;
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro XXVII, 11;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro VI, 3.
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