L’impero alla fine del V secolo

Dopo la deposizione di Romolo Augustolo nel 476, l’intero territorio dell’impero romano d’Occidente era governato da re autonomi. L’Africa nordoccidentale era posseduta dai Vandali, che avevano stabilito la loro capitale nella più grande città della provincia, Cartagine. La Spagna era occupata in gran parte dai Goti. La Gallia di Sud-ovest era anch’essa in mano ai Goti, il cui regno si estendeva da una parte e dall’altra dei Pirenei; la Gallia di Sud-est era occupata dai Burgundi, stanziati nella valle del Rodano, che va dalle Alpi fino al mare. Nella Gallia del Centro-nord regnava un generale romano che si era incoronato re, Siagrio; ancora più a nord, fino alla bassa valle del Reno, comandavano diversi re franchi; nell’alta valle del Reno, fra le attuali Germania e Svizzera, erano stanziati gli Alamanni.

Caduta impero

Odoacre, infine, governava l’Italia, forte del suo titolo di rex gentium – capo, cioè, dei popoli barbarici che formavano l’esercito romano nella penisola – e dell’appoggio del senato romano.
A Costantinopoli, l’imperatore d’Oriente era rimasto l’unico imperatore romano. Non era rassegnato alla perdita dell’Occidente, ma non aveva i mezzi per riconquistarlo, perciò doveva negoziare con i re barbari e cercare almeno di convincerli a riconoscere la sua supremazia. L’imperatore
Zenone (474-491) strinse un accordo con il re dei Vandali Genserico: si trattava di normalizzare i rapporti con l’unico regno barbarico che era nato da una vera e propria invasione (e non da un trattato più o meno estorto al governo imperiale) e che perciò mancava fino a quel momento di una legittimità formale. L’accordo ebbe successo e mise fine, in Africa, alla persecuzione dei cristiani cattolici da parte dei Vandali, cristiani ariani. In Italia Zenone dovette accettare l’usurpazione di Odoacre, che aveva il consenso dell’aristocrazia romana, e per qualche anno il generale governò l’Italia con l’approvazione, almeno apparente, dell’imperatore.
Nell’impero d’
Oriente erano ancora insediati grossi nuclei di Goti, che oggi chiamiamo Ostrogoti, o ‘Goti dell’Est’, per distinguerli dai Goti stanziati in Gallia e in Spagna (che chiamiamo Visigoti, cioè ‘Goti dell’Ovest’). Zenone cercò di ottenere la fedeltà degli Ostrogoti pagando loro grosse somme e conferendo gradi militari e incarichi politici ai loro capi: il più importante, Teodorico, nel 484 fu addirittura nominato console, la carica più illustre dell’impero romano. La presenza degli Ostrogoti era però fonte di continui disordini e Zenone trovò il modo di sbarazzarsi di loro: si accordò con Teodorico perché si trasferisse in Italia con tutto il suo popolo, abbattendo con la forza Odoacre. Gli Ostrogoti invasero quindi l’Italia per incarico del governo imperiale; dopo una lunga guerra, durata dal 489 al 493, Odoacre venne sconfitto e ucciso, e l’aristocrazia romana, che l’aveva sostenuto, si affrettò a passare dalla parte di Teodorico.

I Goti in Italia
Nasceva così un nuovo regno romano-barbarico, il regno gotico d’Italia. Teodorico, che governò l’Italia dal 493 al 526, è uno dei più famosi sovrani dell’alto Medioevo (così chiamiamo, per convenzione, i secoli che vanno dal IV al X). Il re regnava sia sui Goti, sia sui Romani, e in realtà si comportava come un imperatore: si era insediato nella capitale imperiale, Ravenna, e i senatori lo acclamavano col titolo di Augusto. Teodorico però non volle assumere il titolo imperiale, e regnò, formalmente, a nome dell’imperatore d’Oriente. Almeno all’inizio la convivenza fra Goti e Romani fu pacifica, anche se gli invasori erano cristiani ariani e la popolazione italica era invece cristiana cattolica.
Teodorico ordinò che tutti seguissero le leggi romane e mantenne intatta l’amministrazione romana, grazie anche al suo grande e geniale ministro, il romano Cassiodoro. Fra i due popoli i matrimoni erano vietati e ciascuno svolgeva una funzione diversa: i Romani gestivano l’amministrazione e l’economia e pagavano le tasse, i Goti, esenti da imposte, formavano l’esercito. Fu però proprio la differenza di religione a creare problemi nel regno, verso la fine della vita di Teodorico. Il re, ariano come tutto il suo popolo, non aveva mai perseguitato i cattolici; fu l’imperatore d’Oriente, il cattolico
Giustino (518-527) – un duro militare di carriera, poco colto e dai metodi brutali – a cominciare le ostilità. L’arianesimo, condannato nel concilio di Nicea del 325, era ancora largamente praticato nell’impero d’Oriente; ma nel 524 Giustino lo mise fuori legge e ordinò l’abolizione della Chiesa ariana. Gli abitanti romani dell’Italia, che fino allora non avevano avuto nessun problema a essere fedeli al tempo stesso al re Teodorico e al lontano imperatore, dovettero scegliere da che parte stare.

Teodorico, preoccupato, cominciò a sospettare i Romani di infedeltà. Per suo ordine il papa Giovanni I andò a Costantinopoli, per chiedere all’imperatore di revocare le sanzioni contro gli ariani; il papa tornò senza esserci riuscito, e Teodorico lo fece chiudere in carcere, dove morì. Diversi senatori vennero accusati di complottare contro il re, e Teodorico li fece giudicare e condannare a morte dallo stesso senato; fra gli altri venne giustiziato anche un potentissimo uomo politico e collaboratore del re, Severino Boezio, che era anche il più grande filosofo latino dell’epoca. Queste condanne fecero grande impressione e rovinarono l’immagine di Teodorico, che fino ad allora era stato esaltato dai Romani come un grandissimo sovrano. Ma il re morì subito dopo, nel 526, e fu sepolto nel mausoleo che s’era fatto costruire a Ravenna; sotto i suoi successori le persecuzioni cessarono, riportando la pace fra Goti e Romani.

I Franchi in Gallia
In Gallia del Nord, intanto, stava nascendo il più forte di tutti i regni romano-barbarici, guidato dal grande contemporaneo di Teodorico, il re franco Clodoveo (481-511). Fino a quel momento i Franchi erano divisi in gruppi governati da re rivali fra loro; Clodoveo fu il primo a unificare tutto il popolo franco sotto un solo re. Nel 486 sconfisse Siagrio, abbatté l’unico governo di origine romana ancora esistente in Gallia ed estese il proprio potere fino alla Loira, il grande fiume che divide il Nord dal Sud della Francia. Nel 496 Clodoveo sconfisse gli Alamanni alla battaglia di Tolbiac e sottomise quel popolo all’egemonia franca. Si tratta di una vittoria importantissima, perché a partire da allora il regno franco fu l’unico a governare sia territori appartenuti all’impero romano e quindi abitati da una popolazione romana, sia territori mai controllati da Roma e abitati da popoli germanici: i Franchi sono così all’origine delle due nazioni più potenti dell’Europa continentale, la Francia e la Germania.

Nel 507 Clodoveo sconfisse anche i Visigoti, alla battaglia di Vouillé, e conquistò quasi tutto il loro territorio a nord dei Pirenei. Il re franco governava ormai tutta la Gallia, a eccezione di una ristretta zona del Sud rimasta ai Visigoti, e del regno burgundo nella valle del Rodano, che però era troppo debole per fargli concorrenza. Clodoveo rafforzò il suo potere stringendo alleanza con il re ostrogoto Teodorico, il quale sposò sua sorella, e dichiarò la sua amicizia all’imperatore d’Oriente, Anastasio (491-518), che lo ricompensò con la nomina a console. Ma l’atto forse più carico di conseguenze del regno di Clodoveo fu la sua conversione al cristianesimo, nella versione cattolica. I Franchi fino a quel momento erano l’unico fra tutti i popoli entrati nell’impero romano a essere rimasti fedeli ai loro antichi dèi. Goti, Vandali, Burgundi erano cristiani; ma questo non li aveva aiutati molto nel rapporto con la popolazione romana, perché il loro cristianesimo, appreso in Oriente, era nella forma ariana, mentre i Romani d’Occidente erano cattolici. Clodoveo si lasciò convertire al cristianesimo dai vescovi cattolici della Gallia, e impose la nuova religione a tutto il suo popolo.
A partire da allora i Franchi ebbero un rapporto di speciale amicizia con i vescovi del loro regno e anche con la Chiesa di Roma, e questo contribuì molto a fare della Gallia franca il più solido e potente dei regni romano-barbarici. C’era però una debolezza: i Franchi non concepivano la primogenitura, e pensavano che tutti i figli di un re dovessero ereditare un pezzo del suo regno. Perciò alla morte di Clodoveo la Gallia tornò a dividersi, in ben quattro regni separati. Sotto i discendenti di Clodoveo, che formano la cosiddetta
dinastia merovingia e che rimarranno al potere fino al 751, la potenza dei Franchi sarà quasi sempre frenata dalla divisione del paese in vari regni.

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