Il Mitreo del Circo Massimo

Durante i lavori di adattamento effettuati negli anni ’30 all’interno dell’ex Pastificio Pantanella presso via dei Cerchi, venne alla luce un edificio antico sepolto sotto metri di terreno. Si trattava del Mitreo dell’Ara Massima di Ercole, chiamato più comunemente Mitreo del Circo Massimo.

Il Mitreo del Circo Massimo si trova all’interno della zona del Foro Boario. La presenza di un luogo di culto dedicato al dio Mitra in un’area utilizzata prevalentemente per le attività commerciali potrebbe apparire incongruente ad un primo sguardo. In realtà all’interno del fiorente emporio erano presenti sia mercanti Romani che stranieri, sopratutto greci. Ciò favorì lo sviluppo di intensi rapporti “internazionali” e di veri e propri scambi culturali tra etnie diverse e pone l’accento, inoltre, sulla funzione aggregativa di questo culto misterico. Per i mercanti che viaggiavano infatti doveva sicuramente  rappresentare un punto di riferimento fisico ed un legame spirituale che andava al di là degli affetti mortali.

L’edificio, dopo la sua edificazione, venne nel corso dei secoli modificato più volte, assumendo forme e funzioni differenti. Per semplificazione si possono individuare tre grandi fasi:

PRIMA FASE EDILIZIA: Metà del I secolo d.C.
Ricostruzione della fase della struttura relativa alla metà del I sec. d.C., disegno Diego Ronchi (Tavolieri C. e Ciafardoni P., Bollettino di Archeologia on line, I 2010, p.51).
Ricostruzione della fase della struttura relativa alla metà del I sec. d.C., disegno Diego Ronchi (Tavolieri C. e Ciafardoni P., Bollettino di Archeologia on line, I 2010, p.51).

La prima fase edilizia, risalente probabilmente alla metà del I secolo d.C., vede la realizzazione di quattro ambienti paralleli divisi da spessi muri in laterizio e tagliati longitudinalmente da un corridoio che, separando gli ambienti in modo ineguale, collegava l’ingresso principale a Sud-Ovest con quello posto lungo il lato Nord-Est.

È verosimile ipotizzare che in un primo momento gli ambienti fossero coperti da capriate lignee e che solo in un secondo momento siano state realizzate delle volte. La funzione di questo edificio è molto discussa, ma le due ipotesi più accreditate sono rivolte ad un sistema di horrea legato al Foro Boario, cioè dei magazzini per le derrate alimentari, o alla funzione di stabula, ovvero delle stalle connesse al Foro o allo stesso Circo Massimo.

 

SECONDA FASE EDILIZIA: Fine del I secolo d.C.
Ricostruzione della fase della struttura relativa alla fine del I sec. d.C., disegno Diego Ronchi (Tavolieri C. e Ciafardoni P., Bollettino di Archeologia on line, I 2010, p.52)
Ricostruzione della fase della struttura relativa alla fine del I sec. d.C., disegno Diego Ronchi (Tavolieri C. e Ciafardoni P., Bollettino di Archeologia on line, I 2010, p.52)

Durante la fine del I secolo d.C. l’edificio venne completamente stravolto sia nella sua forma che nella funzione: i setti murari a Sud-Est vennero tagliati ed affiancati da altri 4 setti molto robusti che avevano funzione di sostegno per le volte del secondo piano.

Venne inoltre costruita sul lato Est una grande scalinata che conduceva al piano superiore, dove era posta una terrazza prospiciente il Circo Massimo.

Con grande probabilità l’edificio era funzionale al Circo stesso e veniva usato come magazzino per gli attrezzi di scena utilizzati durante gli spettacoli.

 

TERZA FASE EDILIZIA: Fine III-inizio IV d.C.
Ricostruzione della fase della struttura relativa al III-IV sec. d.C., disegno Diego Ronchi (Tavolieri C. e Ciafardoni P., Bollettino di Archeologia on line, I 2010, p. 54)
Ricostruzione della fase della struttura relativa al III-IV sec. d.C., disegno Diego Ronchi (Tavolieri C. e Ciafardoni P., Bollettino di Archeologia on line, I 2010, p. 54)

Tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. all’interno dell’edificio preesistente si installò il Mitreo. Gli interventi strutturali durante questo periodo furono molto limitati, mentre massivi furono quelli rivolti alla decorazione e alle finiture di pregio. Le murature, le nicchie delle edicole, i podi e ampie parti della pavimentazione vennero rivestite con preziosi marmi di reimpiego, ancora oggi visibili all’interno dell’edificio.

L’accesso al Mitreo doveva probabilmente avvenire dal lato ad est, che affacciava sui carceres del Circo Massimo, attraverso un ambiente che ancora oggi è pavimentato (S); l’ingresso non diretto, ma laterale rispetto alla sala principale del Mitreo, serviva a celare alla vista dei passanti i rituali che si svolgevano all’interno del santuario; percorrendo un lungo corridoio (D) si giungeva ad un vano che fungeva da vestibolo (C) dal quale cominciava il vero e proprio santuario, dove si riunivano i devoti per celebrare i loro riti; questo era composto da una serie di ambienti successivi comunicanti tra loro ed era pavimentato nel primo tratto con grandi mattoni quadrati bipedali (lunghi cioè due piedi romani, circa 60 cm). Sulla destra un ingresso con architrave marmoreo ed un gradino immetteva in una stanza (E) che presenta ancora oggi una nicchia rivestita di marmi sulla parete destra e che, restando piuttosto isolata, è stata interpretata come apparitorium, una specie di sagrestia.

Pianta del Mitreo e delle costruzioni preesistenti (Pietrangeli C., Il Mitreo del Palazzo dei Musei di Roma, Bull. Com., LXVIII, 1941-XIX, p. 148).
Pianta del Mitreo e delle costruzioni preesistenti (Pietrangeli C., Il Mitreo del Palazzo dei Musei di Roma, Bull. Com., LXVIII, 1941-XIX, p. 148).

Nello spessore dei muri al di sotto dell’architrave della porta che separava il vestibolo (C) dagli ambienti successivi, erano poste due nicchie che dovevano essere inquadrate da edicole con colonnine poggianti su mensole ancora oggi esistenti. Le basi marmoree all’interno delle nicchie probabilmente sostenevano piccole statue di Cautes e Cautopates i due portatori di fiaccola (dadofori), l’una alzata e l’altra abbassata a simboleggiare il giorno e la notte.

Della coppia di vani seguenti (G-H) quello di destra conserva un podio intonacato con una risega rivestita di marmo cui si accedeva con tre gradini sulla sinistra; una simile struttura non è stata invece costruita nel vano opposto per la ristrettezza dello spazio. Il pavimento era realizzato in lastre di marmi di spoglio sia bianchi che colorati. Anche all’interno dell’arco di accesso alla zona che segue furono ricavate due nicchie intonacate con edicola; nella base di quella di destra fu inserito un recipiente di terracotta, profondo quasi mezzo metro, che presumibilmente doveva contenere l’acqua lustrale, mentre al centro del pavimento al di sotto dell’arco fu posizionata una grande anfora profonda più di 60 cm. Oltrpassato l’arco si arrivava nell’ultima stanza del mitreo (L-M), la più sacra, fiancheggiata da due podi dove i fedeli si sistemavano per partecipare alle funzioni e al banchetto rituale; al centro del pavimento un grande tondo di alabastro inserito in un quadrato di cipollino era posto a simboleggiare il cerchio solare. Il podio di sinistra, cui si accedeva per mezzo di quattro gradini, presenta ancora oggi una risega rivestita di marmo mentre quello di destra, che in origine doveva essere analogo, fu rialzato in un secondo momento quando nel mezzo venne realizzato un incavo poligonale rivestito di marmi, probabilmente affinchè fungesse da mensa. In fondo all’ambiente M è stato posizionato un grande rilievo, rinvenuto fuori posto e del quale non si conosce la collocazione originaria, che rappresenta l’episodio più rilevante della storia di Mitra e cioè l’uccisione del toro tramite la quale ha origine la vita: la tauroctonia.

Tauroctonia del Mitreo del Circo Massimo, stato attuale
Tauroctonia del Mitreo del Circo Massimo, stato attuale. Ph M. Baraboglia

La scena della tauroctonia sembra avere lo schema dell’iconografia tradizionale: ai lati del rilievo i due dadofori Cautes e Cautopates, il primo con la fiaccola rivolta verso l’alto e il secondo con la fiaccola verso il basso, il dio vestito del tipico abbigliamento, al centro della scena, ha il volto “piegato di fianco, incorniciato da riccioli, ha un aspetto molto giovanile: gli occhi fissi lontano danno ad esso un’aria di sognante astrazione. Il dio indossa una tunica a maniche, serrata alla cinta, e un paio di brache che coprono anche i piedi; sulle spalle ha gettata la clamide; sul capo porta il berretto frigio ornato d’una stella. L’aria tagliata nella corsa lo investe e ne solleva gli indumenti. Mitra è saltato in groppa al toro e” ¹ con la gamba sinistra piegata lo tiene fermo, mentre con la destra ne blocca le zampe; con la mano sinistra trattiene l’animale dalle le narici e con la destra gli inferte il colpo mortale. Dalla coda del toro nasce intanto una spiga (il cui simbolismo rimanda alla fecondità e alla vita dell’universo); un cane ed un serpente lambiscono il sangue che sgorga dalla ferita ed uno scorpione lo attacca ai genitali. Sulla sinistra, in dimensioni ridotte, è rappresentato il momento in cui Mitra trasporta il toro nella grotta ed in alto, ai due angoli opposti, sono  scolpiti i medaglioni con il Sole, a sinistra, e la Luna, a destra; il corvo, posizionato ovviamente vicino al Sole sembra indicare a Mithra i passi da compiere. “Il fondo della scena è tutto ineguale, ma liscio, tranne che nell’angolo sinistro, ove è scolpita la roccia della mistica montagna in cui s’apre in basso l’imboccatura della grotta. Avanti a questa è rappresentata una piccola figura simile in tutto ai dadofori (e quindi a Mitra), ma d’aspetto ancor più giovanile, che porta sulle spalle un toro trascinandolo per le zampe anteriori. Sul terreno sotto di esso guizza un piccolo serpe. La roccia, scolpita a bozze e a fori, s’inalza compatta per un tratto, poi forma una risega dalla quale emerge una sorta di vetta. Sopra l’imboccatura della grotta da un foro s’affaccia una lucertola” ¹ .

Ingresso al Mitreo nello stato attuale. Ph. G. Longobardi
Ingresso al Mitreo nello stato attuale. Ph. G. Longobardi

La grotta, in secondo piano, indica la volta celeste su cui troviamo le stelle del firmamento. Due colonne scanalate ai margini del rilievo delimitano la scena: quella di sinistra, nella giusta “prospettiva”, composta dalla successione di base attica, fusto e capitello corinzio ad un solo ordine di foglie, quella di destra invece capovolta in connessione con la fiaccola abbassata del dadoforo dalla stessa parte (Cautopates). Nella parte superiore del rilievo è posta un’icrizione che recita: “DEO SOLI INVICTO MITHRAE TI(BERIUS) CL(AUDIUS) HERMES OB VOTUM DEI TYPUM D(ONO) D(AT) «Al dio Sole invitto Mithra, Tiberio Claudio Hermes in seguito ad un voto dà in dono». Per le sue dimensioni (87 cm di altezza e 164 di lunghezza) il rilievo è uno dei più importanti che si conoscano e doveva essere collocato su di una parete, tramite perni e grappe.

Il Mitreo oggi è contaminato dalla presenza di plinti di sostegno, muri di fondazione e dal primo solaio dell’edificio soprastante (ex Pastificio Pantanella). L’ingresso attuale avviene dall’ingresso principale dei Laboratori di Scenografia del Teatro dell’Opera; tramite una rampa di scale si scende al livello seminterrato. Una piccola porta permette l’ingresso ad una seconda scala costruita sopra i resti archeologici, che ripidamente scende a circa 8,5 metri sotto il livello stradale e si immette nell’ambiente A-B. I muri che circondano e chiudono i resti archeologici, sono rivestiti di mattoni rossi  fino ad un livello di 5 metri circa; una fioca luce permette di vedere quello che rimane del  Mitreo.

¹ Colini A.M., Rilievo mitraico di un santuario scoperto presso il Circo Massimo, Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma e Bullettino dell’Impero Romano, a cura del Governatorato di Roma, anno LIX, 1932-X, p.126-127

Vista dalla scala di ingresso al Mitreo nello stato attuale. Ph. G. Longobardi
Vista dalla scala di ingresso al Mitreo nello stato attuale. Ph. G. Longobardi
Vista dalla scala di ingresso nello stato attuale (si nota il plinto di fondazione). Ph. G. Longobardi
Vista dalla scala di ingresso nello stato attuale (si nota il plinto di fondazione). Ph. G. Longobardi
Lato ovest del Mitreo nello stato attuale. Ph. G. Longobardi
Lato ovest del Mitreo nello stato attuale. Ph. G. Longobardi

 

 

 

 

 

 

 

 

Flavia Feroce
Dottoressa in Architettura


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