Entrare oggi in un supermercato è un’esperienza molto diversa rispetto a qualche anno fa. Tra gli scaffali non ci sono solo carrelli e liste della spesa, ma anche smartphone puntati sui prodotti. Sempre più persone scansionano codici a barre prima ancora di guardare il prezzo. Il motivo? Capire cosa stanno davvero per mangiare. App come Yuka, Open Food Facts o Bobby Approved – con decine di milioni di utenti in tutto il mondo – stanno diventando una sorta di “traduttore” tra noi e quelle etichette fitte di nomi strani, sigle e numeri poco comprensibili.
Il successo di queste applicazioni nasce da un’esigenza molto semplice: sentirsi meno in balia delle grandi aziende alimentari. Secondo Tim Spector, professore di epidemiologia e cofondatore di ZOE, usare queste app è quasi un gesto di autodifesa. L’idea è che le nostre scelte quotidiane, anche quelle che sembrano insignificanti – come quale biscotto mettere nel carrello o quale pane comprare – contano moltissimo per la salute nel lungo periodo. Più di quanto immaginiamo.
ZOE, in particolare, prova a fare un passo in più rispetto alle app “classiche”. Non si limita a dire se un prodotto è “buono” o “cattivo”, ma assegna un punteggio da 1 a 100 basandosi su diversi fattori: quanto sono buoni gli ingredienti, quanto il cibo è stato lavorato, quanti additivi contiene e quanto è facile mangiarne troppo senza accorgersene. È un modo per far emergere differenze che a occhio nudo non vedremmo mai.
L’intelligenza artificiale entra nel piatto: l’app che “smonta” gli ingredienti con una foto
Durante i test, ad esempio, una bevanda presentata come salutare e naturale ha ottenuto un punteggio molto basso, intorno a 30 su 100. E anche tra prodotti simili, come due pani integrali apparentemente identici, l’app ha segnalato differenze importanti: uno tendeva a saziare di più, l’altro spingeva a mangiarne ancora e ancora. Dettagli che difficilmente si colgono leggendo solo l’etichetta. Il salto più interessante, però, arriva con l’intelligenza artificiale. Alcune app, come ZOE, stanno iniziando ad analizzare anche i cibi che non hanno etichette. Basta una foto. Un’insalata, un panino, un piatto misto: l’IA prova a riconoscere gli ingredienti e a restituire un’idea del loro impatto nutrizionale. Nei test, un’insalata complessa è stata “smontata” ingrediente per ingrediente: salmone, lenticchie, verdure fermentate, semi. Tutto in pochi secondi.
Non tutti, però, invitano a fidarsi ciecamente. Diversi esperti ricordano che queste app sono strumenti utili, ma non oracoli. È importante chiedersi come vengono calcolati i punteggi, chi c’è dietro allo sviluppo scientifico e se esistono interessi commerciali. Alcune aziende, infatti, vendono anche integratori o programmi personalizzati, e questo può influenzare il modo in cui vengono presentati i risultati. La verità probabilmente sta nel mezzo. Queste app non sostituiscono un medico o un nutrizionista, ma hanno un grande merito: ci costringono a fermarci un attimo e a porci una domanda fondamentale. “Cosa sto mangiando davvero?” È da lì che parte qualsiasi cambiamento consapevole. E in un mondo pieno di cibo pronto e ultra-lavorato, anche solo iniziare a farsi quella domanda può fare una differenza enorme.
Perché aiutano a capire cosa c’è davvero dentro i prodotti alimentari, andando oltre marketing ed etichette poco chiare, e rendendo più consapevoli le scelte quotidiane.
Sono strumenti utili, ma non infallibili: i punteggi dipendono da criteri scientifici e algoritmi, che è sempre bene conoscere prima di fidarsi ciecamente.
ZOE assegna un punteggio da 1 a 100 valutando ingredienti, livello di lavorazione, additivi e impatto sulla sazietà, offrendo un’analisi più completa.
Sì, alcune app utilizzano l’IA per riconoscere gli ingredienti di un piatto partendo da una semplice foto, stimandone l’impatto nutrizionale in pochi secondi.
No, ma possono essere un primo passo importante: aiutano a porsi le domande giuste su ciò che mangiamo e a sviluppare maggiore consapevolezza alimentare.

Luca Caviglia è un autore di capitolivm.it specializzato in tecnologia e internet. Si occupa di guide pratiche, approfondimenti digitali e novità dal mondo tech, con un focus su innovazione, servizi online e strumenti utili per semplificare la vita digitale. I suoi contenuti sono pensati per offrire informazioni chiare, aggiornate e facilmente fruibili, sia per utenti esperti sia per chi si avvicina al mondo digitale.






