2 Anni di reclusione per il caso Ilaria Sula: la mamma di Mark Samson condannata per l’occultamento del cadavere

La vicenda giudiziaria di OSR Manlapaz, madre di Mark Samson accusato del femminicidio di Ilaria Sula, si è conclusa con una sentenza che, pur stabilendo una colpevolezza, lascia un senso di incompiutezza morale. La donna ha patteggiato una pena di due anni per il reato di occultamento di cadavere. L’aspetto cruciale, e fonte di profondo sconcerto per i familiari della vittima, è la concessione della sospensione condizionale della pena. Dal punto di vista strettamente legale, il patteggiamento è uno strumento previsto dall’ordinamento per accelerare i processi in presenza di prove chiare e, in molti casi, per ottenere uno sconto di pena. Tuttavia, dal punto di vista etico, quando il crimine ruota attorno a un omicidio e all’occultamento del corpo, una pena sospesa suona come una mancanza di giustizia effettiva. Il gesto di ripulire la scena del delitto con stracci e detergenti, come emerso dagli atti, non è solo occultamento, ma una fredda e complice negazione della dignità della vittima. La legge ha fatto il suo corso, ma la giustizia percepita è rimasta in stallo.

Lo scontro emotivo in aula: il faccia a faccia con il dolore

L’udienza in tribunale ha segnato un momento di drammatica intensità emotiva: il primo incontro “faccia a faccia” tra i genitori di Ilaria Sula, devastati dal lutto, e la madre dell’accusato, Manlapaz. Questo incontro non è stato un confronto tra due parti uguali, ma uno scontro tra l’immenso dolore dei genitori e la madre che ha scelto di coprire le azioni del figlio. La reazione dei familiari di Ilaria alla lettura della sentenza – il disperato interrogativo: “È finita qui?” – sintetizza la distanza abissale tra la logica del diritto penale e l’esigenza di verità e riparazione delle vittime. L’amarezza, l’incredulità e lo sconcerto manifestati in aula, e riportati dall’avvocato di fiducia, dimostrano come la giustizia processuale possa fallire nel suo intento più alto: quello di fornire una chiusura emotiva. Per i genitori, vedere l’imputata uscire dall’aula senza scontare un giorno di carcere, ha probabilmente riacutizzato la sofferenza, rendendo il dolore “ancora più intenso” di quando videro per la prima volta Mark Samson.

Il dilemma della lealtà familiare di fronte al crimine

Il caso di OSR Manlapaz pone un interrogativo etico universale: fino a che punto si estende la lealtà di un genitore nei confronti di un figlio accusato di un crimine orrendo? Il suo coinvolgimento nel ripulire la stanza nel quartiere Africano, scena del femminicidio, non è stato un gesto impulsivo di protezione cieca, ma un atto deliberato per ostacolare le indagini. Questo comportamento rientra nella difficile casistica in cui l’amore materno si trasforma in complicità criminale. La donna ha scelto di privilegiare la protezione del figlio, negando la verità e la giustizia per Ilaria Sula. Il patteggiamento e la pena sospesa, pur essendo esiti legali, mandano un messaggio ambiguo sulla gravità dell’occultamento di cadavere, soprattutto in contesti così efferati. In un paese che cerca di combattere il femminicidio e la violenza domestica, l’indulgenza verso chi aiuta a nascondere le tracce di tale violenza appare come un passo indietro nella sensibilizzazione sociale.

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