La questione delle VPN è diventata un tormentone, ma non è solo moda: è pura sopravvivenza digitale. Ormai siamo tutti connessi h24, eppure molti si muovono nel web come se stessero camminando in un quartiere malfamato con il portafoglio in bella vista. È qui che entra in gioco la VPN, la “bacchetta magica” che dovrebbe nasconderci agli occhi di chiunque, dai pirati informatici ai giganti del marketing. Però, appena apri lo store dello smartphone o fai una ricerca su Google, ti scontri col solito muro: da una parte ci sono i servizi premium che chiedono un abbonamento mensile, dall’altra quelli che promettono tutto a costo zero. E diciamocelo, la tentazione di non sborsare un euro è fortissima. Ma fermati un secondo a riflettere: perché qualcuno dovrebbe regalarti una tecnologia così complessa?
Le VPN gratuite funzionano bene come specchietto per le allodole. Sono perfette per chi ha bisogno di una protezione “mordi e fuggi”, magari per controllare un’email mentre è agganciato al Wi-Fi sospetto di un aeroporto. In quel caso, fanno il loro dovere, crittografano i dati e ti danno l’illusione di essere al sicuro. Ma è una sicurezza con il freno a mano tirato. Appena provi a fare qualcosa di più serio, come guardare una serie in streaming o scaricare un file pesante, la magia svanisce. La velocità crolla, i server disponibili sono quattro gatti e, puntualmente, ricevi la notifica che hai esaurito il traffico dati proprio sul più bello. Questi limiti non sono casuali: sono progettati per sfinirti e spingerti a passare alla versione a pagamento.
Però il problema della lentezza è solo la punta dell’iceberg. Il vero dramma è quello che succede dietro le quinte, nella sala macchine di queste aziende. Far girare migliaia di server in ogni angolo del pianeta costa una fortuna in termini di elettricità, hardware e personale specializzato. Se tu non apri il portafoglio, come fanno a pagare le bollette? La risposta è cinica ma semplice: il prodotto sei tu. Molte di queste app gratuite campano vendendo i tuoi log di navigazione, ovvero la lista di tutto quello che fai online, a chiunque sia disposto a pagare. È un paradosso che fa rabbrividire: installi una VPN per sfuggire al tracciamento e finisci per farti spiare proprio da chi dovrebbe proteggerti. È come assumere una guardia del corpo che, di nascosto, fotografa i tuoi documenti per venderli ai ladri.
Scegliere una VPN a pagamento, invece, significa stabilire un patto onesto e trasparente. Tu paghi un canone e, in cambio, il fornitore mette la tua sicurezza al primo posto. Qui non ci sono mezzucci: hai a disposizione migliaia di server, velocità che non ti fanno rimpiangere la fibra di casa e protocolli di sicurezza che definire “blindati” è poco.
NordVPN alla prova dei fatti: ecco perché vale davvero la pena pagarla
Se dovessi puntare su un nome tra le tante VPN in circolazione, NordVPN sarebbe probabilmente la prima scelta che consiglierei a un amico. Non è solo questione di marketing, che pure fanno ovunque, ma di sostanza. Il motivo principale è la tranquillità: hanno una politica “no-log” che non è solo una bella promessa scritta sul sito, ma è stata verificata più volte da audit esterni indipendenti. In un mondo dove tutti dicono di non spiare i propri utenti, loro sono tra i pochi che lo hanno dimostrato seriamente.
Poi c’è il fattore velocità. Spesso la gente odia le VPN perché rallentano la connessione, rendendo impossibile guardare un film o giocare online. NordVPN ha risolto il problema con il protocollo NordLynx: è talmente rapido che quasi ti dimentichi di averlo attivo. Se viaggi o se ti serve bypassare quei fastidiosi blocchi geografici per vedere i tuoi cataloghi streaming preferiti all’estero, è una garanzia.
Infine, mi piace perché è a prova di “negato” della tecnologia. L’interfaccia è pulita, clicchi su una mappa e sei connesso. Non devi smanettare con codici o impostazioni strane. Aggiungici funzioni come il “Kill Switch”, che ti scollega da internet se la VPN cade evitando di esporti per errore, e hai un pacchetto che vale ogni centesimo speso. È un investimento sulla propria serenità digitale, senza mal di testa.
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CyberGhost: la soluzione definitiva per sbloccare i cataloghi TV con un clic
Se NordVPN è la scelta per chi cerca la velocità pura, CyberGhost è quella che consiglio a chi vuole la vita facile, specialmente se l’obiettivo principale è lo streaming. La cosa che mi ha sempre colpito di loro è come hanno organizzato i server: non devi andare a tentativi sperando di beccare quello che sblocca Netflix o Disney+. Hanno delle liste dedicate proprio allo streaming e al gaming; clicchi sul servizio che ti serve e la VPN fa tutto il resto. È la soluzione ideale per chi non ha voglia di perdere tempo con i settaggi e vuole solo che le cose funzionino al primo colpo.
A livello di privacy, sono dei “duri”: la loro sede è in Romania, un Paese che ha storicamente fatto muro contro le leggi europee sulla conservazione dei dati troppo invadenti. Questo permette a CyberGhost di gestire una politica no-log reale. Un altro punto a favore è la generosità: con un solo abbonamento ci colleghi fino a sette dispositivi. Significa che con un account proteggi il tuo telefono, il PC, il tablet, la smart TV e ti avanza pure spazio per i dispositivi di un familiare.
Non sarà magari la più veloce in assoluto in ogni singolo test, ma è solida come una roccia e l’interfaccia è così intuitiva che la saprebbe usare anche mia nonna. Se cerchi un ottimo rapporto qualità-prezzo e vuoi un servizio che ti tolga il pensiero dei blocchi geografici senza impazzire, CyberGhost è un’alternativa validissima.
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Da anni sono copywriter e redattore di blog di tematiche tech e internet. Tra le mie passioni il mondo tech e digital. Per il blog capitolivm.it mi occupo della realizzazioni di guide su sicurezza informatica, web e digital.





