Il Palatino, colle sacro di Roma

Se il Foro costituì per secoli il centro della vita pubblica di Roma e in esso si forgiarono a lungo i destini di una gran parte del mondo antico, non v’è dubbio che il Palatino rappresentò sempre il luogo sacro che alla Città Eterna aveva dato i natali. Su questa caratteristica di culla dell’Urbe sono concordi, per il Palatino, (un colle isolato dagli altri, in posizione centrale e prossima al Tevere e all’Isola Tiberina che serviva da naturale passaggio del fiume) gli autori antichi e le testimonianze archeologiche.

La leggenda fantasticò di Romolo e del solco quadrato, ma i resti di fondi di capanne scoperti sul Germalo (una delle tre cime del Palatino) hanno inequivocabilmente documentato la presenza, nel punto stesso dove la tradizione antica localizzava la «casa», ossia la capanna di Romolo, di un piccolo centro, abitato già nell’VIII secolo e quindi nuovamente in sostanziale accordo con la tradizione che aveva fissato la fondazione di Roma al 753 a.C. La casa Romuli effettivamente era una capanna ricostruita e restaurata più volte, situata nell’angolo nord-ovest della collina, dove poi sorse la casa di Augusto. Scavi del 1946 hanno effettivamente trovato in questo sito resti di capanne dell’età del Ferro, confermando appieno la tradizione leggendaria.

La storia del Palatino è piuttosto oscura per i primi secoli di vita della città e, tranne tre templi (della Vittoria, di Giove Statore e della Magna Mater) nessun edificio pubblico vi fu costruito. Al contrario, specialmente negli ultimi due secoli della Repubblica (ma forse continuando una tradizione di quartiere aristocratico già affermatasi) vi sorsero numerose le abitazioni private e le ville di personaggi ricchi ed illustri. Finalmente, Augusto, nel 44 a.C., decise di trasferire sul Palatino la sua dimora, la Domus Augustea, facendo costruire un tempio dedicato ad Apollo (28 a.C.). Da allora, quasi tutti gli imperatori andarono ad abitare sul Palatino che a poco a poco, con il concorso speciale di alcuni di essi, si trasformò in una immensa, sontuosa dimora principesca: il Palazzo imperiale per eccellenza.

Il primo vero e proprio palazzo imperiale, la Domus Tiberiana, fu costruito da Tiberio (14-37 d.C.) cui seguì Caligola (37-41 d.C.) che la estese fino ad affacciarsi sul Foro. Claudio e Nerone (fra il 41 e il 69 d.C.) vi eressero la cosiddetta Domus Transitoria che poi bruciò nel grande incendio dell’anno 64; ma, fu soprattutto Domiziano, il ricostruttore di Roma, che, occupando le zone rimaste libere e innalzando un nuovo Palazzo trasformò il colle in una reggia che il poeta Marziale chiamò degna degli Dei. La Domus Augustana, la dimora di Domiziano (85 d.C.), era essenzialmente formata dal palazzo di rappresentanza con l’aula regia e la basilica, dal palazzo della residenza privata, da un grande stadio o ippodromo e da uno stabilimento termale. Svolgendosi lungo le pendici del colle e fin sulla cima, con atrii e scalee, saloni e fontane, portici e terrazze, la grande domus era una delle cose più belle del mondo – scrive ancora Marziale – alta mole colossale composta quasi di sette monti uno sull’altro fino a toccare il cielo…

palatinoDopo Domiziano si occupò ancora del Palatino, Settimio Severo (193-211 d.C.) con lavori che, se furono di completamento e di ripresa dei progetti non portati a termine precedentemente (come per esempio per le Terme) rappresentarono tuttavia un altro grandioso apporto alla monumentalità delle fabbriche imperiali. Basti pensare che, mancando ormai spazio libero, l’imperatore fece prolungare artificialmente il piano del colle, verso sud, per una notevole area fino a toccare le gradinate del sottostante Circo Massimo, con la costruzione di una serie di arcate a due ordini alte dai venti ai trenta metri.

A conclusione di tutte le costruzioni palatine, Settimio Severo fece infine innalzare il famoso Settizonio, singolare ninfeo ricco di colonne, di nicchie e di statue, volto all’ammirazione di quanti arrivavano a Roma attraverso la via Appia e Porta Capena. Dopo Settimio Severo, ad eccezione di un tempio fattovi costruire da Eliogabalo nel III secolo, nessun altro lavoro importante fu eseguito sul Palatino; anzi, con Diocleziano, agli inizi del IV secolo gli imperatori cominciarono addirittura a disertarlo. Sotto Costantino era già iniziata una rapida decadenza che, l’abbandono anche degli antichi luoghi di culto e le devastazioni dei Goti aggravarono e finirono per rendere, sotto ogni aspetto, completa.

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