Traiano e l’apice del potere imperiale

Nerva (96-98)

Nerva_Tivoli_MassimoMarco Cocceio Nerva (Narni, 8 novembre 30 – Roma, 27 gennaio 98) fu l’ultimo imperatore italico sia di nascita che di famiglia. Proveniva dall’antica colonia romana di Narnia, la sua ascesa al potere si concretizzò nel 96 fino alla sua morte avvenuta nel 98. Dopo la congiura contro Domiziano, poiché Nerva era un senatore mite e molto stimato, fu acclamato dal Senato come nuovo imperatore. Nonostante il suo breve dominio, fu introdotto un cambiamento importante nella successione: “il principato adottivo”. Con questa riforma l’imperatore prima della sua morte designava il suo successore fra i senatori. In questo periodo all’interno del Senato c’era stato uno smembramento della vecchia oligarchia e l’introduzione di nuovi uomini provenienti dalle province. Salito al potere, consentì agli esiliati di rientrare a Roma, fece cessare le persecuzioni contro i cristiani, donò le sue terre e denari per aiutare le classi più povere. Abolì il fiscus iudaicus, una tassa a cui erano soggetti gli Ebrei creata da Vespasiano. Vecchio e malato, Nerva decise di adottare un figlio e scelse un generale delle legioni a difesa del Reno Marco Ulpio Traiano. L’adozione coincise con la vittoria del generale in Pannonia, Nerva lo nominò proconsole e gli conferì la tribunicia potestas. Nel 97 fu nominato console con Traiano, ma morì dopo pochi mesi.


Traiano (98-117)

busto_di_traianoSuccessore di Nerva fu Marcus Ulpius Nerva Traianus (Italica, 18 settembre 53 – Selinus in Cilicia, 8 agosto 117), nato nel 53 d.C. a Italica, nella Spagna Betica. Fin dagli anni giovanili ebbe una brillante carriera militare e il cursus honorum, segnalandosi per qualità di energia, di dirittura e di disinteresse che indussero l’imperatore Nerva a designarlo, con l’adozione e l’associazione al potere, come proprio successore. Asceso al principato nel 98, Traiano intraprese all’interno un vasto programma di riforme sociali e amministrative, delle quali era presupposto il risoluto rafforzamento in senso assolutistico del potere personale (pur nel rispetto puramente formale dell’autorità senatoria) e la creazione di un ceto di funzionari avviati a fornire le strutture tecnico-burocratiche del dominatus di tipo monarchico che si affermerà a partire dal sec. III. In campo militare Traiano mirò a ristabilire il prestigio e il potere di Roma ai confini dell’impero, rovesciando la politica prudente di Domiziano con una serie di campagne che vennero via via assumendo il carattere di vere e proprie guerre di conquista, non tutte opportune né fortunate. Se infatti le campagne in Dacia del 101-106 procurarono la stabile acquisizione di una nuova provincia, l’occupazione dell’immenso territorio oltre l’Eufrate intrapresa con la spedizione partica del 114 si rivelò insostenibile: e proprio allora Traiano, ammalato e postosi sulla via del ritorno, moriva nel 117 a Selinunte. Il successore Adriano ordinava la ritirata. Fu anche un oculato statista e filantropo, interessato alle condizioni dei suoi cittadini e pertanto attento nelle riforme sociali e politiche. A Roma rinnovò il centro cittadino con la costruzione di un immenso foro, inaugurato nel 113, e di edifici in laterizio ad esso contigui, destinati alla pubblica amministrazione, che si appoggiavano al taglio delle pendici del Quirinale e della sella montuosa tra questo e il Campidoglio. Favorì il ripopolamento di liberi contadini nella penisola, investendo capitali e fornendo ai coloni i mezzi per il sostentamento e il lavoro nei campi. Per ovviare alla miseria dei ceti più bassi, e tentare di risollevare le condizioni della declinante economia italica, fece istituire l’Institutio Alimentaria, sacrificando parte del suo patrimonio personale per assicurare a centinaia di bambini e giovani bisognosi il sostentamento.
L’ascesa di Traiano affermò il principio che la successione nel potere imperiale dovesse conferirsi al più degno, per una libera scelta del legittimo detentore formalmente perfezionata con l’adozione. L’avveduta applicazione di questo criterio nel corso del II secolo favorì un periodo di eccezionale splendore per l’impero, dissimulando o ritardando i fattori delle crisi future. La pubblicistica e la storiografia antiche si mostrano consapevoli della svolta che il principato di Traiano rappresentava e riservarono al personaggio apprezzamenti in genere molto positivi i cui echi si dilatarono ampiamente nella tradizione più tarda e si conservarono anche quando le fonti primarie andarono perdute o divennero inaccessibili alla cultura medievale.


Adriano (117-138)

adrianoPublius Aelius Hadrianus (Italica, Spagna, 76 – Baia 138) era figlio di Publio Elio Adriano Afro, cugino di Traiano, dal quale ricevette sempre il sostegno, rivestì alte cariche e partecipò alle guerre in Dacia. La designazione a successore non fu accolta serenamente creando diverse tensioni, dal momento che Traiano aveva provveduto solo negli ultimissimi momenti all’adozione di Adriano. Dalla Siria, dove era governatore, posta fine alla guerra partica a prezzo della rinuncia di alcuni territori, venne nel 118 a Roma (dove vennero eseguite condanne a morte per alcuni generali accusati di congiura contro l’imperatore) proclamando i suoi progetti di una politica pacifica. Nel 121 iniziò una grande serie di viaggi per l’ispezione delle province: visitò la Gallia, provvide al confine germanico e danubiano, in Britannia iniziò la costruzione di un poderoso vallo, il noto Vallo di Adriano. Visitò la Spagna, l’Africa, l’Oriente, l’Egitto (dove trovò la morte il prediletto Antinoo, che onorò di culto divino), e più volte ad Atene. Tornò a Roma nel 134. Adriano morì nella sua residenza di Baia di edema polmonare, a 62 anni. Letterato, musicista, architetto, esteta raffinato, ammiratore della civiltà greca, uomo dissoluto, tormentato, egoista, Adriano è un esempio di complessa e contrastante personalità; come imperatore fu molto utile allo Stato romano per la sua politica di pace esterna e interna e la sua saggezza amministrativa. Un’intensa e ispirata attività edilizia monumentale distingue la sua epoca: in Roma il suo mausoleo (oggi Castel S. Angelo), la ricostruzione del Pantheon di Agrippa, il ponte Elio, e naturalmente la notissima villa presso la zona di Tivoli; ad Atene edificò un nuovo quartiere monumentale con la porta, l’Olympièion, la biblioteca, il ginnasio, e molte altre costruzioni in varie città dell’impero. Egli stesso progettò il tempio di Venere e Roma sulla Velia, di cui oggi rimangono le strutture parzialmente inglobate nella Basilica di Santa Francesca Romana.


Antonino Pio (138-161)

antoninopioIl potere imperiale passò a Titus Aurelius Fulvus Boionius Arrius Antoninus (Lanuvio, 19 settembre 86 – Lorium, 7 marzo 161), di famiglia facoltosa, di rango senatorio, originaria di Nemausus (Nîmes), percorse i più alti gradi della carriera pubblica, succedendo nel 138 ad Adriano, che l’aveva adottato (per la grande devozione alla memoria del predecessore si ebbe appunto il cognome di Pio). Anche se non poté evitare alcune guerre (contro i Mauri in Africa e contro i Briganti in Britannia), perseguì soprattutto opere di pace con provvedimenti intesi a migliorare le condizioni dei ceti umili. Diede vita a nuove istituzioni a favore delle fanciulle povere; emanò nuove leggi in forma di rescritti; concesse con larghezza la cittadinanza romana; favorì le arti e le scuole. A differenza di Adriano, uomo novatore e cosmopolita, conservò e impreziosì le antiche tradizioni. Tutto il suo impegno fu rivolto a consolidare, piuttosto che a estendere, l’impero, e in tale spirito, oltre al Vallo Antonino, costruì anche linee di fortificazione (limes) tra il Reno e il Danubio. Nel 148 celebrò in solennità il nono centenario di Roma che abbellì con monumenti che ne tramandassero le antiche leggende. Parco e semplice nella vita privata, usò con tutti clemenza, valorizzando al massimo la collaborazione del Senato. Dal suo nome i secoli I e II vennero indicati come era degli Antonini; in questo periodo l’Impero romano godette di una lunga pace che ne favorì il progresso civile. Morì il 7 marzo del 161 nella sua tenuta di Lorium e fu seppellito nel mausoleo di Adriano. I suoi successori Marco Aurelio e Lucio Vero, da lui adottati, gli eressero una colonna, il cui basamento istoriato si trova oggi in Vaticano. Inoltre, eresse un tempio dedicato a lui e alla moglie Faustina nel Foro romano.


Marco Aurelio (161-180)

marco aurelioLa sua famiglia, originaria della Betica, è particolarmente influente: il padre, infatti, è uno stimato console. Nel 138 d. C. viene adottato dall’imperatore Antonino Pio, divenendone erede al trono. Nel 140 d. C. diventa console e lo rimarrà per cinque anni. Nello stesso anno sposa Faustina, la figlia dell’imperatore, da cui avrà due figli. Negli anni seguenti ottiene la tribunicia potestas e l’imperium proconsolare, titoli che lo porteranno verso il principato. Con la fine dell’impero di Antonino Pio, nel 161 d.C., diventa imperatore insieme al fratello adottivo Lucio Vero; per la prima volta nella fase imperiale, il potere di Roma è condiviso da due Cesari, anche se Marco mantiene una certa supremazia decisionale nella conduzione imperiale. Fu rispettoso dell’istituzione senatoriale, garantendo al Senato la possibilità di esprimere la propria opinione in merito alla politica da lui condotta, di decidere in merito a determinanti affari di stato, come il diritto di opinione in caso di dichiarazioni di guerra da parte di invasori o nemici stranieri. Sotto il suo governo, gli uomini di tutte le province romane hanno la possibilità di accedere a tutte le cariche amministrative importanti dell’impero romano.
Creò la prima anagrafe con cui le famiglie avrebbero dovuto registrare i propri figli entro trenta giorni dalla nascita, la divisione dell’Italia in quattro distretti a capo dei quali vi sono i juridici, l’istituzione della figura del pretore che deve tenere sotto controllo le tutele, un attento controllo delle finanze imperiali al fine di garantire sufficienti mezzi finanziari per la realizzazione di importanti opere pubbliche, tra cui il risanamento della rete stradale dell’Impero. Un animo nobile, quello di Marco Aurelio, che spesso si trova ad emanare numerosi provvedimenti per cercare di migliorare le condizioni di vita degli schiavi, di permettere che venga riconosciuto il diritto naturale per ciò che riguarda l’eredità; tra le iniziative c’è quella di garantire fondi alimentari per i bambini. In politica estera Marco Aurelio si adoperò per rendere i confini dell’impero più sicuri. Lucio Vero muore nel 169 e le popolazioni del Nord iniziano a presentarsi in modo pressante nell’area di Aquileia, a nord dell’Impero, rendendo la situazione non tranquilla. Per porre fine a questa grave situazione, decide di prendere in mano la situazione e, essendo alla guida delle Legioni romane, partecipa a una serie di battaglie (nei territori imperiali di Rezia, di Norico, della Gallia Cisalpina). Fino al 175 d.C. è costretto a stabilirsi per tanto tempo nel fronte pannonico, poiché coinvolto nelle varie campagne militari contro le popolazioni germaniche. Marco Aurelio condusse la sua ultima campagna militare nel 179 d.C. per dare il colpo di grazia ai barbari germanici. Marco Aurelio Valerio muore a Vindobona il 17 marzo del 180 a causa della peste. Inizia a questo punto un inesorabile declino dell’Impero, che non tornò mai più ai fasti di un tempo. La sua celebre statua equestre in bronzo del Campidoglio è conservata nei Musei Capitolini a Roma.


Commodo (180-192)

emperor-commodoNel 177, Marcus Aurelius Commodus Antoninus (Lanuvio 161 – Roma 192) fu associato al trono, succedendo al padre Marco Aurelio nel 180. Particolarmente ostile ai senatori e da questi detestato, governò in maniera autoritaria e tirannica, esibendosi in modo sfacciato anche come gladiatore e in prove di forza, facendosi soprannominare l’”Ercole romano”. Fu dapprima amato dal popolo e appoggiato dall’esercito, al quale aveva donato consistenti ricchezze, riuscendo così a mantenere il potere tra numerosi complotti. Alla morte del padre (180), con il quale si trovava sul confine danubiano e dal quale aveva già ricevuto gli onori imperiali ripristinando la successione dinastica, tornò a Roma, dove instaurò ben presto un regime di terrore. Il suo comportamento dissennato e i suoi eccessi erano ormai considerati scandalosi dai Romani. Addirittura, cambiò nome a Roma, chiamandola Colonia Commodiana, cosa che fece anche per Senato e esercito. Oltre a parziali vittorie, non ottenne mai considerevoli risultati in campo militare, sottoscrivendo a volte accordi insoddisfacenti con le popolazioni barbariche.
Nel 182 una congiura ordita dalla sorella Lucilla e dal cugino Ummidio Quadrato fu scoperta e portò alla morte dei congiurati. Una nuova congiura, tramata dalla sua concubina Marcia, da Ecletto e dal prefetto del pretorio Emilio Leto, ebbe successo, e Commodo fu ucciso, nel 192, dal gladiatore Narcisso nei pressi del Ludus Magnus a Roma.


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