L’impero di Augusto

Nel momento di massima crisi della Repubblica romana, ormai funestata da crisi profonde, il pronipote di Giulio Cesare, Gaio Giulio Cesare Ottaviano, divenne l’uomo più potente di Roma, dopo aver sbaragliato il rivale Marco Antonio nella famosa Battaglia di Azio.

Le ferite delle continue guerre civili avevano dato a Roma una ingovernabilità quasi irreversibile e rimanendo, tuttavia, insofferente al controllo di un capo unico. Ottaviano fu uomo intelligente e abile nel cogliere i momenti propizi. Divenne console dopo aver sciolto il suo esercito e indetto le elezioni. Nel 27 a.C., restituì ufficialmente il potere al Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed egemonia sull’Egitto. Il Senato apprezzò tanto da respingere la proposta, e concedendogli il controllo della Spagna, della Gallia e della Siria. Poco dopo, il Senato gli diede onori con l’appellativo di “Augusto”.

Augusto

Nel 23 a.C. rinunciò alla carica di console, ma si assicurò il controllo totale, assumendo a sé alcune cariche legate alle magistrature repubblicane. Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine ai tribuni della plebe, che gli permetteva di convocare le sedute del Senato, di decidere, porre il veto alle decisioni di tutte le magistrature repubblicane e di fruire della sacrale inviolabilità della propria persona. Inoltre, ricevette l’imperium proconsolare maius et infinitus, ossia il comando supremo su tutte le milizie in tutte le province. A seguito del conferimento di questi poteri da parte del Senato, Augusto si trovava ad avere autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio. Tra Il 27 a.C. e il 23 a.C. la riforma costituzionale del pronipote di Cesare si consolidava, Augusto assumeva ormai tutti i poteri da imperatore di Roma. Egli usò per sé gli appellativi di Principe o Primo Cittadino. Augusto diede vita ad una profonda riorganizzazione amministrativa e militare, stabilendo la valuta e il fisco; Favorì la creazione di una struttura formata da cavalieri e con l’erario militare previde benefici per i soldati al momento della conclusione della carriera militare. Suddivise le province in senatorie (controllate da proconsoli di nomina senatoria) ed imperiali (governate da legati imperiali). Fu anche un uomo di abile propaganda, amante dei giochi, facendosi amare dal popolo e ottenendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. Il governo di Augusto, la fine delle sanguinose guerre civili della fine del periodo repubblicano, portò beneifici anche alle arti e alla fioritura di poeti e scrittori quali Orazio, Livio e soprattutto Virgilio.

agrippaAugusto ebbe l’intuizione di creare per primo un corpo di vigiles (vigili urbani), oltre alla polizia cittadina di Roma, suddivisa amministrativamente in 14 regioni. Il potere assoluto gli consentì di indicare il proprio successore che, inizialmente, fu il nipote Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 a.C. A lui dedicò l’edificazione di un bellissimo teatro a Roma, ancora oggi visibile. Augusto scelse come marito per la figlia il suo braccio destro Marco Vipsanio Agrippa, valente generale e amico d’infanzia dell’imperatore. Da questa unione nacquero tre figli: Gaio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre). I due maggiori furono adottati dal nonno con l’intento di farne i suoi successori, ma morirono anch’essi in giovane età. Augusto non sfavorì per nulla i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord. Agrippa morì nel 12 a.C., ed il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l’imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 e 2 a.C. rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 a.C.), Tiberio fu richiamato a Roma e venne adottato da Augusto, che lo designò proprio erede.

Ara pacisIl 19 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Postumo però, che era stato già esiliato, venne ben presto ucciso, dando a Tiberio via libera per il potere assoluto. I mandanti dell’assassinio di Postumo non furono mai individuati. Ad Augusto, si devono le edificazioni di importantissimi monumenti, come l’Ara Pacis Augustae, l’ara della Pace, il foro con il tempio di Marte Ultore, il teatro Marcello, in onore del suo amato nipote, il primo Pantheon eretto da Agrippa, il Portico d’Ottavia, dedicato alla sorella e il Mausoleo in Campo Marzio, che ospitava le sue spoglie.

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