Dalla Repubblica al Principato: Ottaviano al potere

Nel 29 a.C. Ottaviano tornò a Roma dopo aver trionfato contro il dispotismo orientale e riuscendo, all’età di soli trentaquattro anni, ad imporsi come unico sovrano. Il suo regno si sarebbe concluso nel 14 d.C. sostenuto da un solido potere personale che, diversamente a quanto accaduto a Cesare, aveva beneficiato di un lungo periodo per consolidarsi in un regime, garantendo sopravvivenza al nuovo corso politico per diversi secoli dopo la sua morte.

La Repubblica veniva sostituita infatti da una monarchia che noi oggi conosciamo con il nome di Impero anche se per i primi due secoli dalla sua istituzione fu definita dai Romani con il termine di “principato”. La situazione politica interna che Ottaviano aveva trovato al suo ritorno a Roma, benché complessa, presentava un ambiente fertile per il suo progetto: la maggioranza della popolazione, costituita dai plebei, soldati, parte dei cavalieri e dei senatori, acclamava l’avvento di un governo forte e autoritario, rendendo il futuro Augusto il candidato ideale al comando di una dittatura. Le guerre civili, a cui erano seguiti atti di violenze brutali, distruzione, massacri, saccheggi, confische e esecuzioni sommarie, avevano determinato un comprensibile desiderio di stabilità e di pace. Parallelamente era maturato un sentimento di generale sfiducia nella Repubblica come organo istituzionale, ritenuta responsabile di fratture sociali e di fatto incapace da decenni di garantire una buona amministrazione e un assetto sociale equo e sicuro rendendo auspicabile l’instaurazione di una monarchia. Tuttavia, paradossalmente, i principi romani non prevedevano l’attuazione di un potere assoluto da secoli, ovvero fin dalla caduta di Tarquinio il Superbo, reputato uno strumento di tirannia e usurpazione che privava il cittadino, in quanto suddito, dei suoi diritti naturali. Nessun capo politico avrebbe potuto dichiarare di aspirare al ruolo di monarca senza venire per questo identificato come un traditore della patria e in effetti la stessa congiura contro Cesare era scaturita da tenacissimo attaccamento ai valori repubblicani.

L'Impero di Augusto
Di Carole Raddato from FRANKFURT, Germany – Cameo del I secolo d.C. con Augusto che indossa una corona con i raggi del Sole, presso il Museo Romano-Germanico di Colonia Uploaded by Marcus Cyron, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30158519

Al fine di autoproclamarsi capo dello Stato romano, Ottaviano avrebbe dovuto agire in nome della restaurazione dei principi della prima repubblica, battendosi per ripristinare le antiche istituzioni e riportando ordine nel caos causato dalle guerre civili. La sua strategia fu quella di non proclamare la monarchia o creare nuove cariche ma piegare le leggi repubblicane in modo strumentale per accentrare potere sulla sua persona. La vittoria di Azio aveva predisposto questo processo rendendo pubblica la sua abilità militare, facendogli accumulare un importante patrimonio familiare e segnando una continuità con il prestigio di suo padre Giulio Cesare che condusse gradualmente al suo unanime riconoscimento politico fino ad una istituzionalizzazione attraverso le leggi esistenti. Ottaviano Augusto nei fatti attuò una rivoluzione presentandola al popolo e al Senato come restaurazione dell’ordine repubblicano.

Fino al 23 a.C., Ottaviano ricoprì ininterrottamente la carica di console fino ad ottenere la funzione di princeps senatus. In qualità di primo senatore aveva autorità di convocare il senato, di presiedere le riunioni e di esprimere per primo il proprio voto, così esercitando influenza su quello degli altri senatori. Aveva inoltre la carica di censore straordinario con facoltà di intervenire sulla lista dei membri del senato e altre magistrature. Dopo il 23 a. C. Augusto si dimise da console per attribuirsi due cariche che costituirono la premessa per il suo futuro governo: la potestà tribunizia e l’imperio proconsolare. La prima conferiva le stesse funzioni dei tribuni della plebe, rendendo inviolabile la sua persona, investendolo del potere di veto sulle decisioni del senato e di convocare le assemblee cittadine facendo votare i plebisciti. La seconda carica gli permetteva il controllo delle province e degli eserciti in esse stanziati in quanto l’imperio proconsolare accentrava i poteri di comando militare e di governo civile dei governatori provinciali e, nel caso particolare di quella ricoperta da Ottaviano, questa carica veniva estesa per un tempo illimitato e in qualunque parte dell’impero in cui egli si trovasse. Nel 12 a.C., quando morì l’ex triumviro Lepido, Augusto infine divenne pontefice massimo, ovvero il sacerdote supremo, concentrando su di sé anche l’autorità religiosa.

Durante il regno di Augusto la costituzione dello Stato romano restò in apparenza intatta, continuando il senato, le diverse magistrature e le assemblee popolari a vivere e operare. Lo svolgimento delle riunioni del senato fu sempre garantita da Ottaviano in quanto una delle massime espressioni repubblicane a cui aveva sempre ostentato rispetto per esempio con l’introduzione del motto senatus populusque romanus (‘il senato e il popolo romano’, in sigla SPQR), dove il senato precedeva il popolo. Nella realtà dei fatti, l’imperatore aveva controllo su ognuno di questi organi istituzionali, ad eccezione dell’elezione di alcune magistrature, e lo stesso Senato, i cui nuovi membri erano da lui vagliati, era stato depotenziato in seguito alla decurtazione di 400 senatori dal consesso dei 1000 originariamente previsti. L’antica assemblea senatoria risultata destituita dalle decisioni fondamentali, e i senatori divennero meno propensi ad assumersi responsabilità ed esprimere il loro pensiero irritando talvolta il sovrano che pretendeva una maggior partecipazione alla vita istituzionale, sebbene fosse stato egli stesso l’artefice di questa situazione. Alla figura di Augusto venivano attribuite le vittorie dei generali ottenendo per ventuno volte l’onore del trionfo, anche nei casi in cui non aveva personalmente partecipato ad alcuna impresa bellica. La strategia augustea trasformò uno Stato repubblicano di fatto in una monarchia militare senza che ve ne fosse percezione, imponendo l’autorità e immagine imperiale con provvedimenti di natura istituzionale ma anche in maniera palesemente tirannica come la revoca, nei primi anni del Regno, delle onorificenze dei generali che avevano riportato vittorie in terre lontane celebrando i propri successi con iscrizioni e statue. Molte furono le carriere interrotte dalla volontà del sovrano di primeggiare su qualsiasi altro esponente politico o militare come accadde al prefetto di Egitto Cornelio Gallo, suo uomo di fiducia, che fu addirittura indotto a suicidarsi per aver ecceduto nei festeggiamenti per una sua vittoria sugli Etiopi.

L'Impero di Augusto
Province senatorie (in rosa) ed imperiali (in rosso) nel 14, sotto Augusto.

Augustus e princeps

Nel 27 a. C. il Senato concesse il titolo di Augustus, ‘Augusto’ a Ottaviano in segno di riconoscenza e onorarlo come fondatore di nuova Roma, scelto in favore del proposto “Romolo” poiché in quanto primo re di Roma, era un nome che poteva essere associato ad un potere assoluto e di stampo dittatoriale. Augusto rimandava alla sfera religiosa dal momento che il suo significato poteva tradursi come ‘accresciuto dalla potenza divina’ e ‘degno di venerazione’ e la sua assonanza con il verbo augeo (accresco), era strumentale a quella propaganda che voleva affermare come Ottaviano sarebbe stato ‘chi accresce la prosperità dello Stato’. Questo appellativo fu poi utilizzato per tutti i suoi successori. Altro titolo di cui Augusto fu insignito è ‘princeps’, principe, inizialmente riferito al ruolo di ‘primo del senato’ e poi più estensivamente inteso come ‘primo fra tutti’ o ‘primo cittadino dello Stato, risolvendo la necessità di definire il nuovo regime senza menzionare la parola regno, malgrado fosse chiara l’avvenuta svolta politica di matrice autoritaria. Questa nuova realtà era presentata come un principato perché incardinata su di un unico individuo che era, teoricamente, solo il primo fra i cittadini e non un sovrano per diritto divino, superiore per nascita ai suoi sudditi inaugurando quella concezione del potere che avrebbe condizionato la politica occidentale per molti secoli a venire. In considerazione di questo, gli storici moderni preferiscono parlare di principato per indicare il regime politico iniziato da Augusto, che divenne sistema consolidato con i successori diventando propriamente un impero.

AUGUSTUS RIC I 221-77000861.jpg
Aureo di Augusto, 13 d.C. Di Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29275373

Imperator e imperium

Il titolo ‘imperatore’, imperator, prima dell’avvento di Augusto, veniva attribuito ai generali vittoriosi solo il giorno del trionfo; Ottaviano, riprendendo l’uso che ne aveva fatto Cesare, se ne appropriò in segno del suo ruolo perpetuo di capo militare supremo e vittorioso. La completa dicitura del suo nome, già cambiata in seguito all’adozione da parte di Giulio Cesare, divenne quindi Imperator Caesar Augustus divi Iulii filius ovvero ‘Imperatore Cesare Augusto figlio del divino Giulio Cesare’. Divenne prassi nei suoi successori, l’uso di anteporre il titolo Imperator Caesar al loro nome proprio seguito dall’appellativo di Augusto: Ad esempio Traiano si presentava come Imperator Caesar Traianus Augustus. Il titolo di Imperatore rimanda quindi alla concezione di ‘impero’, termine derivante dal latino imperium che indicava il potere dei più importanti magistrati della repubblica romana. Attualmente la sua accezione ha un significato tutto diverso, indicando in senso generale una sovranità sovra domìni politici molto vasti ed estesi su più popolazioni che non è applicabile alla dominazione Ateniense o della repubblica romana. La locuzione “impero romano” invece serve per indicare lo Stato romano a partire dall’ascesa al potere di Augusto e fino al 476 con la caduta di Romolo Augustolo e la conquista di Roma da parte di Odoacre, a cui può estensivamente aggiungere il Regno di Giustiniano (527-565 d.C.), cioè per tutto il periodo durante il quale è esistito in Occidente un imperatore.

Share