Nel pomeriggio di ieri, una scena degna di un film si è consumata in via Manin, a pochi passi dalla stazione Termini di Roma. Un giovane ha tentato di scippare un passante con una tecnica singolare, nota come la “mossa di Zidane”, ma l’azione non è andata a buon fine per un motivo inaspettato: la vittima designata era in realtà un assistente capo della Polizia di Stato. Il malvivente, con un approccio amichevole, ha tentato di rubare due collane d’oro, ma la sua tecnica non è bastata a eludere l’esperienza e la prontezza dell’agente.
La “mossa di Zidane” e la sua dinamica
Secondo le fonti investigative, la tecnica utilizzata dal giovane scippatore è una strategia di borseggio ben precisa. Il nome, ispirato al famoso calciatore francese, fa riferimento a un approccio iniziale apparentemente innocuo, fatto di abbracci e colpi leggeri. Questo serve a confondere e a distrarre la vittima. La seconda fase, invece, è fulminea: un colpo secco al petto, seguito da uno sgambetto che fa perdere l’equilibrio alla persona, consentendo allo scippatore di strappare facilmente collane o altri oggetti di valore. In questo caso, però, l’agente è riuscito a intuire le intenzioni del malvivente e a reagire prontamente.
Arresto e conferme dalle telecamere
Dopo il tentativo di scippo, l’agente ha subito chiesto supporto a una pattuglia nelle vicinanze. Il giovane, un cittadino egiziano di 26 anni, è stato rintracciato e arrestato in pochi minuti. Le riprese delle telecamere di sorveglianza della zona hanno confermato inequivocabilmente la dinamica descritta dall’agente. I filmati mostrano chiaramente l’approccio amichevole, il contatto fisico e il tentativo di sgambetto, elementi tipici di questa tecnica. Il 26enne è stato quindi portato in tribunale per la convalida dell’arresto, ponendo fine alla sua sfortunata impresa.
Questo episodio, al di là dell’aspetto comico o singolare, mette in luce un paradosso dell’audacia criminale. Lo scippatore ha scelto di agire in pieno giorno, in una zona centrale e trafficata come via Manin, adottando una tecnica tanto audace quanto rischiosa. Il suo errore più grande è stato non considerare il contesto, né l’identità della vittima. L’episodio ci ricorda che la criminalità, per quanto possa sembrare organizzata o furba, spesso è il risultato di un’improvvisazione che non tiene conto delle variabili. La “mossa di Zidane”, nata per cogliere di sorpresa, è stata sventata dalla semplice, ma efficace, presenza di un poliziotto in borghese. L’audacia, in questo caso, si è trasformata in ingenuità e ha portato a una fine scontata.