4/10 aprile: Celebrazioni dei Ludi Megalenses

Nell’antica Roma, dal 4 al 10 aprile, si celebravano i Megalesia (o Ludi Megalenses), delle festività accompagnate da giochi in onore della Grande Madre Cibele, simbolo della forza creatrice e distruttrice della Natura.

Il culto di Cibele venne introdotto a Roma il 4 aprile del 204 a. C. quando, secondo un consiglio che i sacerdoti avevano tratto dai Libri Sibillini, la statua della dea e la pietra nera (di forma conica, simbolo della stessa) vennero prelevate dal suo luogo di culto a Pessinunte (Pergamo) in Asia Minore, allo scopo di scongiurare una guerra col temibile Annibale. La pietra nera, chiamata anche “ago di Cibele”, faceva parte dei pignora imperii, i sette oggetti sacri che, secondo la leggenda, avrebbero garantito il potere di Roma.

La statua di Cibele e la pietra nera vennero dapprima posti sull’Ara nella Curia del Foro, poi in un tempio esclusivamente dedicato alla dea sul Palatino, realizzato il 10 aprile del 191 a. C.. Il tempio bruciò per due volte, nel 111 a. C. e nel 3 d. C., venendo riedificato per l’ultima volta dall’imperatore Augusto. Del tempio rimangono ad oggi il basamento (probabilmente risalente alla prima costruzione), alcune colonne in peperino oggi giacenti vicino al podio, capitelli corinzi e frammenti di frontone che risalgono all’epoca augustea. Inoltre è stato recuperato un rilievo dell’età di Claudio, murato nella facciata posteriore di villa Medici, dove il tempio di Cibele viene rappresentato come un esastilo.

Proprio per celebrare l’introduzione del culto di Cibele a Roma, durante l’età repubblicana vennero istituiti i Megalesia. In realtà le feste in suo onore e di Attis (il paredro della dea), avevano inizio il 15 marzo con la solenne processione dei portatori di canne (cannophori). Le celebrazioni si protraevano fino al 28 marzo, quindi durante il periodo dell’equinozio di primavera.

Dopo le cerimonie preliminari dei primi giorni, dal 22 al 24 marzo si svolgevano le feste vere e proprie. Il 24 marzo era il giorno del rito del Sanguem, così chiamato perché i Galli, i sacerdoti devoti a Cibele, durante le loro frenetiche danze si tagliuzzavano la pelle per spargere il sangue su di un pino abbattuto in precedenza (simbolo di Attis).

Il 29 marzo, il giorno successivo alla fine dei rituali, vi era il lavaggio sacro del simulacro di Cibele, che veniva prelevato dal tempio da una processione e portato all’Almone, un piccolo fiume nei pressi dell’Appia. La statua veniva quindi immersa nelle acque del fiumiciattolo, purificata e in seguito riportata al suo tempio.

A questa serie di riti facevano seguito i Ludi Megalenses. Istituiti nel 191 a. C. per celebrare l’inaugurazione del tempio di Cibele, i Megalesia erano giochi scenici, e non circensi. Nei primi anni si tenevano sul colle Palatino, di fronte al tempio della dea, mentre successivamente anche nei teatri (dove poeti del calibro di Plauto e Terenzio rappresentarono alcune delle loro opere proprio durante tali festività).

Organizzati dagli edili curuli (i magistrati dell’epoca) e successivamente con Augusto dal pretore urbano, i Megalesia prevedevano il sacrificio di una giovane giovenca e la partecipazione a un lectisternium, un banchetto in onore degli dei nel quale venivano offerte diverse vivande. Gli schiavi non potevano partecipare ed assistere ai giochi, mentre i magistrati dovevano indossare una toga praetexta di colore viola.

Il culto di Cibele e i Megalesia rimasero in vita fino al 389 d. C., quando l’imperatore Teodosio con un editto ordinò la chiusura di tutti i templi pagani.

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