Da Costantino a Valentiniano e Valente

Alla morte di Costantino i suoi tre figli, Costantino II, Costanzo II e Costante, si divisero l’impero. Tutti e tre erano cristiani, e cristiani saranno d’ora in poi tutti gli imperatori, con la sola eccezione di Giuliano. I rapporti fra i tre fratelli, però, erano pessimi, sia per reciproca gelosia, sia per le diverse posizioni religiose.

Costantino II, che nella spartizione ebbe le province più occidentali, Gallia, Britannia e Spagna, adottò il cristianesimo niceno, o “cattolico”, largamente predominante in quelle zone; lo stesso fece Costante, cui toccarono Italia, Illirico, Grecia e Africa, tutti territori in prevalenza cattolici. Costanzo II, a cui erano toccate le province più orientali, Anatolia, Siria ed Egitto, si schierò invece con l’arianesimo, condannato al concilio di Nicea del 325 ma ancora fortissimo proprio in quelle zone.
Il primo dei tre fratelli a essere tolto di mezzo fu Costantino II, che era stato nominato tutore del fratello più giovane, Costante, e che quando questi divenne maggiorenne cercò di eliminarlo. Nel 340 Costantino II invase l’Italia, ma fu lui a essere ucciso in battaglia e Costante si impadronì anche dei suoi territori. Fra il cattolico Costante e l’ariano Costanzo II i rapporti divennero molto tesi, anche se non si arrivò mai alla guerra aperta. Nel 350 Costante fu assassinato da un complotto di ufficiali guidato da Magnenzio, che si proclamò imperatore al suo posto. Nel 351 Costanzo II sconfisse l’usurpatore nella battaglia di Mursa, in Pannonia, passata alla storia come una delle più sanguinose mai combattute fra Romani e Romani; e nel 353 sconfisse definitivamente Magnenzio in Gallia, costringendolo al suicidio. Da allora e fino alla morte, nel 361, Costanzo II regnò su un impero romano riunificato.

Solido di Costantino II da cesare, in celebrazione delle sue vittorie
Solido di Costantino II da cesare, in celebrazione delle sue vittorie

Durante gli anni della lotta per il potere, i figli di Costantino convocarono diversi concili nel tentativo di risolvere il dissenso fra cattolici e ariani, che appariva come il problema più grave del mondo cristiano ed era fonte di continui disordini; i cattolici e gli ariani, infatti, erano organizzati in due Chiese concorrenti, ognuna delle quali sosteneva di essere l’unica legittima, e accusava gli avversari di eresia. Costanzo II nei suoi ultimi anni di vita cercò di imporre una mediazione che si collocava a metà fra le due posizioni estreme, ma i suoi sforzi vennero accolti male da entrambe le parti. Le due grandi confessioni in cui s’era spaccato il mondo cristiano erano ormai troppo ostili l’una all’altra per poter accettare compromessi. Nel frattempo, tutti gli imperatori continuarono la politica paterna concedendo al clero cristiano privilegi giuridici ed esenzioni fiscali, e ponendo ostacoli alle pratiche pagane più invise ai cristiani, come i sacrifici pubblici o la divinazione. Anche gli Ebrei vennero colpiti da crescenti discriminazioni. Da un anno all’altro il mondo romano diventava ufficialmente sempre più cristiano. Oltre ad ammazzarsi reciprocamente in guerre fratricide e a cercare di imporre con la forza la versione del cristianesimo di cui ognuno si era fatto il campione, i tre figli di Costantino si trovarono costretti, come già il padre, a far fronte alle sempre nuove pressioni dei grandi popoli barbari che vivevano al di là del Reno e del Danubio. Nel complesso le operazioni militari videro sempre il successo dei Romani e i barbari riuscirono a entrare sul territorio dell’impero solo come immigrati o deportati, accolti per grazia dell’imperatore e messi al lavoro. A Oriente, Costanzo II doveva far fronte a un nemico più temibile, l’impero persiano dei Sasanidi, e a più riprese lo combatté in Mesopotamia. Le operazioni militari su questo fronte furono prolungate e costose, ma poco decisive: nessuno dei due imperi sembrava abbastanza forte da prevalere nettamente sull’altro.

Solido di Costanzo II, in celebrazione del suo quindicesimo anno di regno.
Solido di Costanzo II, in celebrazione del suo quindicesimo anno di regno.

Costanzo II non aveva figli maschi, e alla morte designò come erede il cugino Giuliano. Giuliano, che regnò dal 361 al 363, fu l’ultimo imperatore della dinastia di Costantino, ma prese nettamente le distanze dal suo modello di governo. Era un uomo di eccezionali qualità, al tempo stesso generale, teologo e filosofo, innamorato della filosofia neoplatonica e deciso a riportare l’impero di Roma alla gloria passata. Ispirandosi a Marco Aurelio, Giuliano si propose di regnare coll’aiuto del senato, da primus inter pares (‘primo tra pari’) e non da autocrate o sovrano assoluto come i suoi predecessori. In contrasto con la tendenza che prevaleva fin dall’epoca di Diocleziano e Costantino, Giuliano ridimensionò la corte e la burocrazia e cercò di rivitalizzare le autonomie delle città. Ai suoi occhi il ritorno al passato significava anche ristabilire i culti pagani che il cristianesimo aveva progressivamente emarginato, come il culto del Sole. Benché allevato nella fede cristiana, Giuliano fu l’ultimo imperatore pagano e i Cristiani gli affibbiarono il soprannome insultante di Apostata, che vuol dire ‘colui che ha rinnegato la propria fede’.

giuliano

Giuliano restaurò i templi che gli imperatori cristiani avevano fatto chiudere, cancellò i privilegi del clero e cercò di convincere la classe dirigente dell’impero ad allontanarsi dal cristianesimo. Ma la reviviscenza del paganesimo durò poco: Giuliano, che prima di salire al trono aveva ottenuto brillanti vittorie contro Franchi e Alamanni in Gallia, si impegnò in una grande spedizione contro i Sasanidi in Mesopotamia, ma vi trovò la morte dopo solo un anno e mezzo di regno, a poco più di trent’anni di età. Il suo successore Gioviano fece subito la pace con i Persiani, a costo di pesanti perdite territoriali, abolì la legislazione religiosa di Giuliano e tornò a favorire il cristianesimo e perseguitare le pratiche pagane. Morto Gioviano nel 364, salì al potere il formidabile Valentiniano, uno dei più grandi imperatori del secolo (364-375). Sotto di lui si stabilizzò la suddivisione dell’impero in due parti, Occidente e Oriente: Valentiniano tenne per sé l’Occidente e affidò l’Oriente al fratello minore Valente (364-378). Valentiniano era innanzitutto un grande generale; al suo comando l’esercito romano inflisse ripetute disfatte ai barbari del Reno e del Danubio e penetrò regolarmente nel loro territorio a saccheggiare e catturare prigionieri. Valentiniano era cristiano e intervenne contro alcune pratiche pagane, ma cercò di non accentuare le spaccature religiose fra i sudditi, e perciò evitò di favorire una corrente del cristianesimo perseguitando le altre. A Oriente, suo fratello Valente non fu altrettanto prudente: di confessione ariana, urtò con il suo comportamento il clero cattolico, e così indebolì la sua popolarità. Poco dopo la morte di Valentiniano, Valente si troverà ad affrontare la grande migrazione gotica attraverso il Danubio che segna l’inizio delle invasioni barbariche. (La nostra Storia)

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