Gli Horrea, i magazzini dell’impero

Gli horrea erano una tipologia di magazzino utilizzato in epoca romana per il deposito di diversi tipi di merci. Il termine latino significa “granaio”, sebbene gli edifici erano destinati alla conservazione di merci di varia natura.

Horrea AgrippianaLe prime tracce di magazzini permanenti ci portano alla fine del II secolo a.C., quando per volere di Gaio Gracco (123 a.C.) furono costruite le prime strutture dedicate. Il termine Horrea fu impiegato negli anni per i luoghi con funzioni di magazzino delle merci (cantine, opere d’arte o biblioteche). In tutto il territorio dell’impero, quasi in ogni città, si trovavano Horrea di ridotte dimensioni, oltre agli horrea militari, che divennero parte integrante degli accampamenti romani. In essi, vi erano conservate provviste per lunghi periodi, prevalentemente beni alimentari, come arma di difesa in caso di assedio nemico, Alcuni horrea pubblici si convertirono in strutture simili alle odierne banche, al fine di custodire beni di valore. Nella città di Roma si contavano circa 300 magazzini, tra cui alcuni di vaste dimensioni.

001229_10_palatino_horrea_1I magazzini di Roma e del porto di Ostia antica erano composti prevalentemente di uno o due piani: il piano superiore era raggiungibile, anziché con le scale, tramite delle rampe. Gli ambienti ruotavano attorno al cortile interno, mentre nelle costruzioni successive si notano delle sostanziali differenze nell’articolazione degli ambienti. Il pavimento a pianterreno era sovente provvisto di vespai contro l’umidità. L’aspetto di molti horrea dell’epoca poteva ricordare quello dei piccoli centri commerciali di oggi, in cui i negozi si trovavano intorno a dei cortili (tabernae). Tuttavia, quelli mediorientali, mantenevano un aspetto derivato dallo stile locale, con una fila di profonde tabernae, aperte da un solo lato.

horrea (1)Una delle caratteristiche architettoniche degli horrea era la composizione delle mura, particolarmente spesse e resistenti, e le finestre strette e poste in alto, per scongiurare il pericolo di incendi. Per evitare spiacevoli furti, gli ingressi erano protetti da un sistema di chiusura. Generalmente, il magazzino locale prendeva il nome dalle merci che conservava e che venivano vendute, come gli horrea candelaria (per la cera, noti dal frammento 44 della Forma Urbis Severiana che permette di localizzarli sul Celio, a Nord del Balneum Caesaris, nei pressi dell’incrocio fra il Clivus Scauri e il Clivus Victoriae), gli horrea cartaria per la carta o gli horrea piperitaria per le spezie. In alcuni troviamo la denominazione del personaggio che ne volle la costruzione, come nel caso degli horrea Galbana, dall’imperatore Galba, o dal nome dei proprietari, come gli horrea Epagathiana et Epaphroditiana, visitabili ancora oggi ad Ostia antica. Gli Horrea Agrippiana alle pendici del Palatino erano una delle piazze più febbrili per l’economia, ricchissima di botteghe e imprese commerciali di ogni genere.

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