La congiura di Caligola Il percorso, i luoghi… e qualche dubbio

È il 24 gennaio. Caligola ha appena fatto un sacrificio al Nume di Augusto, presso il vestibolo della casa del suo illustre avo, nonché primo Imperatore. È una mattina fredda ma il cielo è cristallino.

Un giorno sacro. Un giorno di festa. Quel giorno si celebravano i Ludi Palatini, presso il tempio della Magna Mater. Caligola presiede ai giochi ma all’ora di pranzo decide di fare una pausa e tornare nella dimora imperiale. Con lui s’incamminano Claudio e il suo seguito. Dalle fonti sembra che il piccolo gruppo preceda l’Imperatore. Entrati nel palazzo, Claudio e il seguito percorsero la strada più diretta, mentre Caligola piegò verso una scorciatoia angusta, solo, senza la scorta dei fedeli Germani. Sembra che l’Imperatore si sia attardato ad ascoltare un gruppo di fanciulli, di alta nobiltà greca, che stavano facendo delle prove per l’esibizione del pomeriggio. Là Caligola fu raggiunto da alcuni uomini, tra questi Cherea e Sabino, che circondarono e uccisero l’Imperatore. Il corpo fu poi portato nella Domus Gaii e là, davanti ad esso, furono trucidate anche la moglie e la figlia dell’Imperatore, con ferocia inaudita. I congiurati fuggirono dal Clivio della Vittoria e da là si dispersero.
Oggi visitando il Palatino si possono vedere o almeno ricostruire idealmente i due percorsi di Claudio e Caligola. Recenti scavi hanno portato alla luce, sotto gli Horti Farnesiani, alcuni ambienti, che sembrano essere appartenuti a quell’area in cui fu trucidato Caligola. Molto suggestiva è anche la veduta del Clivio della Vittoria. Del dramma e della violenza oggi non resta più nulla. Quel che rimane è la suggestione di angoli stupendi e una veduta da mozzare il fiato. In particolare nel Clivo della Vittoria sembra di tornare indietro di 2000 anni.

Eppure la Storia, con la maiuscola, ad ogni passo ci viene incontro. Caligola è uno dei personaggi maledetti della storia di Roma, appartenuto all’altrettanto dannata dinastia giulio-claudia. Senza voler difendere nessuno a tutti i costi, vorrei dire però che leggendo le fonti, ogni qual volta che un personaggio si è posto come contraddittorio dello status quo vigente è stato bollato come malfattore, pazzo e sovversivo. Da Catilina in poi, passando per i giulio-claudi ad arrivare a Domiziano e Commodo, le fonti, parlando di queste figure controverse e condannate alla damnatio memoriae, sembra usino sempre uno schema ben preciso, a volte contraddicendosi anche all’interno dello stesso testo. Perché? La storia la scrive chi vince e certo per un periodo così lontano non è facile recuperare una realtà oggettiva dei fatti. Ma oggi gli storici hanno la volontà di approfondire, di leggere tra le righe e di analizzare non solo i personaggi così come ci sono stati tramandati, ma inserendoli in un più vasto programma di ricerca socio-economico. Per cui Tiberio non è più il vecchio lascivo che da Capri si diletta in festini e bagordi, ma un grande generale e un amante delle lettere, con una pesante eredità: l’Impero. Forse non avrebbe voluto essere imperatore e certo il suo limite fu di non aver trovato il modo di comunicare con le masse. Caligola il pazzo. O forse, da Caligola comincia a cadere la falsa ipocrisia dell’Imperatore ossequiente. Se Augusto, un grande baro, aveva tenuto aperto, anche solo apparentemente, un dialogo con il Senato, anche solo a livello formale e non di sostanza, con Caligola tutto ciò viene interrotto, e il giovane Imperatore, non accettando più le regole del gioco, metterà i maggiorenti di fronte alla loro stessa ipocrisia e contraddittorietà. Claudio. Leggendo le lettere di Augusto a Livia, dovremmo immaginarlo come uno stolto balbuziente e zoppo, imbarazzante quasi e molto lontano dal machismo romano. Forse, ma al momento della sua inaspettata ascesa al trono i Romani si trovarono di fronte a uno degli uomini più colti dell’Impero. Nerone, oh Nerone! Oggi si sta finalmente sdoganando lo stereotipo del Nerone incendiario e sanguinario. Una politica attenta e vicina al sociale piuttosto. Il fatto è che chi scrisse apparteneva a quella classe senatoria tanto osteggiata dagli imperatori, oppure riportava fatti accaduti 100 anni prima. La verifica della verità vera di un evento è difficile anche per anni a noi più vicini per cui, rimandando ad una trattazione più ampia, quello che per ora propongo è il legittimo dubbio. Troppo, tutto e tutto insieme: questo è il leit motiv con cui si procede alla dannazione di un personaggio. Affidabili o meno, le fonti storiche sono però sempre incredibilmente affascinanti da leggere, ci riportano a un tempo lontano, del quale oggi possiamo ammirare, stupiti, ammirati e increduli, i resti.

La morte di Caligola, Svetonio, 58,59
Il nono giorno prima delle calende di febbraio, verso l’ora settima, era incerto se recarsi a pranzo, sentendosi lo stomaco ancora appesantito per quando aveva mangiato il giorno precedente; alla fine si alzò, ma solo in seguito alle pressioni dei suoi amici. In una galleria che doveva attraversare, alcuni ragazzi di nobile famiglia, che aveva fatto venire dall’Asia perchè si esibissero sulla scena, stavano facendo le prove per lo spettacolo; si fermò un momento a guardarli, e, se il loro capo non lo avesse avvertito che avevano freddo, avrebbe voluto tornare indietro e far rappresentare lo spettacolo. Da questo momento vi sono due versioni diverse: alcuni dicono che, mentre stava parlando coi ragazzi, Cherea lo ferì gravemente alla nuca, con un colpo di taglio della spada, esclamando “colpisci!”, e che quindi il tribuno Cornelio Sabino, l’altro congiurato, lo trafisse al petto. Secondo altri, invece, Sabino, dopo aver fatto allontanare la folla da alcuni centurioni al corrente della congiura, gli aveva chiesto, secondo l’uso militare, la parola d’ordine, e quando Gaio aveva risposto ”Giove!”, Cherea gridando “eccolo!” gli aveva fracassato la mascella mentre si voltava. Caduto a terra con le membra contratte continuava a gridare “sono vivo”, gli altri lo ferirono con trenta ferite…visse 29 anni e fu imperatore per tre anni, dieci mesi e otto giorni. Il suo cadavere, trasportato di nascosto nei giardini di Lamia, fu posto sopra un rogo improvvisato e poi sepolto, semi combusto, sotto un leggero strato di zolle erbose. Le sorelle, quando tornarono dall’esilio, lo disseppellirono, lo cremarono e gli resero onoranze funebri… Assieme a lui fu uccisa sua moglie Cesonia, trafitta dalla spada di un centurione, e sua figlia, sfracellata contro una parete.” 

Irene Salvatori – Associazione culturale Storicum

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