Un intellettuale incompreso e un archeologo famoso

«Avido di cultura e debole di mente» (Tac. Ann., VI, 46): Così viene definito l’imperatore Claudio, un vero e proprio abbozzo della natura, lo zimbello della dinastia Giulio-Claudia. Noto per le sue stravaganze fisiche e caratteriali, la sua immagine è stata da sempre messa in cattiva luce dalle fonti antiche (Tacito e Svetonio in primis).

Un pregio, però, aveva dimostrato di avere: una grande sensibilità per la cultura in generale e per quella etrusca e greca in particolare. Quando qualcuno gli diceva che parlava sia latino che greco, lui rispondeva: “entrambe le mie lingue” e, fin da quando era giovanissimo, i suoi studi furono – anche se solo in parte – pubblicati ma non riscossero successo.

ClaudioNato Tiberius Claudius Nero Germanicus poi Claudius Caesar Augustus Germanĭcus a Lugdunum (odierna Lione) nel 10 a. C., fu imperatore di Roma dal 41 al 54 d. C. per acclamazione dei pretoriani dopo l’assassinio di Caligola. Figlio di Druso maggiore e di Antonia minore, fino a cinquant’anni visse immerso nello studio, componendo opere di storia e di filologia. Durante il principato riuscì a dare al suo regno una fisionomia attraverso il ritorno alle tradizioni repubblicane, che volle dire restituzione dell’autorità al senato; vennero restaurati anche la religio e il mos e la censura venne ripristinata. Così Claudio poté, tra l’altro, epurare il senato e rafforzarlo con elementi dell’ordine equestre, perseguendo quindi un avvicinamento delle classi.

Principalmente si occupò della civiltà etrusca ed è grazie a lui che ci è pervenuta gran parte delle informazioni che possediamo. Fu proprio Claudio a studiare Servio Tullio: secondo l’imperatore, infatti, il re etrusco (chiamato Mastarna) fu alleato o, addirittura, servo dei condottieri  Aulo e Celio Vibenna. A séguito dell’omicidio del primo e della morte in battaglia del secondo, Servio Tullio – il cui nome doveva rappresentare un’ utopistica mobilità sociale – divenne re di Roma grazie all’appoggio della potente suocera Tanaquilla che gli diede in sposa la figlia Torquata.

Necropoli di Ponte Rotto a Vulci

Nel 1857 una grande scoperta confermò gli studi dell’imperatore Claudio: la scoperta della tomba nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci. Il rinvenimento si deve al famoso archeologo fiorentino Alessandro François che godeva dell’appoggio economico del Granduca di Toscana. La scoperta fu sensazionale perché all’interno della tomba vi sono pitture che rappresentano avvenimenti precedenti a Roma e le cui figure hanno corrispondenze scritte. Esse hanno permesso non solo di identificare con certezza Servio Tullio, Aulo e Celio Vibenna ma anche di confermare la veridicità degli studi “incompresi” di Claudio che risalivano a 1800 anni prima.

Claudio morì improvvisamente dopo aver consumato un piatto di funghi letali, probabilmente della specie Amanita muscaria, il 13 ottobre 54 mentre venivano celebrate le Fontinalia, festività in onore del dio Fons. Le fonti fanno intuire che sia stato avvelenato da Agrippina, sua moglie dal 49 d.C., per mano di Lucusta, anche se era ormai sicura della successione di Nerone, figlio avuto dal primo matrimonio con Gneo Domizio Enobarbo.

Maria Stupia

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