17 marzo – Si celebrano i Liberalia

Libero, insieme alla sua sposa Libera, erano due antica divinità italiche garanti della fertilità e della coltivazione della vite; prima della pigiatura (durante la vendemmia) a loro si sacrificava, affinché garantissero la trasformazione del mosto in vino. Legato a Cerere, col tempo, Libero venne identificato con Bacco, mentre Libera divenne Arianna o Core/Proserpina.

Nell’ara dedicatagli sul Campidoglio, Libero era rappresentato da un fallo, e durante i Liberalia si venerava un simbolo fallico scortato nei campi affinché ne propiziasse la fecondità, mentre in città veniva incoronato dalle matrone per allontanare il malaugurio.

In questo giorno, le sacerdotes liberi, delle donne anziane col capo coronato d’edera, stavano agli angoli delle vie offrendo le liba, focacce ricoperte di miele, da sacrificare a Libero. Inoltre, venivano offerti pubblici banchetti e dei giochi che richiamavano la popolazione dalle campagne.

Alle origini, probabilmente la festa veniva celebrata in ambiente rurale, Virgilio racconta i momenti della festa di Bacco–Libero: scherzi, canti, risate, la gente indossava maschere fatte di cortecce e ai rami degli alberi si appendevano oscilla, focacce e un capro venivano sacrificati alla divinità.

Il legame di Libero con la germinazione, soprattutto ai succhi umidi per cui veniva associato al seme maschile, chiarisce l’associazione col rito di passaggio dei giovani, che entravano sotto la tutela di Marte venendo chiamati al loro dovere di difendere la Patria. Il 17 Marzo era anche il giorno in cui i ragazzi di un’età compresa tra i 12 e i 19 anni diventavano uomini, lasciavano la toga praetexta, consacrandola ai Lari e ai Penati e forse anche a Ercole, per indossare quella virilis, detta anche pura (perché bianca) o libera.

Dopo un sacrificio agli Dei domestici, i giovani lasciavano la loro casa in corteo (accompagnati dal padre e dagli amici), passavano dal Foro o dal Tabularium per essere iscritti alla tribù d’appartenenza e ricevere i tria nomina, e infine raggiungevano il Campidoglio dove sacrificavano a Libero e/o a Giove. In età imperiale, al tempio di Marte Ultore, i giovani lasciavano la bulla, l’amuleto appeso al collo che li aveva protetti dagli spiriti negativi durante l’infanzia.

Le ragazze invece, consacravano le loro bambole ai Lari, sopra il focolare domestico.

Liberalia

Tra le varianti di toga ci sono:

  • Toga virilis (o toga pura): toga dell’età adulta, che si raggiungeva attorno ai 15-17 anni, solitamente di colore bianco avorio. Il Pontefice massimo ne posava un lembo sulla testa. Questa festa era celebrata solitamente il 17 marzo, coincidendo con i Liberalia. I Senatori e i Cavalieri avevano il privilegio di ornarla con una striscia di tessuto color porpora appuntata sulla spalla e che scendeva sul davanti, larga per i primi e stretta per i secondi (laticlavio, angusticlavio).
  • Toga candida: ossia bianca, indossata dai candidati che si presentavano alle elezioni. Il colore doveva indicare l’onestà delle loro intenzioni.
  • Toga pulla (o toga atra): una toga marrone o grigio scuro indossata durante i giorni di lutto.
  • Toga praetexta: un tipo di toga orlata di porpora. Essa veniva indossata da:
    • tutti i ragazzi romani liberi che non avevano raggiunto ancora l’età adulta (15-17 anni). Veniva indossata nelle occasioni formali e ovviamente era di dimensioni minori rispetto a quella degli adulti;
    • tutti i maggiori personaggi civili e religiosi che per la loro funzione erano considerati Magistrati Curuli;
    • tutti gli ex Magistrati Curuli e i Dictatores al momento della sepoltura e in altri casi anche durante certe solennità;
    • tutti gli antichi Re di Roma, secondo la tradizione;
    • persone meritevoli in segno di onore, indipendentemente dalla funzione (abitudine in vigore nel periodo dell’Impero).
  • Toga picta: toga color porpora e strisce d’oro indossata dai comandanti delle legioni in occasione della celebrazione del trionfo dopo la battaglia e dagli imperatori nel periodo tardo romano. Attorno al IV secolo, la toga picta era integralmente ricamata e quindi indossata solo da personaggi di altissimo rango. Essendo rigida e pesante, fu superata da mantelli più comodi da indossare come la clamide.
  • Toga trábea: toga variopinta indossata dagli Auguri, figure che presso i romani davano l’interpretazione della volontà degli dei studiando il volo degli uccelli.
  • Toga sinus: versione più grandiosa, si pensa lunga circa tre metri. Il sinus era la parte di tessuto appoggiata al fianco destro, che poteva anche essere ripiegato sul capo. Il lembo che cadeva dalla spalla sinistra ai piedi diventò talmente lungo che fu ulteriormente ripiegato e usato come tasca (umbus).
  • La toga contabulata: usata nel tardo impero, era caratterizzata dal fatto che il lembo anteriore era passato trasversalmente sul torace invece di essere lasciato cadere ai piedi. Se ne vedono parecchi esempi sui dittici in avorio del IV secolo d.C.

BIBLIOGRAFIA

  • Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Ovidio Nasone, Fasti, libri III;
  • Marco Terenzio Varrone, Antiquitates, frm 264;
  • Virgilio Marone, Georgiche, II, 385-396.
  • Settimio Fiorente Tertulliano, De spectaculis, V.
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