8 dicembre – Tiberino in insula, Gaiae munus candida

In questo giorno avvenivano celebrazioni in onore di Tiberino, un dio latino che condivideva con le più antiche divinità venerate dai Romani l’epiteto di pater (“padre”). Egli veniva considerato dio e genius loci, poiché la sua dimora si trovava nelle acque del Tevere.

Secondo la tradizione più accreditata, Tiberino era figlio di Giano e della ninfa Camasena, signora delle acque. Tuttavia, alcune fonti riportano che il nome Tiberino fosse quello di un discendente di Ascanio, già figlio di Enea, e quindi sovrano di Alba Longa. Un Tiberino era figlio di Capeto e padre di Agrippa, e sarebbe morto combattendo proprio vicino le sponde del fiume chiamato Albula (a causa del colore delle sue acque fangose) che avrebbe tentato di attraversare, e al quale avrebbe evidentemente cambiato nome. Però, in epoca imperiale era noto un fiume chiamato Albula vicino Tivoli, dall’odore e dal sapore di zolfo, come indicato da Vitruvio.

Servio ha citato anche altri individui dai quali potrebbe derivare il nome: un altro re, etrusco o aborigeno, come un predone chiamato Thebris o i Siculi. Nel suo stretto legame con Roma, Tiberino è stato indicato anche come marito di Ilia.

Raffigurato come personificazione fluviale, in maniera del tutto tipica all’arte ellenistica, la sua festività ricorreva probabilmente il giorno della dedica del suo tempio sull’isola Tiberina. Il culto fu instaurato forse da Romolo, anche se i calendari più antichi non riportano questa festa.

Tiberino veniva invocato dai pontefici in determinate cerimonie lungo le sponde del Tevere. Lo si pregava affinché il fiume non travalicasse gli argini nei momenti di piena, e ingrossasse le sue acque quando c’era la siccità. Poiché Tiberino era stato invocato per ottenere il permesso di costruire il primo ponte sul fiume Tevere, il Ponte Sublicio dal latino sublica, (“palanca”).

Il primo ponte di Roma, è legato alla vicenda di Orazio Coclite, un generale ed eroe della tradizione romana. Questi, nonostante avesse un solo occhio, riuscì a fermare l’avanzata etrusca guidata da Porsenna nel Lazio meridionale, difendendo proprio il Ponte Sublicio, che venne distrutto mentre il generale romano combatteva i soldati nemici. Orazio Coclite terminò la sua missione gettandosi nel Tevere, affidandosi a Tiberino. Secondo Tito Livio e Plutarco, Orazio riuscì a raggiungere la città illeso, nella quale venne acclamato e onorato come un eroe; secondo Polibio invece, annegò nel fiume dando la vita per la patria.

L’8 Dicembre, secondo i Fasti Anziati e Amiternini, Tiberino veniva venerato insieme a una divinità femminile, probabilmente Gaia.

La dea Gaia, paredra di Tiberino, potrebbe essere ricondotta a due figure storiche della Roma antica, una vestale e una regina, entrambe trasposizione storica di una più antica divinità.

Alcune fonti riportano la donazione del cosiddetto Campo Tiberino al Popolo Romano da parte di una vestale chiamata Gaia Teracia. La zona indicata è stata identificata con almeno una parte del Campo Marzio.

Plinio il Vecchio invece, scrisse che il nome romano dato a Tanaquilla, moglie di Tarquinio Prisco, era Gaia Cecilia, che Plutarco però indica come una generica moglie di uno dei figli di Tarquinio. Tanaquilla, dopo la morte, venne effettivamente divinizzata e poi associata a una già esistente dea Caia.

Mentre la dinastia dei Tarquini era collegata a Tiberino e all’isola che da lui prende il nome. Secondo la leggenda infatti, l’isola sarebbe stata creata dal grano dei campi di proprietà dei Tarquini gettato nel Tevere dai Romani, quando questi cacciarono Tarquinio il Superbo e instaurarono la Repubblica. Un episodio che rimanda con tutta probabilità a un antico rituale che prevedeva un’offerta di grano al fiume.

Statua delle personificazione del Tevere di Palazzo Senatorio (scultura di età imperiale posizionata nella sua attuale collocazione da Matteo Bartolini da Città di Castello nel 1587) Piazza del Campidoglio, Roma

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Dionigi di Alicarnasso, Ῥωμαικὴ ἀρχαιολογία (Antichità Romane) I, 71;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • P. Ovidio Nasone, Fasti, libro II, 389;
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro I, 3, 6-9; libro II, 10;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, vol. III, 9, 53; vol. VIII, 74, 194; vol. XXXIV, 11, 25;
  • Plutarco, Αἰτίαι Ῥωμαϊκαί (Quaestiones Romanae), 30;
  • Plutarco, Βίοι Παράλληλοι (Vite parallele), Publicola, XVI;
  • Polibio, Ἱστορίαι (Storie), VI, 55;
  • Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, II, 500; VIII, 63; 72; 330-332;
  • Marco Vitruvio Pollione, De Architectura, VIII, 3, 2;
  • Publio Virgilio Marone, Aeneis, VIII, 72; 330-332; Georgica IV, 369.
Share