1° maggio – Laribus Praestibus

Il 1° Maggio si svolgeva a Roma anche una festa in onore dei Lares Praestites, cioè i Lari Protettori della Città Eterna. Ovidio e Plutarco descrivono queste divinità come gemelli accompagnati da un cane o vestiti con pelli di cane, in qualità di guardiani della città. Il cane infatti, nel suo ruolo di guardia del territorio, risulta naturalmente connesso a queste divinità tutelari. Di fatti, sono stati trovati resti di cani sacrificati nei depositi di fondazione delle porte della città. Inoltre, sia Plinio il Vecchio che Plutarco hanno riportato la notizia di sacrifici di questi animali come immolazione a Genita Mana, identificata come la madre dei Lari.

Proprio per questo ruolo difensivo, diversi sacelli dedicati ai Lari Protettori erano sparsi per la città; Tacito scrisse che uno di questi era collocato a uno degli angoli del pomerium.

Ovidio identificò i Lares Praestites con i Lares Compitales (i due gruppi di Lares publici di cui si è conservata memoria), quali figli di una ninfa divenuta divinità infera: Lara – Tacita e di Mercurio Psicopompo, e sarebbero quindi connessi a doppio filo col mondo ctonio. Questa identificazione comprendeva anche i luoghi di culto: i compita, agli incroci delle strade dai quali i Compitales controllavano i quartieri della città. Ovidio e Svetonio raccontano che questi luoghi, ormai usurati dal tempo, furono restaurati per volere di Ottaviano Augusto, che aveva istituito il culto dei Lares Augusti e una ripetizione dei Compitalia e dei Ludi connessi proprio alle Calende di Maggio, causando una sovrapposizione coi più antichi Lari.

La raffigurazione dei Lari come gemelli, ha causato anche l’identificazione con Romolo e Remo, che però rappresentano un archetipo del mito dei gemelli, insieme a molte altre divinità tutelari come Picumnus e Pilumus (poste sugli stipiti delle porte), a loro volta identificabili con i Dioscuri (Castore e Polluce, figli di Zeus e Leda).

Di fatto, a queste divinità protettrici veniva dedicato un periodo di purificazione, con rituali e cerimonie a livello sia pubblico che privato, che partiva coi Lemuria il 9 Maggio e terminava alla metà del mese successivo con i Vestalia, affinché si potessero eliminare le contaminazioni e allontanare gli spiriti maligni dalla città prima del raccolto.

Mosaico raffigurante un cane alla catena, proveniente dalla Casa di Orfeo a Pompei, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA
A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
P. Ovidio Nasone, Fasti, libri II, V;
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, vol. XXIX, 14;
Plutarco, Moralia, Quaestiones Romanae, 51, 52;
C. Svetonio Tranquillo, De Vita Caesarum, Augusto;
P. Cornelio Tacito, Annales, XII.

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