16 maggio – Sacra Argeorum

Questa festa avveniva il giorno prima o il giorno dopo le Idi di Maggio: il 14 secondo Ovidio, il 16 secondo Dionigi di Alicarnasso. Era la conclusione di un rituale cominciato circa 60 giorni prima, alle Idi di Marzo, anch’esso nominato Sacra Argeorum.

A Maggio, pontefici, Vestali, pretori, la flaminica Dialis in atteggiamento di lutto e i cittadini iscritti alle curie compivano una seconda processione nei 27 sacella, andando a recuperare i fantocci che vi avevano lasciato a Marzo. La processione terminava sul Ponte Sublicio*, dal quale i fantocci venivano gettati nel fiume Tevere.

Secondo una prima tradizione questo rituale ricalca una storia delle origini: gli “argei” sarebbero stati gli antenati del popolo Romano: greci, forse compagni di Ercole o stranieri, stabilitisi nella zona, e i sacella (loca argeorum) rappresentavano i loro luoghi di sepoltura, mentre i simulacri sarebbero stati gettati da Ercole o dai loro discendenti, affinché il fiume li conducesse al mare e poi alla propria patria natia.

Una seconda tradizione racconta come Ercole, giunto nel Lazio durante le sue fatiche, riuscì a debellare i sacrifici umani praticati dalle antiche popolazioni del Lazio, sostituendo i corpi delle vittime con dei fantocci: poiché la parola usata dall’oracolo di Dodona nel consegnare la profezia ai Pelasgi, poteva indicare sia “uomini” che “torce”. Seguendo la prima interpretazione, i Pelasgi giunti nella penisola italiana, sconfitti gli Aborigeni che abitavano il territorio, consacrarono la decima del bottino conquistato ad Apollo e cominciarono a compiere sacrifici umani in onore di Saturno, gettando le vittime nel Tevere, com’era stato loro ordinato.
La terza tradizione indicava nella pratica di gettare fantocci di vimini nel Tevere un ricalco dell’usanza della
depontatio, che consisteva nel gettare gli uomini ultra 60enni dal Ponte Sublicio, o d’impedire il loro passaggio su quel ponte per non farli votare al Comitium ed escluderli dalle cariche pubbliche.

*Il Ponte Sublicio (Subliucius) fu uno dei più importanti, e probabilmente il primo, tra i ponti della Roma antica. Il suo nome derivava dal termine sublica che voleva dire “palanca”, “asse di legno”, a indicare proprio la natura del ponte sul quale si poteva passare il Tevere. La sua posizione era a valle dell’isola Tiberina. Secondo Tito Livio, questo ponte fu quello nel quale Orazio Coclite riuscì a fermare l’avanzata etrusca del re Porsenna, nel VI secolo a.C. Un altro ponte di Roma molto famoso è il Ponte Emilio, sempre a valle dell’isola Tiberina, risalente al III secolo a.C. fu il primo a essere costruito in pietra; e oggi conosciuto come Ponte Rotto, dato che ne resta un’arcata ancora in piedi vicino il Ponte Palatino. I due ponti che congiungono le rive del Tevere con l’isola Tiberina invece sono: il Ponte Fabricio sulla riva sinistra, e il Ponte Cestio su quella destra (l’antica riva veiente, perché a pochi chilometri sorgeva la città etrusca di Veio) entrambi costruiti durante il I secolo a.C. (ovviamente col passare dei secoli sono stati riedificati). Gli ultimi 3 ponti sopracitati devono il nome alla gens alla quale apparteneva il magistrato che ne ha voluto la costruzione.
A monte dell’isola Tiberina si trovava per primo il Ponte di Agrippa, il cui nome derivava da quello di Marco Vipsanio Agrippa, il famoso generale e genero di Ottaviano Augusto; nella stessa identica posizione oggi si trova Ponte Sisto. Del Ponte Neroniano, invece, voluto da uno degli imperatori più odiati, Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, nel I secolo d.C., restano poche tracce visibili quando il Tevere è in magra vicino Ponte Vittorio Emanuele II. Il Ponte Elio è uno dei ponti più famosi, sebbene oggi sia conosciuto dai più col nome di Ponte Sant’Angelo, segno del fatto che ancora oggi ricopre il ruolo per il quale fu fatto costruire dall’imperatore Publio Elio Adriano nel II secolo d.C.: un collegamento tra la città e il suo mausoleo, oggi Castel Sant’Angelo. Infine, a nord della città c’è il Ponte Milvio, in diretta continuità col percorso delle antiche Via Flaminia e Via Cassia, divenuto famoso perché nel 312 d.C. vide lo svolgersi della “battaglia di Ponte Milvio”, tra le truppe di Flavio Valerio
Aurelio Costantino e quelle di Marco Aurelio Valerio Massenzio.

“Rome, the Tiber near the Porto di Ripa Grande” dipinto di Gaspar van Wittel del XVIII secolo, con i pochi resti visibili dell’antico Ponte Sublicio, Accademia di San Luca, Roma

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Dionigi di Alicarnasso, Ῥωμαικὴ ἀρχαιολογία (Antichità Romane) I, 38
  • Aulo Gellio, Noctes Atticae, libro X, 15, 30;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 334
  • P. Ovidio Nasone, Fasti, libro V;
  • A. Tagliaferri, V. Varriale, I ponti di Roma, Newton Compton, Roma 2007.
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