17 agosto – Portunalia

Come ricordato nel Calendario di Capranica, in questo giorno veniva celebrata sul ponte Emilio la festa dei Portunalia, in onore di Portuno. Il suddetto ponte (il primo ponte in pietra della città) si trovava vicino al ponte Sublicio e al tempio dedicato a Portuno nel Foro Boario, che Varrone riteneva fosse stato dedicato proprio il 17 Agosto. Tuttavia, nel più recente Calendario Filocaliano (IV secolo d.C.) la festa è stata rinominata Tiberinalia, probabilmente perché celebrata appunto vicino al Porto Tiberino, un approdo naturale formato dal corso d’acqua che attraversava la Valle Murcia e sfociava nel Tevere, frequentato già dal XIV secolo a.C.

Il tempio di Portuno, noto come aedes in portu Tiberino, è ancora oggi visibile a Piazza della Bocca della Verità: è parallelo al corso del Tevere, costruito in pietra tufacea e travertino, su alto podio e in ordine ionico. Datato alla prima metà del I secolo a.C. andava a sostituire, in parte un portico e dei locali probabilmente adibiti a tabernae (forse appartenenti alla Porticus Aemilia), e in parte una struttura templare più antica, costruita in tufo di Grotta Oscura e databile al IV-III secolo a.C., di cui sono state trovate tracce di terracotta architettonica decorata. Dentro il tempio doveva esserci la statua del dio con un’iconografia simile a quella visibile nell’arco di Traiano a Benevento, dove Portuno è rappresentato insieme alle altre divinità onorate nel Foro Boario, quale sfondo della scena della frumentatio dell’imperatore Traiano, che avveniva vicino la sede dell’annona nei pressi del porto Tiberino. Portunus è quindi raffigurato come un giovane coi capelli ricci, in nudità eroica, mentre tiene un’ancora con la mano e la spalla sinistra, legata a una corda stretta nella mano destra.

Portuno è un’antica divinità romana, tant’è che la sua festa, istituita nel periodo monarchico, è scritta in maiuscolo nei Calendari epigrafici; inoltre siamo a conoscenza che possedesse un proprio sacerdote: il flamen Portunalis. Alle origini della storia di Roma, Portuno era probabilmente il nume tutelare delle porte, giacché il suo nome deriva dal termine portus (“porta”), e la sua iconografia lo mostrava con delle chiavi in mano nel ruolo di calviger (“colui che detiene le chiavi della porta” di casa o della città). A quei tempi, nella festa di Portuno, si compiva un rituale di purificazione che prevedeva il passaggio di chiavi sul fuoco. Questa sua funzione di guardiano delle porte delle abitazioni e degli accessi alla città spiegherebbe la posizione del suo tempio: vicino la Porta Flumentana che consentiva di accedere al porto fluviale sul Tevere, luogo di scambi con popoli stranieri fin dall’età del bronzo, dove poi nacque appunto un mercato (il Foro Boario). Inoltre, Portuno era associato a Quirino, con molta probabilità per la funzione di vigilante che quest’ultimo ricopriva all’interno del pomerio e in tempo di pace. Legame sottolineato dal fatto che il flamen Portunalis aveva l’incarico di pulire e ungere le armi di Quirino con un olio contenuto in un vaso ricoperto di pece, chiamato persillum.

Col passare del tempo venne modificata la sfera d’influenza di questo dio, il suo nome finì per ricordare la parola portus nella sua accezione di “approdo fluviale”. In tal modo, Portuno finì per essere considerato un dio marino, con le sembianze di un uomo anziano (Portunus Pater), raffigurato spesso in compagnia di Salacia, Palemone e delle Nereidi, genio protettore delle città portuali, oltre che divinità fluviale in qualità di guardiano dei porti sul fiume.

Risulta difficile comprendere la differenza nelle funzioni di divinità come Portuno e Giano, soprattutto per l’età arcaica, dato che i loro ruoli sembrano in parte sovrapponibili. Tuttavia, Giano (dio delle porte e degli inizi) aveva una carattere decisamente difensivo, legato al varco chiuso e sorvegliato; nella sua iconografia le sue mani non tenevano chiavi, ma indicavano il numero 365 (i giorni dell’anno). Portuno invece, era connesso all’idea del varco aperto, attraverso il quale si passava. Tuttavia, secondo alcuni autori, Portuno e Giano sarebbero due aspetti dello stesso dio legato all’attraversamento e all’approdo sul Tevere. Secondo altri, come Dumézil, il nome di Portuno deriverebbe dal termine utilizzato per indicare il “guado”, che nei villaggi su palafitte (come quelli della civiltà di terramare e villanoviana) erano sia le entrate al villaggio che i ponti che collegavano le comunità; perciò il dio si sarebbe occupato di garantire l’attraversamento del Tevere e di altri fiumi con queste caratteristiche.

Il corrispettivo di Portuno nel pantheon greco era Palemone, che da mortale si chiamava Melicerte: figlio di Atamante e Ino-Leucotea (spesso identificata come Mater Matuta), e cugino di Dioniso/Bacco. Palemone era una divinità marina, protettrice di porti e navigatori, compagno di Ercole (come peraltro vediamo nel sopracitato arco di Traiano a Benevento).

Portunalia
Tempio di Portuno, Piazza della Bocca della Verità, Roma (di A. Patti).

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Lucio Apuleio Madaurense,  Apologia, XXXI, 7;
  • Lucio Apuleio Madaurense, Metamorphoseon libri XI o Asino d’oro, IV 31;
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