21 agosto e 15 dicembre – Consualia

I Consualia erano delle celebrazioni in onore del dio Conso che si svolgevano due volte l’anno: il 21 Agosto e il 15 Dicembre. La festa celebrata il 21 Agosto era legata al momento del racconto, quella che si svolgeva il 15 Dicembre era in connessione con l’atto della semina. Era una festa molto antica, risalente alle origini della città. Essa ha avuto un ruolo importantissimo nella storia di Roma attraverso il Ratto delle Sabine, evento che veniva “replicato” dai sacerdoti, in occasione della festività, in una sorta di rappresentazione teatrale.

In entrambe le occasioni, i muli e i cavalli, animali posti sotto la tutela del dio, non venivano utilizzati, e venivano coronati di fiori. Durante i Consualia, l’altare del dio veniva aperto al flamen Quirinalis (il sacerdote del culto di Quirino) e alle Vestali, i quali vi andavano a sacrificare le primizie dei raccolti. Nel frattempo, nel Circo si svolgevano dei ludi: corse di cavalli, di muli, di carri e varie competizioni atletiche, forse anche spettacoli di danza e mimici, a cui presiedevano dei sacerdoti. Dato che le gare dei carri furono introdotte dai Tarquini e i giochi scenici arrivarono a Roma ancor più tardi, è possibile che in età arcaica venissero svolte gare di atletica molto semplici.

Conso è un’antica divinità romana sul cui nome e sfera d’influenza s’interrogavano già gli autori antichi. Molti l’hanno identificato con Poseidone Ippio o Equestris, nume protettore degli equini. Tuttavia, il suo nome sembra derivare da consilio (“dare consigli), designando così una divinità protettrice dei segreti, messa in relazione con il consilium (“consiglio”) e dal quale proviene anche il termine consul (“consiglieri” e “consoli”, la più alta carica della magistratura romana). Ciò nonostante, è possibile che l’origine del nome del dio si trovi nel verbo condere col significato di “riunire”, “seppellire”, “nascondere”, indicando l’antica pratica d’immagazzinamento dei raccolti. Infine, l’appellativo che spesso l’accompagnava, consivus, sarebbe una traccia di arcaismo conservatasi nel lessico religioso.

La maggior parte delle fonti sottolineano che Conso presiedeva a un’attività sotterranea, proprio come l’immagazzinamento dei raccolti, poiché in età arcaica v’era l’uso di conservare le derrate cerealicole sottoterra. Il suo altare si trovava presso del Circo Massimo, nell’area dell’antica Valle Murcia, vicino a quello di altre divinità connesse con varie fasi delle attività agricole (come la semina, la mietitura, ecc…), e si trovava sottoterra: veniva aperto solo ed esclusivamente per il compimento di rituali come quello dei Consualia.

È anche possibile che i Consualia avessero un collegamento con antichi rituali d’integrazione nella comunità cittadina. Secondo la leggenda della fondazione di Roma, quattro mesi o quattro anni dopo che Romolo ebbe fondato la Città Quadrata, nella quale però mancavano donne, vedendosi rifiutare alleanze coi popoli vicini, il re indisse e istituì la celebrazione dei Consualia, durante la quale i Romani rapirono le Sabine, insieme a donne di altri popoli confinanti. Dal famoso “Ratto delle Sabine” ebbe inizio una guerra tra Romani e Sabini, i quali volevano vendicare il torto subito e recuperare le proprie concittadine. Gli scontri terminarono soltanto grazie all’intervento delle sabine, ormai integratesi nella loro nuova vita coniugale a Roma. La pace tra i Romani e i Sabini stretta tra i due re, Romolo e Tito Tazio, portò alla creazione di un popolo solo governato dai due sovrani, giacché i Sabini giunsero ad abitare a Roma, andandosi a stabilire tra i colli Campidoglio e Quirinale.

Mappa della Roma arcaica. By Cristiano64 – It-wikipedia, GFDL, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8317009

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Dionigi di Alicarnasso, Ῥωμαικὴ ἀρχαιολογία  (Antichità Romane) II, 30-46;
  • Ovidio Nasone, Ars Amatoria, libro II, 101-126;
  • Ovidio Nasone, Fasti, III, 189-228;
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  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro I, 9-15; 35;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro VI, 20.
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