25 luglio – Furrinalia

Il 25 Luglio si svolgevano rituali in onore di Furrina o Furina. Ella era un’antica dea italica legata all’acqua, che in età arcaica possedeva un sacerdote: il flamen furrinale, uno dei flamines minores plebei.

Il suo culto era attestato a Roma in un bosco sacro denominato lucus Furrinae, alle pendici del Gianicolo, più o meno dove oggi sorge Villa Sciarra. Un’iscrizione trovata in loco (CIL VI, 422), risalente al II o al III secolo d.C. riporta che l’area fosse sacra alle Ninphae Forrinae. Secondo Plutarco, fu lì che Gaio Gracco, in fuga, si fece uccidere da un suo servo. Purtroppo la dea, già nel I secolo a.C., risulta dimenticata quasi del tutto, e nel suo bosco sacro vennero insediati nuovi culti di origine orientale. Forse perché, nel frattempo, le prerogative di Nettuno si espansero fino a occupare anche il mondo delle acque sotterranee, e Furrina finì per scomparire.

In età imperiale la dea fu associata alle Furie, probabilmente per un’assonanza onomastica, ed è possibile che le ninfe a lei legate fossero una sineddoche: il nome di Furrina in plurale. Tuttavia, è stato anche ipotizzato che le sopracitate ninfe fossero le custodi delle fonti, mentre Furrina la guardiana delle acque sotterranee e dei pozzi.

Il nome Furrina potrebbe derivare da furvus (“nero”, “luttuoso”) o dall’umbro furfare e dal latino februare, che indicano l’azione di “purificare”; perciò avrebbe potuto essere una divinità del mondo infero. In effetti, Marziano Capella include questa dea nella lista delle divinità infere.

È possibile che anche la festa dei Furrinalia (dopo i Lucaria e soprattutto i Neptunalia) fosse collegata alle disposizioni degli agronomi. Per un adeguato approvvigionamento idrico infatti, oltre ai lavori di canalizzazione delle acque, veniva prescritta anche l’escavazione di pozzi, e sembra che in questo periodo codesti lavori venissero svolti con maggiore frequenza. Perciò, Furrina potrebbe essere identificata con la dea delle acque sotterranee, il nume tutelare alla quale chiedere di rivelare la presenza di falde acquifere e il permesso per poter portare alla luce ciò che scorreva sottoterra. Questa interpretazione collegherebbe i due aspetti sopracitati: quello legato all’acqua e quello legato al mondo ctonio.

Statua di ninfa, Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, Roma (di A.Patti).

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • G. Dumézil, Feste romane, Il Melangolo, Genova 1989;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Marziano Minneo Felice Capella, De nuptiis Philologiae et Mercurii, II, 164;
  • Plutarco, Βίοι Παράλληλοι (Vite parallele), Gaio Gracco, XVII;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro V, 15; libro VI, 3.
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