27 agosto – Volturnalia

Questo giorno veniva dedicato al dio Volturnus, al quale fiume veniva celebrato un sacrificio come prescritto in un calendario epigrafico (CIL I, 327). Egli veniva venerato fin dall’epoca arcaica, poiché possedeva un proprio sacerdote: il flamen Volturnalis, uno dei flamines minores plebei istituito dal secondo re di Roma, Numa Pompilio.

Il mito più conosciuto racconta che Volturno fosse un dio fluviale, collegato al fiume che scorre in Campania, padre della ninfa Giuturna (sposa di Giano e madre di Tiberino). Proprio il legame col fiume campano e l’esistenza di una festa che nell’antica Capua (l’attuale Santa Maria Capua Vetere) si svolgeva in onore del dio, ha permesso d’ipotizzare che i Volturnalia potessero essere dei rituali dedicati al fiume Tevere, che d’altronde non possedeva neppure un proprio flamine. Tuttavia, la presenza, testimoniata da Varrone, del dio Volturno già nella Roma arcaica fa escludere questa ipotesi.

Alcuni autori identificarono Volturnus con un vento del Sud-Est, come lo Scirocco, cercandovi un corrispettivo nel mondo greco. Taluni indicano un vento, simile al greco Euro o Euronoto, oppure al più caldo Auster. Secondo Dumézil, che basa la sua teoria sull’opera di Columella, Volturno era un vento al quale venivano svolti dei sacrifici per placarne la focosità con la quale colpiva le piante, affinché non seccasse i frutti della terra pronti per il raccolto, come l’uva prossima alla vendemmia. Invece, alcuni autori riconoscono Volturno come una sorta di Eolo romano: un signore dei venti.

Volturnalia

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Aulo Gellio, Noctes Atticae, libro II, 22;
  • Lucio Giunio Moderato Columella, Opera Agricolationum, V, 5, 15;
  • G. Dumézil, Feste romane, Il Melangolo, Genova 1989, pp. 78-84;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 379;
  • Tito Lucrezio Caro, De Rerum Natura, libro V, 745;
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro XXII, 43, 10-11;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro VI, 21; libro VII, 45.
Share