3 agosto – Supplicia Canum

Secondo la maggior parte degli autori antichi, il 3 Agosto alcuni cani venivano portati in processione fino a un’area nei pressi del Circo Massimo, tra il tempio di Gioventù e quello di Summanus, dove venivano crocifissi vivi, su croci o forche realizzate con legno di sambuco (arbor infelix). Nello stesso momento, una o più oche venivano trattate con tutti gli onori, addobbate d’oro e di porpora, e condotte su una lettiga verso il Campidoglio.

I due rituali erano simbolici e servivano a ricordare l’assedio dei Galli avvenuto nel 387 a.C. I cani che non vigilarono venivano così puniti, mentre le oche che diedero l’allarme, avvisando che i nemici stavano scalando il Campidoglio, venivano onorate. Attraverso questo rituale, si perpetuò una punizione fino alla tarda età imperiale, nei confronti di chi, seppur animale, aveva osato tradire Roma. Lo starnazzo delle oche invece – gli unici animali rimasti in vita sul colle Capitolino assediato, perché animale sacro a Giunone e quindi era proibito mangiarle – avvertì gli uomini del pericolo, e l’assedio venne respinto soprattutto grazie al tempestivo arrivo di Marco Furio Camillo. La tradizione tramanda che dopo questo episodio, nel punto esatto in cui le oche erano recintate venne costruito il Tempio di Giunone Moneta, il cui appellativo deriva proprio “dall’avvertimento” dato dalle oche.

Tuttavia, per Giovanni Lido questo rito veniva compiuto alle None del mese, ossia il 5 Agosto, e non il 3.

Il rito della supplicatio, nel mondo romano, prevedeva una solenne e pubblica cerimonia di supplica agli Dei, seguita da preghiere e sacrifici. Lo scopo poteva essere più di uno: ricordare momenti fausti o infausti per la comunità, celebrare una espiazione collettiva, o il preludio di un trionfo militare. Inoltre, il termine veniva usato anche per indicare un particolare tipo di preghiera, nella quale ci si genufletteva di fronte agli Dei.

Mosaico romano con cane da guardia, Proveniente dalla Casa di Paquius Proculus, Pompei | Foto: WolfgangRieger via Wikimedia Creative Commons

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Aurelio Ambrogio, Exameron, V, 13, 44;
  • Arnobio il Vecchio, Adversus nationes, VI, 20;
  • Giovanni Lido, Liber de mensibus, IV, 114;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, vol. XXIX, 14, 57;
  • Plutarco, Περὶ τῆς Ῥωμαίων τύχης (De fortuna romanorum), XII;
  • Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, VIII, 652.
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