7 ottobre – Iuno Curitis

Il culto di Iuno Curitis venne introdotto a Roma con la conquista della città di Falerii (attuale Civita Castellana) nel 241 a.C., della quale era il nume tutelare. Probabilmente attraverso la evocatio: il rituale che i generali romani rivolgevano agli dei di una città assediata per pregarli di spostare sui Romani il loro favore.

Ovidio riporta una fedele descrizione dei rituali che venivano proposti a Falerii. La cerimonia iniziava con una processione, aperta dai rituali compiuti da una vergine chiamata canephorus (“portatrice di cesto”). La processione procedeva lungo una via segnata da una successione di tappeti, e partiva dal tempio di Giunone per giungere al bosco consacratole, dove si trovava una fonte o un corso d’acqua. Alla processione partecipavano le sacerdotesse del culto, abbigliate con vesti bianche e un mantello, corone e calzari d’oro. Tra flautisti e tantissimi giovani impegnati a cantare inni alla dea, veniva portato il simulacro della divinità. Infine, nel bosco sacro veniva compiuto il sacrificio purificatorio di una giovenca, un ariete e un maiale; oltre alla caccia alla capra, donata al primo che riusciva a colpirla.

Il mito racconta che Falerii cominciò a compiere questo rituale in base al responso di un oracolo, consultato per liberare la città da una pestilenza che l’aveva colpita. L’oracolo aveva decretato il sacrificio di una vergine. Tuttavia, nel momento in cui stava per essere sacrificata una certa Valeria Luperca, accadde un prodigio: un’aquila tolse il pugnale dalle mani del sacerdote per farlo cadere su una giovenca; dopodiché, l’animale lasciò un martello sulle offerte sacrificali. Venne quindi sacrificato l’animale a Giunone e col martello vennero battuti gli stipiti delle porte, purificando così il popolo.

Oltre a Falerii, Iuno Curitis era venerata anche a Tivoli, dove l’iconografia la ritraeva su un carro, armata di lancia e scudo; invocata per la protezione delle curiae esattamente come la Giunone Sospita di Lanuvio.

A Roma, un importane luogo di culto destinato anche a Giunone Curite era il santuario delle Curiae Veteres, alle pendici della Velia. Creato dallo stesso fondatore della città, Romolo, l’edificio veniva usato come luogo di riunione politica e dei sacri banchetti dei rappresentanti delle trenta curiae. Il santuario venne poi ampliato per volere di Tullio Ostilio, terzo re di Roma, con le Curiae Novae.

L’epiteto Curitis ha un’etimologia dubbia. Servio e Dionigi di Arlicarnasso lo fecero derivare dalla parola curia; per il secondo autore, il culto di Iuno Curis o Quiris sarebbe stato fondato da Tito Tazio, il quale aveva imposto che ogni curia offrisse alla dea acqua, vino, libagioni e primizie su tavole/i di legno. Secondo Festo la parola Curitis deriverebbe dal termine sabino curis (“lancia”) e Giunone veniva così chiamata perché armata di lancia. Secondo Persio, l’epiteto derivava da Curi, la capitale dei Sabini corrispondente all’odierna Passo Corese, in un’ipotesi che indicherebbe una nascita sabina e un successivo trapianto del culto a Falerii e poi a Roma. Invece, per Tertulliano l’epiteto derivava dal Patris Curris.

È stato ipotizzato dagli studiosi che Giunone Curite avesse una funzione di soccorso e protezione relativo alla guerra. Gerhard Radke trova nella parola cursire/cursis (“correre in aiuto”) l’origine dell’epiteto della dea, come del resto riporta Servio, e indica il tempio dedicatole in Campo Marzio, situato probabilmente nei pressi del Teatro di Balbo.

In ogni caso, la dea poteva anche avere un legame con la fertilità, come sembra suggerire Ovidio. D’altronde, la lancia dell’iconografia della dea potrebbe anche indicare la celibataris hasta (“lancia nuziale”), che veniva usata nelle cerimonie nuziali per pettinare i capelli dello sposo, con lo scopo di augurare fertilità alla coppia. Il tempio sopracitato, situato nei pressi della palus caprae del Campo Marzio, sottolineava anche un legame con l’acqua.

Giunone era la regina dei cieli, esattamente come il suo sposo, Giove, ne era il re. I nomi di queste due divinità, Iuno e Iupiter, portano nel nome stesso quella etimologia che li legava come coppia sovrana sugli dei. Il corrispettivo di Giunone, nel pantheon greco, era Hera. Tuttavia, il culto di Giunone era molto diffuso nel mondo italico, e la dea veniva spesso posta in relazione a Giano, tant’è che la sacerdotessa del culto di Giunone era la sposa del sacerdote del culto di Giano.

Giunone era la divinità preposta alla protezione delle donne, in ogni aspetto della loro vita; ma nella sua sfera d’interesse rientrava anche la finanza, infatti veniva onorata in Campidoglio nelle vesti di Giunone Moneta.

Busto di Giunone in terracotta proveniente dal tempio di Giunone Curite a Falerii, 380 a.C. circa, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma (di Sailko – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62982075).

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Dionigi di Alicarnasso, Ῥωμαικὴ ἀρχαιολογία  (Antichità Romane) I, 21; II, 23, 50;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 49;
  • P. Ovidio Nasone, Amores, libro III, 13;
  • P. Ovidio Nasone, Fasti, libro VI, 57-98;
  • Aulo Persio Flacco, Satire, IV, 26;
  • G. Radke, Die Götter Altitaliens, Aschendorff, Münster 1965;
  • Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, II, 614;
  • Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, Apologeticum, XXIV, 8.
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