9 agosto – Sol Indigiti in Colle Quirinale

Per commemorare la vittoria di Caio Giulio Cesare nella battaglia di Farsalo (48 a.C.) venne deciso che ogni anno, il 9 Agosto, si sarebbe svolta una celebrazione che prevedeva un sacrificio al Sol Indigete nel suo tempio sul Quirinale.

Come riportato sui calendari epigrafici di età imperiale, un edificio templare consacrato a Sol Indiges doveva esistere sul colle Quirinale. Probabilmente fu realizzato proprio in età imperiale in sostituzione di un originario sacello (uno spazio a cielo aperto). Sappiamo infatti che un sacellum venne trasformato in solarium, uno spazio aperto dal quale era possibile determinare l’ora del giorno tramite l’osservazione della posizione del sole, per volere del console Lucio Papirio Cursore nel III secolo a.C. Per questo specifico motivo, il tempio che venne poi edificato sul luogo doveva essere provvisto di un’apertura nel tetto.

Per le antiche fonti romane il culto del Sol Indiges sul Quirinale era legato all’insediamento di sabino stabilitosi sul colle fin dall’età protostorica. Esso aveva avuto origine come culto gentilizio, dato che era stato affidato alla gens Aurelia, il cui nome deriverebbe da ausel (come “Sol” in lingua sabina o come “Usil”, il nome dell’etrusca divinità del sole). Poco dopo la fondazione di Roma e la pace stretta fra Romani e Sabini, il culto sarebbe diventato “di Stato” per volere di Tito Tazio, re dei Sabini.

Per quanto riguarda la parola Indiges, è possibile ch’esso fosse un appellativo collegato agli antenati divinizzati; oppure al Pater Indiges quale arcaica divinità solare con caratteristiche ctonie, successivamente identificata con Enea in qualità di progenitore del popolo romano.

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • Aurelio Agostino d’Ippona, De Civitate Dei, IV, 23;
  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 23;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro V, 68;
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  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, vol. VII, 60, 213;
  • Marco Vitruvio Pollione, De Architectura, I, 2, 5.
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