L’Italia nel I millennio a.C.

A partire dal 1000 a.C. il quadro dell’Italia preromana si fa meno confuso grazie alla progressiva differenziazione delle culture testimoniata dagli scavi archeologici e, più tardi, grazie alla comparsa delle prime epigrafi, che forniscono preziose indicazioni sulle lingue parlate nelle diverse regioni. Ne risulta un quadro di grande diversità: la penisola è come un mosaico di genti differenti fra loro per lingua, civiltà, quadri politici e sociali. La situazione italiana, di conseguenza, appare diversa da quella di altre regioni, come l’Egitto e la Grecia, dove viveva uno stesso popolo, sia pure con alcune diversità interne.

Il mosaico di popoli dell’Italia preromana era nato da processi molto lenti di formazione di nuove etnie avvenuti durante i secoli precedenti. Talvolta questi nuovi popoli si erano formati grazie alla trasformazione culturale delle popolazioni già residenti; in altri casi erano nati dall’incontro fra indigeni e popolazioni di provenienza esterna, alcune giunte nella penisola in gruppi isolati, altre con uno spostamento di massa ben organizzato, una vera e propria invasione. Ma al momento ancora ignoriamo i tempi e i protagonisti di questi processi. Fra le numerose lingue parlate in Italia prima della conquista di Roma, le più antiche erano quelle delle genti non indoeuropee, come i Reti, insediati soprattutto nell’attuale Trentino-Alto Adige, e forse gli Èlimi e i Sicani in Sicilia orientale e meridionale. La più importante lingua non indoeuropea era quella degli Etruschi. Un quadro linguistico ancora più variato era creato dalle genti indoeuropee, che in tante occasioni e lungo l’arco di millenni erano penetrate in Italia attraversando l’Adriatico o scendendo dall’attuale Friuli.

Nell’Italia centrale, a est del Tevere, vivevano gli Umbri e, più a sud, i Sabini, mentre sul versante adriatico erano stanziati i Piceni e altre popolazioni. Nel Lazio a sud del Tevere vivevano i Latini: a noi possono sembrare più importanti degli altri, perché è fra loro che nascerà Roma, ma per lunghi secoli sono stati anche loro un piccolo popolo oscuro di pastori e contadini, per nulla diverso dagli altri. Più a meridione prevaleva la lingua degli Osci, parlata soprattutto in Campania e Lucania, mentre in Puglia si trovavano Messapi e Iàpigi. I Liguri in origine si erano stabiliti nel territorio costiero che andava dalla Toscana settentrionale fino alla Provenza, spingendosi all’interno anche in Piemonte e Lombardia; dal 600 a.C. l’espansione degli Etruschi prima e poi dei Celti ne ridusse la presenza alla sola Liguria. Nell’Italia nord-orientale vivevano i Veneti, mentre più a occidente, in vaste zone di Lombardia e Piemonte, si stanziarono appunto i Celti.

L’origine dei Celti è incerta, ma sembra che vada collegata alla cosiddetta cultura di Hallstatt, una località austriaca dove è stata scoperta una grande necropoli, utilizzata dall’800 al 500 a.C. Poiché le pratiche di sepoltura e gli oggetti di Hallstatt sono simili a quelli di molte altre necropoli ritrovate in Francia centrorientale, Svizzera, Germania meridionale e Austria, è chiaro che in queste regioni vivevano popolazioni accomunate da una simile civiltà, ma in realtà ignoriamo tutto sulla loro lingua e la loro provenienza. In queste stesse aree, a partire dal 550-500 a.C. si sviluppa la cultura di La Tène, una località svizzera dove sorgeva un santuario nel quale sono stati trovati migliaia di oggetti, fra cui spade, scudi, brocche, attrezzi vari e parti di carri. Gli archeologi hanno proposto di identificare questa cultura con i popoli che i coloni greci di Marsiglia incontrarono proprio a quell’epoca, e a cui diedero il nome di Celti. La rapida diffusione della cultura di La Tène nelle attuali Francia, Spagna, Germania, Ungheria, Gran Bretagna e Irlanda testimonia un vasto processo di espansione dei Celti, proseguito per secoli. Più che un popolo, peraltro, i Celti erano un insieme di popolazioni accomunate dall’uso di oggetti e modi di vivere, e anche dalla diffusione di una stessa lingua base.

In Italia popolazioni preceltiche, cioè caratterizzate da manufatti e necropoli simili a quelli di Hallstatt, sono presenti già dall’800 a.C. in alcune parti di Lombardia e Piemonte orientale. In queste zone si sviluppa la cultura di Golasecca (così detta da una località sul Ticino, in provincia di Varese) che recenti scoperte hanno permesso di attribuire a popolazioni celtiche arcaiche. La presenza dei Celti divenne però forte soprattutto a partire dal 400 a.C. Varie tribù celtiche giunsero in Italia settentrionale, scacciando Etruschi e Liguri: in Lombardia si insediarono i Cenomàni e gli Ìnsubri, in Piemonte i Taurini, in Emilia i Boi, nelle Marche settentrionali i Sènoni. I Romani, che chiamavano le popolazioni celtiche Galli, diedero allora alla Pianura Padana il nome di Gallia Cisalpina (cioè ‘situata al di qua delle Alpi’). (Fonte La nostra Storia)

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