Le monete romane: commercio e propaganda

Sin dai primi giorni della leggenda di Roma, dalla sua fondazione (21 aprile 753 a.C.), durante il periodo monarchico (753-509 a.C.) e parte del periodo repubblicano (509-31 a.C.), il metallo era valutato a peso e rappresentava lo strumento di scambio da utilizzare nel commercio in sostituzione dell’usanza del tempo: il baratto; il metallo era utilizzato in blocchi di bronzo fusi di forma irregolare e di dimensioni che potevano variare (aes rude).

Uno degli inconvenienti più frequenti di questa forma di pagamento era l’obbligo delle operazioni di peso del blocco di bronzo per ogni attività di scambio. Le monete romane cominciarono ad entrare nella società solo nella seconda fase repubblicana. Esse contribuirono non solo allo sviluppo del commercio ma furono strumento innovativo nel campo della propaganda: ogni moneta recava un messaggio mediante una effige, solitamente dell’imperatore, ed una scena che raccontava un fatto politico, una gloriosa conquista militare, una celebrazione religiosa.

Alcune preliminari iniziative furono prese da mercanti e poi del governo, cominciando ad utilizzare lingotti in bronzo di forma più regolare, rettangolare, che riportavano i segni o le effigi del produttore (aes signatum), così da permettere il riconoscimento. Nonostante il passo avanti, mancava sempre l’uniformità di peso (valore) di questi lingotti, che non potevano ancora essere considerati una moneta vera e propria.

La prima moneta romana apparsa durante il periodo repubblicano fu l’asse (aes grave o aes librale), affiancata ai commerci marittimi (335 a.C.). Il suo peso fu inizialmente pari ad una libbra latina (273 g), avvicinandosi poi alla libbra romana (327 g). La realizzazione dell’asse avveniva sempre mediante fusione. L’asse vide il suo valore ridotto nel tempo, identificandosi nelle sue frazioni, come la 1/2 libbra romana (286 a.C.), il 1/6 di libbra (268 a.C.), 1 oncia (217 a.C.) e 1/2 oncia (89 a.C.). Quando i romani entrarono in contatto con le civiltà greche del meridione d’Italia al 300 a.C. le monete in bronzo non erano più adatte, avendo esse un valore insufficiente per gli scambi commerciali, mentre le città della Magna Grecia utilizzavano monete in argento.

Asse con Giano
Asse con Giano

La prima moneta d’argento della storia romana fu il didramma che era realizzata sulla base del sistema monetario greco, con un peso di 6,82 g. Una moneta che però venne ben presto sostituita, dal 221 a.C. dal cosiddetto vittoriato, che non raggiunse una grossa diffusione. Il Denario fu senza dubbio la moneta d’argento alla base dell’economia di Roma, coniato a partire dal 268 a.C.. Il suo valore originale era di 10 assi, pari a 1/72 di libbra (4,55 g). Nell’anno 217 a.C. il denario subì una conversione a 16 assi, a causa della svalutazione. Esso era il cardine dell’economia romana dalla sua introduzione fino alla fine della sua emissione (metà III secolo d.C), ma nonostante questo si ridusse lentamente nel tempo per purezza e peso.

Aureo di Augusto
Aureo di Augusto

Le prime emissioni di monete d’oro vi furono intorno al 250 a.C. in Campania, chiamate statere e mezzo statere, del peso di 6,82 e 3,40 grammi, raffiguranti il volto di Giano bifronte. L’aureo cominciò ad essere emesso in regolarmente dal I secolo a.C. all’inizio del IV secolo d.C., quando venne soppiantato dal solido. L’aureo era della stessa forma del denario, ma naturalmente più pesante.

Didracma di Claudio
Didracma di Claudio

Secondo la storia pare che il primo aureo di una certa rilevanza sia stato emesso nel 49 a.C. da Caio Giulio Cesare, che mostrava la testa di Venere. Cesare rese stabile il peso a 1/40 di libbra romana. In quest’epoca e per tutta l’età imperiale, si diffuse l’usanza di recare nel rovescio della moneta, scene di gloria o divine, mantenendo sul dritto l’effigie dell’imperatore o di un congiunto del princeps. La produzione di monete d’oro diminuì drasticamente nella parte finale del II secolo, dopo il regno di Marco Aurelio. Durante il III secolo pezzi d’oro comparirono in varie frazioni e multipli. Nel 309 Costantino I introdusse il solido, allo scopo di sostituire l’aureo quale moneta d’oro di base nell’Impero romano. Il solido era di forma poco più grande e sottile, mentre l’aureo era più piccolo e spesso. Il solido ebbe una larga diffusione soprattutto nell’Impero d’Oriente.

Denario di Domiziano
Denario di Domiziano

Nel 15 a.C. l’imperatore Augusto fu il primo a riformare il sistema monetario dell’Impero Romano che vedeva il controllo totale dell’imperatore sull’emissione delle monete d’oro e d’argento, per le spese dello stato; il senato aveva il controllo sulla coniazione delle monete in bronzo, solitamente maneggiate dal popolo. Augusto decise di riformare gli strumenti finanziari adeguati, tra il 23 ed il 15 a.C., fissando i livelli della moneta aurea (1/42 di libbra) equivalente a 25 denari d’argento e a 100 sesterzi di rame. Per le monete d’argento, vi era il denario (1/84 di libbra, 3,90 g) ed il suo sottomultiplo quinario (1/2 denario). Per i valori più bassi, era presente l’asse in rame (10,90 g), i suoi multipli in oricalco, simile all’ottone, chiamati dupondio (2 assi) e sesterzio (4 assi); per i sottomultipli era presente il quadrante in rame (1/4 di asse).

Sesterzio di Nerone
Sesterzio di Nerone

Il denario vide il suo valore stabile durante tutta l’epoca della dinastia Giulio-Claudia. Nel 65 d.C., Nerone portò il valore dell’aureo ad 1/45 di libbra (7,28 g), mentre il denario fu portato ad 1/96 di libbra (3,41 g). La riforma di Nerone venne praticamente cancellata da Domiziano che riportò i valori monetari a quelli di epoca augustea. In epoca traianea fu nuovamente ripristinata la riforma neroniana. Alla fine dell’impero di Commodo, il denario attraversava un periodo di costante svalutazione tanto che presentava meno del 50% di argento. Quando salì al potere Caracalla, egli svalutò di nuovo l’aureo, valutandolo 1/50 di libbra (6,54 g). Videro la comparsa monete con valore doppio: il doppio aureo (binione) ed il doppio denario (antoniniano).

Antoniniano di Caracalla
Antoniniano di Caracalla

Aureliano riformò nuovamente il sistema monetario tra il 272 ed il 275, allo scopo di riqualificare le monete minori, limitando le attività delle zecche locali. L’aureo venne valutato inizialmente di 1/60 di libbra (5,54 g), assestandosi successivamente nel valore di 1/50 di libbra (6,50 g).

Follis di Costantino
Follis di Costantino

Diocleziano impose un’opera ferrea di riforma, sia in ambito amministrativo che fiscale, arrestando la crisi creatasi nel periodo dell’anarchia. La riforma monetaria di Diocleziano, contribuì a creare una nuova serie di zecche imperiali distribuite nelle diverse province. L’aureo tornò ad avere un peso di 1/60 di libbra. Nel  310, Costantino avviò la sua riforma che rimarcava il sistema di Augusto, ultima riforma dell’impero romano. La moneta d’oro era il solido, con un peso di 4,54 g pari a 1/72 di libbra, mentre la moneta d’argento era la siliqua, di 2,27 g. pari a 1/144 di libbra; con un valore doppio della siliqua fu introdotto fu il miliarensis, avente il medesimo peso del solido. Per le monete in bronzo, il nummus centonionalis, 3 g  (1/100 di siliqua), prese il posto del follis.

Solido di Costanzo II
Solido di Costanzo II

Nel 346, gli imperatori Costanzo II e Costante modificano il sistema introdotto da Costantino sostituendo il nummo, dimezzato nel suo valore (circa 1,35 grammi), con la maiorina. Il sistema monetario voluto da Costantino resistette fino alla fine dell’Impero Romano d’Occidente. In Oriente, nel 498 d.C., la riforma monetaria dell’imperatore Anastasio fu basata su multipli del nummo relativi alle monete in bronzo ed il solido per le monete d’oro.

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