7 marzo – Vediovis sul Campidoglio

Una capra humano ritu, veniva sacrificata a Vediovis, forse tramite inumazione o come sostituzione di precedenti sacrifici umani. In questo giorno si celebrava la consacrazione di un tempio sul Campidoglio a Vediovis, che la tradizione voleva fosse sorto sull’antico asylum Romuli (dove il primo re avrebbe accolto fuorilegge, banditi ed esiliati per popolare la città di Roma).

Secondo Varrone, il culto di Vediovis sul Campidoglio fu fondato da Tito Tazio, re dei Sabini. Secondo altri autori il culto sarebbe giunto a Roma solo dopo la distruzione di Alba Longa (durante il regno di Tullio Ostilio). Forse, in origine, era una divinità protettrice dei supplici, capace di purificare chi chiedeva asilo affinché si unisse alla comunità, proteggeva i fuggiaschi e gli schiavi manomessi (liberati), conducendoli dall’oscurità alla luce. Secondo alcuni autori, il nome indicherebbe un’antica raffigurazione di Giove da giovane, accompagnato dalla capra Amaltea che lo aveva allattato. Secondo altri, il nome designerebbe l’accezione di Giove che reca danno e pericolo ai mortali. Altri ancora trovarono nel nome un’indicazione a un Giove di Veio (etrusco).

L’antica statua in cipresso (è stata ritrovata una probabile copia in marmo) del Dio, sarebbe stata consacrata alle divinità infere, ad Apollo e a divinità della guarigione (come Esculapio) e avrebbe raffigurato un giovane arciere accompagnato da una capra, una sorta di Giove degli Inferi.

La connessione con Giove si esplica nella funzione purificatrice e apotropaica svolta soprattutto verso gli schiavi, che dovevano completare il rituale di purificazione col giuramento sul lapis silex sacro a Giove. Era connesso anche a Esculapio, poiché un altro tempio in suo onore si trovava sull’isola Tiberina, luogo fuori dalle mura, di guarigione (quasi di asylum) nel quale i malati guarivano e tornavano in città sani e purificati dai mali.

Di Sailko – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=75412365

Antonietta Patti


BIBLIOGRAFIA

  • Aulo Gellio, Noctes Atticae, libro V;
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro XXXV;
  • Ovidio Nasone, Fasti, libro III;
  • Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro XVI;
  • Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, libro V.
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