La Villa del Casale di Piazza Armerina

La Villa del Casale di Piazza Armerina

In contrada Casale, a circa 4 chilometri da Piazza Armerina, piccolo paesino in provincia di Enna in Sicilia, esiste una delle più straordinarie testimonianze di domus romana di età tardoantica: la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. Relativamente in buono stato di conservazione, i suoi mosaici ancora visibili sono tra i più belli del mondo.

Non sappiamo a chi appartenesse, anche se gli studiosi discutono da decenni su questo argomento, ma la maestosità di questo complesso abitativo rappresenta un’importante testimonianza per conoscere l’età tardoantica e la storia della Sicilia in età romana.

LA SICILIA IN ETÀ ROMANA

La Sicilia fu la prima terra che Roma, ancora una Repubblica, conquistò al di fuori della penisola italica, nel 241 a.C. durante la Prima Guerra Punica1, e divenne per questo la prima provincia romana nel 227 a.C.

Per quasi tre secoli l’isola fu considerata il “granaio di Roma”, la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra, nella battaglia di Azio nel 31 a.C., e la conquista dell’Egitto avvenuta l’anno seguente ebbero una tragica conseguenza per la Sicilia: con la creazione della provincia d’Egitto proprio questo paese venne scelto per rifornire di grano la Città Eterna.

Perciò, nei primi tre secoli dell’età imperiale la Sicilia attraversò un periodo di abbandono e di depressione economica. Lo Stato romano trascurava il territorio, lasciandolo nelle mani di briganti che imperversavano per le campagne, e di pochi proprietari terrieri che vivevano nelle città mentre aumentavano le loro proprietà a dismisura creando enormi latifondi poggiati sul lavoro degli schiavi.

Soltanto all’inizio del IV secolo d.C., durante il regno di Costantino, la Sicilia ricominciò a fiorire. La fondazione di Costantinopoli aveva determinato la necessità di far confluire nella città fondata da Costantino il grano prodotto in Egitto, mentre l’Africa proconsolare2 e la Tripolitania3 rifornivano Roma. Questo permise alla Sicilia, a causa della sua posizione geografica tra la penisola italica e il Nord Africa, di ricoprire l’importante ruolo di snodo commerciale nel Mar Mediterraneo. In questa nuova situazione, i grandi latifondisti cominciarono ad aver più cura della gestione dei loro territori, aumentando il numero dei coloni tra i loro contadini.

È in questo contesto, sui resti di una fattoria del I secolo d.C. probabilmente distrutta da un terremoto, che tra il 320 e il 325 d.C. venne livellato il terreno per creare la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina.

La Villa si trovava lungo la via che collegava Catania con Agrigento. Il centro principale di questo asse viario era la mansio4 di Sophiana o Philosophiana5, come indicata nell’Itinerarium Antonini6, e a questa località doveva far riferimento anche la Villa del Casale.

Pianta della Villa del Casale di Piazza Armerina (di © José Luiz Bernardes Ribeiro, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38695556).

LA STRUTTURA DELLA VILLA ROMANA DEL CASALE DI PIAZZA ARMERINA

La Villa del Casale di Piazza Armerina era un luogo di rappresentanza e sede dell’officium, il centro di gestione amministrativa di una vasta proprietà terriera. La struttura architettonica della Villa del Casale si può dividere in quattro nuclei, nettamente distinti ma strettamente connessi, sia negli accessi che nel programma iconografico:

  • l’ingresso monumentale: con arco trionfale composto da tre arcate che consente l’accesso a un cortile a ferro di cavallo, racchiuso da un porticato sorretto da colonne ioniche, e al centro una fontana quadrangolare (ambienti 1-2);
  • il corpo centrale attorno al peristilio quadrangolare: dal vestibolo d’accesso, comprende i vani di servizio, le monumentali stanze pubbliche, quelle riservate e quelle private degli appartamenti dei proprietari (ambienti 11-13, 17-31, 35, 37-45);
  • il grande triconco: con un peristilio ovoidale attorniato da cubicoli e dominato da una sala triabsidata (ambienti 33-34 e 36);
  • il complesso termale (ambienti 6-10, 14-16).

Una particolarità della Villa è che ogni nucleo sopracitato è orientato secondo un proprio ed esclusivo asse, ma ogni asse converge esattamente al centro della vasca del peristilio quadrangolare (ambiente numero 13).

Attraverso questo dettaglio e all’analisi del programma iconografico dei mosaici è facile notare come il progetto architettonico della Villa sia stato unitario e organico, che si sia basato sul tipico impianto di una villa romana (vestibolo, corte, aula absidata e triclinio) con l’aggiunta di strutture originali adattate al terreno. Del resto, anche la ben più antica Villa Adriana a Tivoliè una villa organizzata a nuclei.

La pars rustica della Villa, ovvero l’area degli impianti di produzione agricola comprendente le cucine, i torchi e i depositi per l’immagazzinamento e la distribuzione dei prodotti, si trovava probabilmente in un area a Ovest dall’ingresso. A Ovest del cortile a ferro di cavallo sono stati trovati dei grandi ambienti suddivisi in tre zone da dei pilastri, forse delle stalle o dei magazzini per i prodotti agricoli.

Più a Sud invece, sono state trovate le tracce di una sala absidata con vasca, avente una decorazione a onde, che forse apparteneva a un più piccolo complesso termale destinato al personale della Villa e ai coloni che vi lavoravano8.

Grazie all’analisi dei soggetti dei mosaici è possibile ipotizzare quali aree della Villa erano pubbliche, quali erano riservate, ovvero dove il padrone riceveva i suoi ospiti più intimi, e quali dovevano rimanere private.

Erano pubbliche le ricche sale con grandi entrate sul peristilio rettangolare (numero 13) corrispondenti ai numeri 25 e 31, insieme alla maestosa aula absidata o Basilica al numero 43 preceduta dal grande corridoio biabsidato al numero 28, collocate su un più alto livello di quota per un motivo “scenografico”.

Stanze riservate, per il ricevimento di amici e conoscenti, erano gli ambienti delle terme nei vani numeri 6-10 e 14-16, e del triconco ai numeri 33-34 e 36 col grande peristilio ovoidale e il triclinio, la sala con le tre absidi probabilmente adibita a banchetti.

Privati erano invece i vani degli appartamenti del dominus e di sua moglie corrispondenti ai numeri 37-42 e 44-45, rispettivamente e Sud e a Nord della grande aula absidata.

Mosaico dell’ingresso con scena dell’adventus, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

I MOSAICI DELLA VILLA DEL CASALE DI PIAZZA ARMERINA

I mosaici della Villa presentano differenze stilistiche che non dipendono dal fatto che furono realizzati in diversi periodi, ma dall’uso di modelli differenti, i cui schemi furono probabilmente originati a Roma ma elaborati da mosaicisti provenienti da botteghe dell’Africa settentrionale.

Nel I nucleo, l’ingresso monumentale con l’arco trionfale era abbellito da un affresco parietale che ritraeva un gruppo di cavalieri tra i quali spiccavano due uomini raffigurati anche nel mosaico della “Grande Caccia”, forse il proprietario della Villa col figlio. Dei mosaici è sopravvissuto solo un frammento di decorazione a squame e motivi vegetali, sul lato settentrionale del cortile a ferro di cavallo.

Al II nucleo si accede dal vestibolo preceduto da una scalinata (ambiente numero 11), dove si trova una scena di adventus (“ingresso cerimoniale”), forse il “bentornato” a casa del padrone. Nel registro superiore sono ritratti tre uomini, soltanto uno di loro è coronato con una corona di foglie e tiene un candelabro nella mano destra, mentre gli altri due tengono dei ramoscelli tra le mani. Nel registro inferiore sono raffigurati due giovani con dei dittici9 tra le mani, mentre stanno cantando o recitando.

Peristilio quadrangolare e particolare del mosaico con protomi animali del peristilio,  Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Dal vestibolo si accede al grande peristilio rettangolare (ambiente numero 13), i cui mosaici corrono tutto attorno sotto un porticato con colonne corinzie. I mosaici presentano due file di quadrati con dentro ghirlande d’alloro circolari che racchiudono protomi di animali (cervi, leoni, capre, tori, cavalli, struzzi, elefanti, ecc…). I musi degli animali cambiano orientamento ai lati dell’accesso al vestibolo e ai lati delle scalinate verso il corridoio biabsidato: sono orientati verso il triclinio a Sud, e verso le terme e le camere private a Nord.

Al centro del peristilio si trova una sinuosa fontana, composta da una grande vasca rettangolare con due mezzelune concave sui lati lunghi e due piccole vasche semicircolari appoggiate ai lati corti.

Interrompe l’unità del peristilio soltanto il piccolo vano del Larario (ambiente numero 12), avente due colonne corinzie ai lati dell’ingresso e un mosaico pavimentale geometrico con trecce che formano una losanga decorata da una foglia d’edera al centro.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Larario della Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Sul lato settentrionale del peristilio si aprono i vani di servizio delle cucine, gli ambienti numero 17-19 e 21, con mosaici a decorazione geometrica. Mentre l’ambiente numero 20, un altro probabile vano di servizio o un cubiculum (“camera da letto”), riporta un mosaico nel quale, su due registri, sono raffigurate delle donne con i corpi statici ma i mantelli svolazzanti. È stato ipotizzato sia la raffigurazione di una danza rituale in onore della dea Cerere o dell’episodio del Ratto delle Sabine.

L’ambiente di fianco, il numero 24, contiene il mosaico degli Eroti che pescano su quattro barche o in groppa a un delfino, usando reti oppure le mani nude. Gli Eroti presentano un segno a V sulla fronte; alcuni sono seminudi, altri indossano una corta e ricca tunica. In alto, a fare da sfondo alla scena, il portico semicircolare di una villa marittima.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Mosaico della “Piccola Caccia”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nell’ambiente numero 25, probabilmente una coenatio (sala da pranzo invernale), spicca il cosiddetto mosaico della “Piccola Caccia”, con uno stile che ricorda quello dei tondi adrianei dell’Arco di Costantino a Roma.

Le scene, posizionate su quattro registri, mostrano attività e momenti di relax tipici della vita dei proprietari terrieri dell’antica Roma: la caccia alla volpe nel primo registro, il sacrificio a Diana di una lepre e di un cinghiale nel secondo registro, il banchetto del dominus che nel terzo registro sembra dominare l’intera stanza. Nel quarto registro sono raffigurate una caccia ai cervi, e l’abbattimento di un cinghiale che aveva ferito un servo mentre altri due si erano nascosti dietro una roccia.

Anche in questo caso, la frontalità dei personaggi e la posizione degli alberi tendono a rendere le scene innaturali e artificiose. Mentre la tenda posta sopra il banchetto sembra creare uno spazio sacro attorno al personaggio principale (il dominus) e attira l’attenzione, come il ciborio delle chiese paleocristiane.

Il corridoio della “Grande Caccia”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Tre scalinate, due agli angoli e una al centro, nel lato orientale del peristilio quadrangolare permettono l’accesso a uno degli ambienti più iconici della Villa: il lungo corridoio con le estremità absidate che raccorda il peristilio sottostante con la grande aula absidata, nota anche come Basilica, e le stanze private della famiglia del dominus.

Largo 5 m e lungo più di 65 m, il corridoio biabsidato contiene il mosaico della “Grande Caccia”, uno dei più conosciuti del mondo proprio per la sua unicità. Non soltanto perché è un’opera bellissima, ma anche perché in essa sono ritratti animali provenienti da tutte le terre allora conosciute. Poiché è da ogni terra che a Roma giungevano gli animali da usare nei giochi10 s’intendeva così ostentare la ricchezza e la potenza dell’imperatore e segnalare l’universalità dell’Impero Romano, oltre a simboleggiare il potere dell’Uomo sul mondo umano e animale.

A brevissima distanza dal mosaico della “Piccola Caccia”, si trova questo mosaico il cui nome è contraddittorio: nell’opera mosaica nota come “Grande Caccia” non è raffigurata una caccia, dato che nessun animale viene ucciso, bensì una cattura. Si può osservare come gli animali venivano imprigionati dentro gabbie di legno le quali poi venivano imbarcate su una nave. La destinazione delle imbarcazioni raffigurate è Roma, dove, come in quasi tutte le città romane, le bestie selvagge venivano usate per le venationes (“cacce di animali) e la damnatio ad bestias (la condanna a essere divorati dalle belve feroci)11.

L’analisi dello stile del mosaico della “Grande Caccia” rivela la sua datazione. La frontalità, la proporzione gerarchica, la bidimensionalità delle figure, la disposizione delle scene su più registri, i paesaggi dello sfondo appena accennati sono tutte caratteristiche dell’arte tardoantica. L’acconciatura “a calotta”, con le ciocche di capelli che scendono sulla fronte, è tipica del IV secolo d.C. Invece, i vividi colori delle tessere, realizzate con scaglie di pietra e pasta vitrea, insieme alla cura nel decorativismo, sembrano quasi anticipare alcune caratteristiche dell’arte bizantina.

Inoltre, l’analisi stilistica e tecnica dei mosaici ha permesso d’individuare almeno due gruppi di mosaicisti quali autori dell’opera. Uno ha utilizzato tessere quadrate di piccole dimensioni di circa 25 colori diversi, l’altro ha usato tessere leggermente più grandi e solo 15 colori. Il primo gruppo ha realizzato figure più naturalistiche, basandosi ancora sui canoni artistici del III secolo d.C. Il secondo gruppo invece, ha creato figure più schematiche e prive di volume, forse perché già legato alla concezione plastica del IV secolo d.C.

Particolare del mosaico della “Grande Caccia”, col trasporto degli animali selvatici dentro le casse con tracce rosse a indicare il sangue, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

I mosaici delle due absidi, a Nord e a Sud del corridoio, ritraggono ciascuno una figura femminile circondata da animali selvaggi. Queste donne sono le personificazioni rispettivamente dell’Africa, con una lancia in mano, tra un leone e un leopardo, e dell’Asia o dell’India, dalla pelle olivastra, insieme a un elefante, una tigre e una fenice.

Lungo il corridoio sono invece ritratte le tecniche con cui potevano essere catturate e trasportate le belve feroci. Dalla cattura del leopardo in Mauretania12 all’estremità settentrionale del corridoio, si passa a quella dell’antilope in Numidia13, e  alla scena di lotta tra un uomo e un leone berbero. Gli animali vengono trasportati dentro delle casse di legno poste su dei carri a ruote piene spesso trainati da buoi, fino ad arrivare alle navi.

Nella metà settentrionale del corridoio è ritratta una nave in una località portuale. Lo sfondo della scena è composto da un edificio ottagonale e un tempio con portico semicircolare: probabilmente una raffigurazione di Cartagine. Sotto lo sguardo vigile di un cavaliere, gli animali catturati vengono portati sulle spalle o trascinati dagli schiavi, per essere caricati e scaricati sulla nave nella quale spiccano due grosse casse lignee.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Particolare del mosaico della “Grande Caccia”, con la nave in partenza dal porto di Alessandria d’Egitto, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Poco distante si vede un’altra nave che viene caricata e scaricata di animali, sotto il controllo di tre uomini ritratti a terra, tra le due imbarcazioni. Questi tre personaggi sono stati interpretati come tre dei Tetrarchi, o come Massenzio insieme a due suoi uomini, oppure un procurator ad elephantos (“custode degli elefanti” alle dipendenze dell’imperatore) insieme a due suoi ufficiali (praepositi). In ogni caso, la terra fra i due mari sarebbe l’Italia e i tre uomini si troverebbero al porto di Ostia.

Un ultima nave viene caricata e scaricata in un porto orientale, forse Alessandria d’Egitto, data la presenza di cacciatori che indossano pesanti pantaloni e di un dromedario, un elefante, uno gnu e una tigre imbrigliati per il trasporto e il viaggio.

Nella metà meridionale del corridoio si assiste alla cattura di animali della parte orientale dell’Impero: un rinoceronte acquatico in ambiente nilotico ma proveniente dall’India, una tigre ingannata da una sfera di vetro nella quale scambia il suo riflesso con l’immagine di uno dei suoi cuccioli, fino a un mitico grifone attirato da un’esca umana.

L’imponente corridoio della “Grande Caccia”, in una sorta di conduplicatio enfatica, “duplica” il peristilio quadrangolare per segnalare la funzione pubblica e monumentale del grande corridoio  e dell’aula absidata (ambienti numeri 28 e 43) in relazione al cerimoniale di corte imperiale in uso dall’età tetrarchica.

Grande aula absidata o Basilica della Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

In una sorta di percorso ascensionale dall’ingresso, attraversando il peristilio quadrangolare, procedendo lungo il corridoio della “Grande Caccia” fino ai cinque gradini affiancati da due colonne, si accede alla maestosa aula absidata o Basilica (ambiente numero 43). Questa era la sala nella quale il dominus riceveva tutti i suoi ospiti e forse anche il luogo dal quale amministrava la giustizia.

Il pavimento era interamente rivestito di marmi, con lastre di diversa forma e colore, compreso il porfido rosso, nella decorazione in opus sectile della quale sono rimaste delle tracce. Probabilmente era nell’area rialzata dell’abside che il padrone di casa accoglieva i suoi ospiti, come un sovrano che concede udienza, esattamente come accadeva nei palazzi imperiali dei Tetrarchi dove si seguiva un rigido cerimoniale di corte.

L’abside della Basilica, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

A Nord e a Sud dell’aula absidata si sviluppano le stanze di due appartamenti privati. Secondo Salvatore Settis le stanze a Nord dell’aula absidata (gli ambienti numeri 44-46) appartenevano al dominus, mentre quelle dell’appartamento a Sud (gli ambienti numeri 38-42) erano destinati alla domina e ai figli della coppia. Andrea Carandini non è d’accordo, inverte i proprietari degli appartamenti e indica quello a Nord di pertinenza della domina, sia per le ridotte dimensioni dei vani che per la loro vicinanza agli ambienti di servizio.

L’ambiente numero 44 è un’anticamera decorata con un mosaico che raffigura l’inganno di Ulisse ai danni del ciclope Polifemo ritratto con tre occhi, al quale l’eroe porge un grande kantharos ricolmo di vino. Il contiguo ambiente absidato numero 45 riporta un mosaico con decorazione geometrica, la raffigurazione delle Stagioni e di ceste di frutta dentro dei tondi; oltre a un motivo a squame nella zona dell’abside che forse ospitava l’alcova. Nelle pareti erano invece dipinti degli Eroti.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Particolare del “mosaico degli amanti”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

L’ambiente numero 46 contiene il mosaico detto “degli amanti”: esattamente al centro della stanza, un medaglione circolare decorato da una ricca ghirlanda contiene la scena intima di due amanti intenti a baciarsi. Proprio questo mosaico di carattere erotico ha fatto ipotizzare che questo fosse l’appartamento del dominus.

Il medaglione è circondato da riquadri e triangoli con decorazione a losanghe, tondi con ghirlande ed esagoni e una decorazione a onde contenenti i busti delle personificazioni delle Stagioni, e ceste di frutta entro tondi decorati da ghirlande fiorite. La rientranza rettangolare nella parte settentrionale di questa stanza è decorata con dei mosaici di tipo geometrico.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Particolare del peristilio semicircolare, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nell’appartamento meridionale le strutture architettoniche e i mosaici sono più elaborati, ma in diverse stanze sono ritratti dei bambini, quindi erano forse queste le stanze della domina, come suggeriva Settis.

A Sud della grande aula absidata, l’ambiente numero 38 corrisponde a un piccolo peristilio semicircolare, una sorta di vestibolo dell’appartamento, dove ricompaiono gli Eroti pescatori nel pavimento musivo. Anche in questo mosaico gli Eroti non sono tutti in nudità, mentre pescano con le reti o col tridente da delle basse barche. Sullo sfondo sono riprodotti una serie di porticati semicircolari visualizzati sempre frontalmente: un porto che gira tutto intorno alla stanza.

Particolare del mosaico col mito di Airone, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Altri Eroti si trovano nel mosaico della sala absidata dell’appartamento, l’ambiente numero 37, che sarebbe stato una biblioteca o un triclinio estivo. Il pavimento di questa stanza è ricoperto da un mosaico con la raffigurazione del poeta Arione14 sotto una tenda sorretta da due Eroti. Il poeta, con la lira tra le mani, si trova al centro di una affollata composizione, sovrastato dal volto di Oceano e attorniato da animali acquatici, Tritoni e Nereidi con l’acconciatura “a elmo”. Nel mito, Arione incantò le bestie marine esattamente come Orfeo fece con quelle terrestri.

Sala absidata col mosaico raffigurante il mito di Orfeo, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

L’ambiente numero 31, la sala absidata che si affaccia sul lato meridionale del peristilio con un ingresso inquadrato da due colonne corinzie, riporta proprio un mosaico con la raffigurazione di Orfeo15 che riesce ad addomesticare persino la mitica Fenice. Sia Arione che Orfeo sono ritratti al centro della scena, mentre suonano circondati da animali.

Nell’antichità, le bestie feroci furono spesso usate come metafore degli istinti più bassi dell’Uomo che però riescono a essere dominati dalla sapienza delle arti: un’allegoria della ragione che riesce a frenare gli impulsi. Inoltre, le due scene possono essere considerate anche in relazione al dominio dell’Uomo sugli animali, che vengono ammansiti, catturati e usati per diversi scopi, come ci mostrano i mosaici della Piccola e della Grande Caccia.

A Nord e a Sud del vano semicircolare si aprono due piccole anticamere (ambienti numeri 40 e 41) dai quali si accede a due cubicoli, probabilmente delle stanze da letto (ambienti numeri 39 e 42).

Anticamera col mosaico del “circo dei bambini”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nell’anticamera meridionale (40) è raffigurato il “circo dei bambini”, poiché sono dei bimbi gli aurighi che corrono attorno alla spina di un circo, su quattro bighe dai diversi colori ma tutte trainate da differenti razze di uccelli.

È possibile che questa scena raffiguri un’allegoria dello scorrere del tempo e delle Stagioni. Nella Roma dell’età tardoantica, al circo era legata l’immagine simbolica del cosmo: i 4 aurighi rappresentavano le 4 stagioni e partivano da 12 carceres  (“cancelli di partenza”) come le 12 costellazioni, correvano nell’arena che rappresentava la Terra, attorno alla spina dominata da un obelisco, simbolo del Sole, compiendo 7 giri come i 7 giorni della settimana o i 7 pianeti allora conosciuti.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Anticamera col mosaico dello scontro tra Pan ed Eros, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nell’anticamera settentrionale (41) invece, è raffigurato un piccolo gruppo composto da un satiro, due menadi, due donne e tre bambini che assiste allo scontro tra Pan ed Eros, rispettivamente il dio delle selve e il dio dell’amore, che si contendono i sacchi di monete, le quattro corone e le palme della vittoria poggiate sul tavolo al centro della scena.

Airone, Orfeo ed Eros rappresenterebbero la poesia e l’astuzia che riescono a vincere la violenza delle pulsioni, simboleggiate dagli animali feroci e da Pan.

Anticamera col mosaico “dell’agone dei bambini”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nel cubicolo meridionale (39) troviamo raffigurata una nuova sfida: dei bambini che gareggiano in una competizione musicale, i cui premi sono posti su un tavolo in fondo alla scena, nel registro superiore. Mentre nell’abside si trovano due ragazze sedute ai lati di un albero che intrecciano ghirlande con rami e fiori, molto probabilmente da donare ai vincitori dell’agone o da usare in celebrazioni rituali in onore di Cerere.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Particolare del mosaico della “caccia dei bambini”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Infine, nel cubicolo settentrionale (42) dei bambini sono ritratti mentre cacciano animali e raccolgono frutta. Su tre registri ci sono scene agresti, tra i rami ricolmi di frutti e uccelli, corrono dei bambini: uno fugge da un gallo, un altro caccia una lepre, un altro viene morso da un topo, ecc…

Salvatore Settis ha interpretato il programma iconografico dei mosaici dell’appartamento meridionale come una sorta di riassunto emblematico del programma che decora l’intera Villa:   il tema della caccia lo si ritrova pure nei mosaici della Piccola e della Grande Caccia, e quello del circo compare anche in uno degli ambienti delle terme.

Il peristilio ovoidale della Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nel III nucleo, i vani ai lati del peristilio ovoidale (ambiente numero 33) erano probabilmente dei cubicoli: le stanze da letto dedicate agli ospiti della Villa. Nelle stanze sul lato settentrionale i pavimenti musivi riportano le figure di Eroti impegnati nella vendemmia: dalla raccolta dell’uva alla pigiatura. Sul lato meridionale invece, gli Eroti sono impegnati in attività di pesca.

Il mosaico pavimentale di uno dei vani è interamente decorato con tralci di vite, sui quali stanno poggiati degli Eroti, mentre al centro spicca un tondo che racchiude un busto maschile, forse la personificazione dell’Autunno. Questa decorazione vegetale è simile a uno dei mosaici che decorano il soffitto anulare del mausoleo di Santa Costanza o Costantina, accanto la basilica di Sant’Agnese a Roma.

Il triclinio della Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

La grande sala tricora della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina presenta una decorazione con colori estremamente vivaci. Le quattro scene dei mosaici più grandi, posizionati al centro della sala e nelle absidi, rappresentano le punizioni degli empi contro il volere degli dei.

Nella zona centrale sono raffigurate le Dodici Fatiche di Ercole, coi suoi nemici già sconfitti. Si vedono: i Bistoni sui cavalli di Diomede, il leone di Nemea, l’Idra di Lerna, Gerione coi suoi tre corpi, la cerva di Cerinea, Cerbero, il toro di Creta, il cinghiale di Erimanto, gli uccelli di Stinfalo e il serpente del giardino delle Esperidi.

Nelle tre absidi del triclinio troviamo delle raffigurazioni legate a Ercole e Bacco, due divinità che insieme conobbero gli onori della casa imperiale16. Nell’abside settentrionale è raffigurata l’ascensione di Ercole fra le divinità, incoronato da due dei: uno è Bacco, che veste pelle di leopardo, l’altro potrebbe essere Giove, padre di entrambi gli dei. Sulla soglia sono ritratti due amori di Apollo: Dafne tramutata in pianta d’alloro e Ciparisso trasformata in cipresso, due piante che simboleggiavano rispettivamente il valore e l’immortalità.

Nell’abside orientale è raccontata la morte dei Giganti: i figli di Gea che cospirarono per eliminare gli dei e finirono uccisi dalle frecce di Ercole. Il piccolo mosaico sulla soglia rappresenta Andromeda ed Endimione, due mortali tramutati in stelle, onorati esattamente come Ercole.

Nell’abside meridionale troviamo la raffigurazione della nascita della vite.  Licurgo, il re della Tracia che aveva rifiutato il culto di Bacco, tenta di uccidere la ninfa Ambrosia ma viene fermato dai tralci di vite che lo immobilizzano. Sulla scena compaiono anche tre Baccanti: una di loro colpisce Licurgo con una lancia, mentre un giovane, forse Bacco, gli aizza una tigre contro. La posa di una delle Baccanti nel gesto della debellator hostium (“trionfatore sui nemici”) faceva già parte dell’iconografia imperiale.

Particolare del mosaico del peristilio ovoidale, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Il peristilio ovoidale, decorato da un mosaico con girali d’acanto e busti di animali, dal lato opposto all’accesso alla sala dei banchetti presenta una esedra con tre piccole nicchie semicircolari: probabilmente era un ninfeo, una fontana monumentale.

La domina coi figli e le serve, nell’ambiente 16 delle terme, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Al complesso termale, il IV nucleo della Villa, si può accedere attraverso gli ambienti di raccordo numeri 4 e 5, che lo legano al peristilio a ferro di cavallo dell’ingresso, oppure procedendo dal peristilio quadrangolare, attraverso l’ambiente numero 16.

Quest’ultimo vano conserva un pavimento musivo nel quale sono raffigurati tre donne e due ragazzi. La donna al centro, con l’acconciatura “a elmo” e il ricco abbigliamento, è probabilmente il ritratto della domina, accompagnato da quello dei suoi due figli. Alle estremità invece ci sono due serve, una tiene una grossa scatola fra le mani, l’altra regge con la mano destra una piccola cassetta che forse conteneva gli oggetti per la toletta.

Il vicino ambiente numero 14 possiede ancora oggi i resti di banchine in muratura, perciò era forse un apodyterium (“spogliatoio”).

La Villa del Casale di Piazza Armerina

La palestra delle terme, col mosaico della gara al Circo Massimo, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Dall’ambiente 16 si passa all’ambiente 15, una lunga sala biabsidata identificata come palestra, con un mosaico pavimentale che ritrae una gara nel Circo Massimo di Roma. Sono infatti riconoscibili i 12 carceres, gli steccati dai quali partono i cavalli, sovrastati dal tribunal dove sta l’editor ludi (“organizzatore dei giochi”) che dà inizio alle corse facendo cadere un fazzoletto bianco.

Attorno alla spina corrono le quadrighe: dei carri in materiale leggero trasportati da quattro cavalli e guidati da un auriga, con le briglie legate attorno al busto. Nel mosaico è raffigurato persino un naufragium, ovvero il rovesciamento di un carro, un incidente che per gli aurighi  avrebbe potuto essere mortale. Lungo i lati del mosaico si trovano le quattro porte, decorate con i quattro colori delle squadre (rosso, verde, bianco e azzurro), dalle quali potevano uscire gli inservienti per recuperare i carri e i feriti in caso d’incidente.

Vicino i carceres, sono ritratti gli aurighi che si preparano alla corsa, aiutati dai servi che gli porgono caschi e frustini. Ogni auriga indossa una sorta di divisa di un determinato colore, o verde, o bianco, o rosso, o azzurro, corrispondente a quello della propria squadra. Anche i cavalli e i piccoli carri sono addobbati con nastri e fregi del colore della squadra di appartenenza.

Nell’abside settentrionale, dietro i carceres, sono visibili tre templi, identificati come quelli di (da destra) Giove, Roma ed Ercole, oppure come una rappresentazione simbolica del tempio della Triade Capitolina. Nell’abside opposta, è raffigurata una tribuna e un piccolo tempio al centro, forse il tempio di Venere Murcia17.

La vista del Circo Massimo in questo mosaico è quella che avrebbe potuto avere uno spettatore che si fosse affacciato dal colle Palatino. Sulla spina si trovano (da sud): la meta prima, composta da tre colonne coniche di bronzo dorato18, un piccolo edificio con doppio portico, la “overia”19, la statua della Magna Mater a cavallo del leone (vista di spalle), insieme a statue di discoboli e animali, il grande obelisco Lateranense che svetta esattamente al centro della spina, fino alla meta secunda.

Dopo i sette giri di corsa tradizionali la gara aveva il suo vincitore. Nel mosaico della Villa l’auriga vittorioso è quello della squadra dei verdi, ritratto mentre l’editor ludi gli consegna la palma della vittoria e un sacchetto di monete, vicino a un suonatore di uno strumento a fiato.

Mosaico con scena di palestra in uno dei vani di servizio delle terme, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Nell’ambiente numero 10, riconosciuto come il frigidarium (la stanza con l’acqua fredda), la decorazione parietale era composta da lastre di marmo, mentre quella pavimentale è musiva. La vasca ottagonale al centro della stanza riporta una scena marittima con Eroti pescatori su quattro barche, Nereidi, tritoni e cavalli marini. Attorno alla vasca si aprono sette absidi semicircolari: due sono i vani di passaggio per gli ambienti 15 e 9, quattro sono decorati con mosaici raffiguranti scene di mutatio vestis (“cambio d’abito”) e avrebbero potuto essere apodyteria (“spogliatoi”), il settimo, all’estremità meridionale, consisteva in un piccolo vano quadrangolare con tre nicchie semicircolari. All’estremità settentrionale si apre una natationes (“piscina”) lunga e absidata sul lato corto a Nord.

Procedendo verso Ovest, l’ambiente numero 9 è un vano di servizio, forse una cella unguentaria (“stanza per i massaggi”), che contiene un mosaico con scene di palestra: sono raffigurati cinque uomini in nudità, su due registri.

L’ambiente numero 8 è la sala biabsidata del tepidarium (la stanza con l’acqua tiepida), provvisto di tre preafurnia ma senza vasche. Il suo pavimento doveva essere decorato con scene di gare nello stadio, forse addirittura una lampadedromia (“corsa con scudo e fiaccola”).

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Il calidarium delle terme della Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Contigua a questa sala vi sono i tre ambienti del calidarium (la stanza con l’acqua calda), due absidati e uno con vasca, i cui pavimenti sono scarsamente conservati perché crollati a causa del calore. Si notano ancora i pilastri di mattoni che sorreggevano i pavimenti, tra i quali passava l’aria calda nel sistema di riscaldamento dell’ipocausto.

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Particolare del mosaico delle “ragazze in bikini”, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

Scene di gare atletiche, ma tra sole donne, si trovano anche nell’ambiente numero 30, col famoso mosaico delle “ragazze in bikini” o “le Palestriti”, la cui creazione ha coperto un più antico mosaico dai motivi geometrici. Su due registri sono raffigurate donne ingioiellate, segno che appartenevano all’alta società.

Queste atlete dai corpi formosi svolgono esercizi ginnici come il lancio del disco, i pesi, la corsa e il gioco della palla: un’importante testimonianza di come in età romana l’attività sportiva venne praticata anche dalle donne, persino dalle aristocratiche.

Una vincitrice è ritratta incoronata con una ghirlanda e con la palma della vittoria tra le braccia; accanto a lei, un’altra atleta con una sorta di girandola nella mano sinistra viene incoronata da una donna coperta da un leggero drappo dorato che le lascia scoperto un seno. Ogni atleta è vestita con subligaculum (perizoma) e strofium (una fascia che regge e copre i seni).

La Villa del Casale di Piazza Armerina

Particolare del mosaico col mito di Ulisse che inganna Polifemo, Villa del Casale di Piazza Armerina (foto di A. Patti).

LA VILLA DEL CASALE DI PIAZZA ARMERINA DALL’ETÀ MEDIEVALE A OGGI

In epoca bizantina la Villa del Casale fu interessata da lavori di restauro. Furono inseriti dei rinforzi lungo la parete esterna dell’aula absidata tramite speroni e contrafforti, ripristinate alcune murature e rifatti i rivestimenti parietali della vasca del frigidarium e di alcuni ambienti dell’appartamento meridionale. Di età teodosiana è l’aggiunta dello xystus, il giardino romano collocato solitamente nel peristilio. In questo periodo, la Villa sarebbe appartenuta a un esarca (il governatore di una provincia) o a un pretore che avrebbe esercitato a Philosophiana la sua attività giudiziaria.

Nel corso del VI secolo d.C. il latifondo a cui appartenne la Villa del Casale passò al Patrimonio di San Pietro e divenne proprietà della Chiesa, ma nello stesso secolo un terremoto distrusse gran parte delle sue strutture.

Dal X secolo l’area meridionale, dove si sarebbe trovata la pars rustica della Villa, e un settore a Nord del complesso termale vennero sconvolti da un nuovo insediamento, caratterizzato da una muratura curata con ciottoli di fiume, tegole di età bizantina e medievale e pietrame minuto. Nel XII secolo si ebbe un cambiamento nella tecnica muraria, che utilizzò blocchetti di arenaria dalla forma irregolare e malta recuperata dalla precedente muratura della Villa.

Di età normanna furono le cosiddette “casupole”, abitazioni costituite da un unico ambiente rettangolare disposte attorno a una corte a L o a U, le cui murature furono addossate a dei muri preesistenti. Molti ambienti medievali sorsero sulla Villa ormai interrata, sfruttando i contrafforti di età bizantina come parte della muratura esterna.

Nel XIII secolo l’insediamento medievale venne completamente abbandonato e nel corso del XV secolo i resti dell’abitato furono sotterrati da detriti alluvionali.

I primi scavi, che riguardarono i mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina, si devono a Paolo Orsi, Soprintendente alle Antichità della Sicilia nel 1929, alla fine dei quali l’apparato musivo venne rinterrato, eliminando in alcuni casi ogni possibilità di eseguire un corretto scavo stratigrafico.

Solo nel 1950 furono eseguiti degli scavi stratigrafici, sotto la direzione di Gino Vinicio Gentili. Nel 1970  a eseguire una serie di saggi stratigrafici, in diversi punti della Villa, fu invece Andrea Carandini.

Veduta della Villa del Casale di Piazza Armerina da Ovest (foto di A. Patti).

IL PROPRIETARIO DELLA VILLA DEL CASALE DI PIAZZA ARMERINA

A chi apparteneva la Villa del Casale? È una domanda alla quale gli studiosi tentano ancora oggi di dare una risposta, senza poter avanzare altro che ipotesi.

Secondo alcuni autori, come Gino Vinicio Gentili e John Polzer, il proprietario della Villa sarebbe stato Marco Aurelio Valerio Massimiano, uno dei quattro Tetrarchi, il Cesare di Diocleziano e poi Augusto suo pari. L’ipotesi era sostenuta dalla notizia che Massimiano si era trasferito in Sicilia dopo la sua abdicazione nel 305 d.C., ma successivamente si è scoperto che il tetrarca passò gli ultimi anni della sua vita in Campania.

Sulla scia di questa ipotesi altri studiosi, come Salvatore Settis e Heinz Kälher, hanno ipotizzato che la Villa sarebbe appartenuta al figlio di Massimiano, Marco Aurelio Valerio Massenzio. La struttura, il programma iconografico e lo stile delle decorazioni hanno spinto a cercare il proprietario di questo complesso abitativo nella cerchia imperiale.

In realtà, la creazione di dimore lussuose era una caratteristica anche dell’aristocrazia romana, che prendeva spunto dall’arte imperiale. Infatti, altri studiosi hanno indicato un procurator imperiale, come Betizio Perpetuo Arzigio, Domizio Latroniano, Ceioinio Lampadio (prefetto durante il regno di Costanzo II, nel IV secolo d.C.) e Memmio Vitrasio Orfito. Quest’ultimo in particolare, fu governatore della Sicilia tra il 353 e il 359 d.C., si occupò del trasporto degli animali destinati agli spettacoli sulle navi provenienti dai porti di Cartagine e Alessandria d’Egitto, e gli si deve l’erezione dell’obelisco Lateranense sulla spina del Circo Massimo20).

Lellia Cracco Ruggini e Andrea Carandini sostengono invece che la Villa sarebbe stata di proprietà di Lucio Aradio Valerio Proculo Populonio. Governatore della Sicilia tra il 327 e il 331 d.C. e console nel 340 d.C., era stato pretore a Roma nel 320 d.C., dove aveva organizzato dei giochi così spettacolari da essere conosciuti in tutto l’Impero.

Tra i nomi citati per il proprietario di questa Villa si trova indicato anche, da Salvatore Calderone, un Gaio Ceionio Rufio Volusiano, padre di Ceionio Rufio Albino “Philosophus” prefetto e console tra il 306 e il 337 d.C.; da Antonino Ragona, un Claudio Mamertino, retore vissuto durante il regno di Giuliano l’Apostata; da Cagiano de Azevedo, un Nicomaco Flaviano il Giovane, un aristocratico romano vissuto vicino Enna tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C. (dove aveva lavorato agli Annales di Tito Livio).

Il programma iconografico della Villa trasmette certamente gli interessi letterari, filosofici, culturali, politici e religiosi del suo proprietario: un personaggio ricco e influente vissuto nel IV-V secolo d.C., in un contesto sociale dove l’aristocrazia era ancora legata ai culti pagani, alle tradizioni senatorie e alla filosofia neoplatonica. La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina riflette la posizione sociale, la cultura e il prestigio di un dominus del quale forse non conosceremo mai l’identità.

Uno scatto dell’esperienza di gioco realizzato durante la sessione di prova del videogioco Augustus, Palermo 27-06-2022 (foto di A. Patti).

ALLA SCOPERTA DELLA VILLA DEL CASALE ATTRAVERSO UN VIDEOGAME

La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, sito UNESCO dal 1997, è stata inserita tra i monumenti della prima edizione del videogioco “Augustus”. Attraverso un’applicazione mobile, da usare mentre si esplora il sito (on-site), e il videogioco per PC, da usare prima e/o dopo l’esperienza di visita (off-site), si potrà partecipare a una entusiasmante caccia al tesoro.

Il gioco parte da una chiacchierata con Augusto in persona, che ci invita a recuperare quegli oggetti da conservare nella cosiddetta “Camera delle Mirabilia”, il luogo dove il nostro Princeps custodisce la sua collezione. Dopodiché inizia il nostro viaggio!

E mentre cercheremo gli oggetti per Augusto, incontreremo altri personaggi di ieri e di oggi, risolveremo enigmi e quiz, sveleremo piccoli misteri e impareremo tante curiosità sul mondo antico. Scopriremo un sito archeologico nella sua interezza: com’è oggi e come avrebbe potuto essere nel momento del suo massimo splendore, viaggiando tra presente e passato.

Il progetto AUGuSTUS è nato nel 2020 ed è giunto nella fase di sperimentazione dell’app, con l’uscita di una prima versione del gioco scaricabile gratuitamente. “Augustus” è un “serius game”, ovvero un videogioco per PC che ha lo scopo d’istruire intrattenendo e che tenta d’introdurre un nuovo modello turistico. Sfruttando i meccanismi della gamification, l’obbiettivo del progetto è quello di realizzare un prodotto che offrirà al visitatore la possibilità di esplorare in maniera innovativa un sito archeologico, come quello della Villa del Casale.

di Antonietta Patti


NOTE

  1. Con la vittoria sui Cartaginesi nella battaglia delle Egadi, il 10 Marzo 241 a.C., Roma vinse la Prima Guerra Punica e conquistò l’isola della Sicilia, fino ad allora occupata dalle città fondate dai coloni greci e dalle città-emporio puniche.
  2. L’Africa proconsolare corrispondeva agli attuali territori della costa orientale dell’Algeria e di quella occidentale della Libia.
  3. La Tripolitania corrispondeva all’attuale Libia occidentale.
  4. La mansio era un tipo di statio, un luogo di sosta comprendente stalle, trattoria e albergo in modo tale da permettere ai viaggiatori di potersi ristorare e riposare per una notte.
  5. Nei pressi dell’attuale Mazzarino, comune siciliano in provincia di Caltanissetta.
  6. L’Itinerarium Antonini era un registro delle strade, delle stationes, delle principali città dell’Impero Romano e delle distanze tra loro, datato al III secolo d.C. Probabilmente redatto durante il regno dell’imperatore Caracalla, appartenente alla dinastia degli Antonini dalla quale prende il nome l’itinerarium, ci è giunto tramite una redazione successiva prodotta tra il III e il IV secolo d.C.
  7. Villa Adriana fu realizzata per volere dell’imperatore Adriano nella prima metà del II secolo d.C.
  8. L’area è stata riutilizzata in età medievale: all’interno della sala sono stati trovati gli scarti di lavorazione di una fornace arabo-normanna.
  9. Il dittico era un tipo di documento costituito da due tavolette di legno o d’avorio. Unite, tramite uno o due perni a cerniera, le tavolette si chiudevano una sull’altra. I lati interni delle tavolette erano riempite di cera sulla quale si poteva scrivere o disegnare utilizzando uno stilo.
  10. Per essere utilizzati nell’arena giunsero a Roma molti animali esotici che tanti Romani non avrebbero altrimenti mai visto.
  11. Le venationes erano il primo evento degli spettacoli in mostra negli anfiteatri, nel Colosseo si svolgevano di mattina. Alle venationes seguivano le condanne a morte, nelle quali i condannati potevano essere anche divorati da animali selvaggi (damnatio ad bestias), e poi i munera gladiatoria, nei quali i gladiatori si scontravano in duelli spettacolari.
  12. La Mauretania corrispondeva all’odierno Marocco e a un’area dell’Algeria occidentale.
  13. La Numidia corrispondeva all’attuale Algeria nordoccidentale.
  14. Arione fu un poeta vissuto nel VII secolo a.C. nato sull’isola di Lesbo che divenne famoso soprattutto per aver inventato la poesia ditirambica. Uno degli episodi più famosi della sua biografia è accaduto mentre tornava in patria dalla Sicilia, dove aveva partecipato e vinto una gara poetica. I ricchi doni ricevuti che portava con sé avevano suscitato la bramosia dei marinari, intenzionati a ucciderlo per rubarli. Supplicandoli di desistere dal loro proposito, Arione li convinse a fargli suonare la cetra, con la quale riuscì ad affascinare i delfini. Solo allora il poeta si gettò in mare, dove venne salvato dagli animali.
  15. Figlio del dio Apollo e della musa Calliope, Orfeo fu un eroe della mitologia greca. Abilissimo suonatore di lira e meraviglioso cantante, le sue melodie riuscivano a placare ogni animo, anche quello delle bestie più feroci. Con la sua musica, Orfeo riuscì ad ammorbidire persino Ade, sovrano degli Inferi, quando scese nel suo regno per tentare di riportare in vita la moglie Euridice. L’impresa non gli riuscì, e divenuto insofferente cominciò a offendere le donne di Tracia, fino a quando le Baccanti esasperate posero fine alle sue sofferenze e lo uccisero.
  16. L’imperatore Settimio Severo aveva consacrato a Ercole e Bacco la sua città natale: Leptis Magna, in Africa.
  17. L’appellativo Murcia viene ricollegato all’aggettivo murcidus (“pigro”, “inattivo”) e allo stato di apatia. Con questa accezione era stato dedicato un tempio a Venere Murcia, la dea che “opprime gli animi”, nel Circo Massimo, luogo di grandi spettacoli dove gli animi si accendevano.
  18. Le metae sono i cippi all’estremità della spina, indicavano dove gli aurighi avrebbero dovuto cominciare a girare i carri per affrontare la curva durante la corsa.
  19. Il “contagiri”, cioè il palco con le sette uova che venivano abbassate per indicare i giri già corsi intorno alla spina.
  20. L’obelisco Lateranense che in età romana svettava nel Circo Massimo è quello che oggi si trova davanti la Basilica di San Giovanni in Laterano.

Bibliografia

  • AA. VV., La villa romana del casale di Piazza Armerina (Collana Tesori d’Italia e d’Unesco), Genova, SAGEP, 2010;
  • AA. VV., Digital cultural heritage e serius game: l’esperienza del progetto Augustus, Palermo University Press, Palermo 2022;
  • L. Bessone, R. Scuderi, Manuale di storia romana, Monduzzi, Bologna 2005;
  • S. Calderone, “Contesto storico, committenza e cronologia”, in Cronache di Archeologia, vol. XXIII, 1984, pp. 58–73;
  • G. Cantamessa (a cura di), La villa romana del Casale di Piazza Armerina. Guida all’interpretazione degli ornati musivi. Mito e realtà tra gli ambienti delle residenza tardoantica, Kalós, Palermo 2013;
  • A. Carandini, A. Ricci e M. De Vos, Filosofiana. La Villa del Casale di Piazza Armerina. Immagine di un aristocratico romano al tempo di Costantino, Flaccovio, Palermo, 1982;
  • A. Carandini, Filosofiana. La Villa di Piazza Armerina, Flaccovio, Palermo 1982;
  • R. M. Carra Bonacasa, “Philosophiana e la Sicilia tardoantica”, in a cura di G. Cipriano, Archeologia Cristiana, Carlo Saladino Editore, Palermo 2010, pp. 277-298;
  • H. M. Jones, The later Roman Empire, 284-602: a social, economic, and administrative survey, Johns Hopkins University Press, Baltimora 1986;
  • H. Kähler, “Die Villa des Maxentius bei Piazza Armerina”, in Monumenta Artis Romanae, vol. XII, Berlino, Gebr. Mann Verlag, 1973, p. 56;
  • H.P. L’Orange, “È un palazzo di Massimiano Erculeo che gli scavi di Piazza Armerina portano alla luce?”, in Symbolae Osloenses, vol. XXIX, 1952, pp. 114–128;
  • H. P. L’Orange, L’impero romano dal III al IV secolo, forme artistiche e vita civile, trad. di R. Federici, Java Book, Milano 1985;
  • G. Manganaro Perrone, “Note storiche e epigrafiche per la villa (praetorium) del Casale di Piazza Armerina”, in Sicilia Antiqua, vol. II, 2005, pp. 173–191;
  • B. Pace, I mosaici di Piazza Armerina, Roma, Gherardo Casini Editore, Roma 1955;
  • S. Settis, “Per l’interpretazione di Piazza Armerina. Antiquité 87”, in Mélanges de l’Ecole Française de Rome, vol. II, 1975, pp. 873–994;
  • E. Vitale, “La Villa del Casale di Piazza Armerina”, in a cura di G. Cipriano, Archeologia Cristiana, Carlo Saladino Editore, Palermo 2010, pp. 299-339.
Share