L’età tardoantica: L’architettura nell’età tetrarchica

“Certo ella [Roma] inviò le glorie del suo senato, rendendo volentieri come partecipe della sua maestà quella città di Milano così felice in quei giorni, così che allora la sede dell’Impero sembrava essere là dove erano venuti entrambi gli imperatori.”

Panegirici Latini, III, 12

La realizzazione del Dominato, della Diarchia e della Tetrarchia modificarono le forme dell’architettura romana in maniera irreversibile. L’architettura tardo imperiale si occupò di far realizzare delle dimore raffinate ma sobrie, sontuose ma rigide, simili a delle fortezze inespugnabili.

Con la Diarchia prima e la Tetrarchia dopo, l’Impero Romano venne diviso tra gli imperatori, ognuno dei quali scelse una città rendendola sua capitale. La scelta delle capitali dei tetrarchi dipendeva dalla distanza delle città con le frontiere ch’essi avevano il dovere di proteggere.

Nei fatti, Roma non fu più l’unica capitale dell’Impero Romano, già con la diarchia di Diocleziano e Massimiano, i quali divisero il territorio dell’Impero in pars Occidentalis e pars Orientalis.

Mappa dell’Impero Romano con l’indicazione delle diocesi, delle prefetture e delle capitali dell’Impero (di Mandrak, rielaborazione di Cristiano64., https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15257475).

L’ARCHITETTURA DELL’ETÀ TARDOANTICA, TRA DOMINATO E TETRARCHIA

Come già per la ritrattistica, il passaggio dal Principato al Dominato ha mutato anche le forme architettoniche romane, che persero l’organicità, l’articolazione precisa delle parti e i rapporti funzionali tra le strutture.

Tipico di questo periodo storico fu la realizzazione di edifici ridotti all’unione di semplici muri, lisci e lineari, segno dell’astratta semplificazione dell’età tardoantica. Poiché gli edifici furono ridotti a semplici contenitori di spazi unitari e quasi isolati.

Con l’arte classica sembra che il principio guida fosse la bellezza intrinseca di un oggetto, che veniva fatta emergere dall’artigiano, il quale dava all’oggetto una forma che esprimesse la funzione che aveva. In architettura questo si traduceva con la subordinazione dell’edificio al piano architettonico-urbanistico nel quale doveva essere inserito, e dove aveva una precisa funzione.

L’arte tardoantica si basava sull’assorbimento della decorazione architettonica dentro muri pieni e più possenti. Le colonne e i fregi sembrano scomparire. Degli esempi di questo tipo di costruzioni, in realtà molto precoci, sono il Tabularium1 realizzato nel 78 d.C. e l’emiciclo dei Mercati di Traiano dell’inizio del II secolo d.C. Nelle strutture di questi edifici si riconoscono muri con l’anima in opera cementizia2 e il rivestimento in opera laterizia3.

Curia nel Foro Romano, Roma (foto di A. Patti).

Durante il III secolo d.C. i porticati colonnati puramente decorativi scomparvero, per lasciare il posto alle grandi superfici murarie interrotte solo da contrafforti, porte e finestre funzionali a far entrare la luce e a permettere l’accesso nell’edificio. Come nella Curia del Foro Romano a Roma, restaurata da Diocleziano.

Un’altra novità dell’architettura tardoantica fu la predilezione per muri pieni e molto alti, spesso costruiti sopra un colonnato, e che potevano ospitare numerose finestre. Una nuova forma che venne molto spesso usata nella costruzione delle basiliche pagane (luogo di mercato e dell’amministrazione giudiziaria), e poi traslata in quelle cristiane (luogo sacro), dove la parte alta delle navate centrali finiva per apparire molto luminosa grazie alle finestre, mentre la parte bassa risultava ancora più in ombra, anche a causa delle navate laterali.

Seguendo quest’ottica, i tre stili classici (dorico, ionico e corinzio) vennero mescolati per contaminarsi a vicenda. Le decorazioni venivano incorporate nel muro, mentre elementi come le semicolonne poco aggettanti divennero funzionali a creare un gioco di luci e ombre, come si notava già nella ritrattistica.

Inoltre, era prassi comune inserire nella decorazione di un edificio o di un monumento elementi “rubati” (spolia) a strutture preesistenti. Soprattutto quelle parti che venivano prefabbricate o lavorate in serie, anche destinandole a una funzione diversa; ad esempio, prendendo ciò che era stato scolpito per essere una base di colonna e riutilizzarla come capitello di un nuovo colonnato.

Le grandi sale dei palazzi imperiali servivano a mettere in mostra lo splendore e il potere dell’imperatore stesso. Le residenze private dell’imperatore venivano ornate con statue, mosaici e affreschi meravigliosi, realizzati col materiale più pregiato ai quali il sovrano aveva libero accesso, e dalle maestranze più altolocate che lavoravano in esclusiva per il monarca.

I PALAZZI IMPERIALI

L’architettura dei palazzi imperiali dell’età classica prevedeva una libera distribuzione delle singole unità architettoniche e la conseguente possibilità di ampliamento, attraverso la costruzione di nuovi ambienti. Come nel caso della Domus Aurea o di Villa Adriana a Tivoli, che dovevano essere simili alle ville dei patrizi e dei ricchi liberti, ma molto più lussuose.

In età tardoantica, i palazzi dei tetrarchi, costruiti nelle nuove capitali più vicine alle frontiere da difendere, erano costituiti da unità architettoniche disposte simmetricamente e rigidamente in un’area chiusa, protetta, a costruire quasi una fortezza ispirata al castrum romano4. Questa tipologia di architettura non avrebbe potuto essere ampliata, al contrario, veniva pensata e costruita come un unico blocco immutabile.

Planimetria del palazzo di Diocleziano a Spalato – Split (rielaborazione di A. Patti).

L’esempio forse più lampante è quello del palazzo imperiale di Diocleziano a Spalato, nella provincia romana della Dalmazia, che accolse l’ex-imperatore (senior augustus) dopo l’abdicazione del 305 d.C. e del quale restano delle tracce nel centro storico dell’odierna Split in Croazia.

Tutt’oggi si conservano le mura di cinta, scandite da torri agli angoli e da tre porte esattamente al centro dei muri: una sul lato settentrionale (la principale) e una per i lati a oriente e a occidente. Il lato meridionale del palazzo invece, si affacciava sul Mar Adriatico tramite una splendida terrazza porticata.

Dalle porte partivano due corridoi incrociati, simili al cardo e al decumano dell’accampamento militare romano, che dividevano l’area interna in quattro quadrati perfetti e simmetrici. Ogni area quadrata era poi suddivisa in unità architettoniche più piccole, disposte in maniera rigorosa e indeformabile, contenenti i locali di amministrazione, di rappresentanza e di residenza privata della famiglia imperiale.

L’area più importante del palazzo era quella dove si svolgeva il complesso cerimoniale di corte costituito da Diocleziano. Come già avvenuto nella riorganizzazione amministrativa dell’Impero, anche l’architettura ha subito una sorta di “militarizzazione” poiché, oltre alla già citata ispirazione dal castrum, l’area della corte dei palazzi imperiali era chiamata praetorium, prendendo in prestito il termine militare col quale s’indicava il quartier generale del comandante all’interno del castrum.

Entrando dalla porta settentrionale, il lungo corridoio costeggiato da un porticato con colonne di granito giungeva nell’atrium rettangolare e colonnato, il luogo dove l’imperatore si mostrava alla corte qui riunita. Lo stesso termine “corte” deriva dai cortili scoperti dei palazzi imperiali di età tardoantica, come quello di Spalato.

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Fig. 4: L’atrium e l’arco a tre fornici del palazzo di Diocleziano a Spalato – Split (di Ballota – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=24833618).

L’imperatore accedeva all’atrium comparendo trionfalmente dall’arco a tre fornici che chiudeva il lato meridionale del cortile. Procedendo verso Sud, superato l’arco, si trovava un vestibolo a pianta circolare col soffitto a cupola, dal quale si accedeva a una sala divisa in tre “navate” tramite due colonnati.

Da questa sala, attraversando il porticato affacciato sul mare, si arrivava alla vera e propria sala del trono, una sorta di santa sanctorum nel quale l’imperatore-divinità riceveva i suoi ospiti, seduto nella zona absidata e probabilmente rialzata in fondo all’aula.

Dall’atrium si poteva accedere a due ambienti sacri posti uno di fronte all’altro, che sottolineano ancora una volta la sacralità dell’imperatore. Il sovrano infatti, aveva fatto costruire nella sua casa il proprio mausoleo esattamente di fronte al tempio dedicato al suo dio protettore e nel quale s’identificava.

A Est, all’interno di un’area rettangolare, si trovava il mausoleo dell’imperatore. Decorato con una trabeazione sorretta da due ordini di colonne sovrapposte, aveva una forma ottagonale all’esterno, ma una pianta circolare circondata da nicchie rettangolari e semicircolari all’interno.

A Ovest si trovava invece il tempio di Giove, dio protettore di Diocleziano: un piccolo tempio su alto podio in stile italico con una scalinata centrale e un colonnato solo sul lato frontale.

La costruzione e le decorazioni di palazzi come quelli di Spalato ebbero chiare inclinazioni orientali, forse ispirate dai palazzi di Antiochia di Siria e di Nicomedia, le due precedenti capitali di Diocleziano. Alla creazione di questo palazzo probabilmente lavorarono architetti e artigiani orientali.

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Ricostruzione del complesso imperiale voluto da Diocleziano a Spalato – Split.

Maestranze orientali hanno probabilmente lavorato anche alla costruzione del complesso residenziale di Galerio a Tessalonica, composto dal palazzo con aula absidata, mausoleo, edificio templare, un circo e un tetrapilo.

Il circo fu un elemento molto importante dell’architettura imperiale di età tardoantica. L’imperatore si recava al circo sia per osservare le gare di bighe e quadrighe (raramente si svolgevano giochi gladiatori), che per mostrarsi al popolo, al quale spesso offriva del denaro in un atto di benevolenza.

L’imperatore si affacciava dal pulvinar, il palco dedicato alle statue degli dei ai quali si offrivano i giochi. L’imperatore si univa così agli dei, giacché era equiparato al Sole e al concetto di aeternitas imperii, cioè dell’eternità di Roma.

Il circo era collegato al concetto di aeternitas, data la forma circolare della struttura architettonica, al quale venne legata la divina maiestas dell’imperatore. Inoltre, il circo era l’immagine simbolica del cosmo: gli aurighi, partivano da 12 carceres (“cancelli di partenza”) a simboleggiare le 12 costellazioni, correvano nell’arena, che rappresentava la Terra, attorno alla spina dominata da un obelisco, simbolo del Sole, compiendo 7 giri, come i 7 giorni della settimana o i 7 pianeti allora conosciuti. Infine, le quattro fazioni in gara rappresentavano le quattro stagioni.

Planimetria del palazzo di Massenzio sulla Via Appia, Roma.

Il circo cominciò a essere costruito come parte del complesso residenziale dell’imperatore, in quanto collegato al palazzo. Uno di questi edifici di spettacolo fu costruito anche vicino la residenza di Massenzio fatta costruire sulla Via Appia, sopra i resti di un’antica villa del II secolo a.C. già modificata da Erode Attico nel II secolo d.C.

Questo circo, che forse non fu mai usato, possedeva sulla spina l’obelisco che oggi si trova a Piazza Navona a Roma, recuperato da Massenzio dal tempio di Iside in Campo Marzio (nei pressi del Pantheon).

Anche in questo complesso architettonico, oltre al palazzo, era stato edificato il mausoleo che avrebbe ospitato le spoglie di Massenzio, ma che poi ha conservato quelle di suo figlio, perciò era conosciuto come tempio di Romolo.

LE CAPITALI DELLA DIARCHIA

La simmetria e il rilievo geometrico dominarono le imponenti opere edilizie volute dagli imperatori della tarda antichità. Soprattutto nelle città che eleggevano a loro capitali, nelle quali sembra facessero a gara, per costruire il palazzo più lussuoso.

Ai tempi della Diarchia (286-293 d.C.), le capitali della pars Occidentalis, governata da Massimiano, erano Mediolanum (l’attuale Milano) e Aquileia. Del palazzo imperiale e del circo di Aquileia non abbiamo alcuna notizia.

Resti del palazzo imperiale di Massimiano a Mediolanum – Milano (di Óðinn – Own work  Questa immagine è stata creata con Hugin., CC BY-SA 2.5 ca, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=39097949).

A Milano fu costruito un palazzo imperiale dai pavimenti riscaldati, con locali per l’amministrazione del territorio e aule di rappresentanza, come la sala del trono absidata e col pavimento rialzato, luoghi di culto e terme private5. Gli ambienti erano decorati da lastre di marmo pregiato, come il porfido, e affreschi, i quali spesso riproducevano scene di battaglie romane con l’imperatore vittorioso quale protagonista.

Di fatto, la zona sulla quale sorgeva il palazzo si trovava tra le attuali Corso Magenta, Via Santa Maria alla Porta, Via Santa Maria Fulcorina (queste ultime seguono l’antico percorso del decumano massimo della città) e Via Torino (cardo massimo).

Dei cortili porticati poche tracce sono state trovate in Via Brisa, via Gorani, Via Morigi, Via Sant’Orsola, Piazza Mentana e Piazza Borromeo, vicino al circo situato nella parte occidentale della città, un’area interamente destinata al complesso del palazzo imperiale.

Il circo di Milano era quello più grande costruito durante il periodo della Tetrarchia, con una spina decorata da statue, colonne, fontane ed edicole. Delle sue strutture sono state scoperte le fondamenta delle gradinate e altre tracce murarie, tra le attuali Via Brisa, Via Circo, Via Morigi e Via Vigna. Mentre una delle due torri costruite per permettere l’accesso alle gradinate e alle carceres è stata modificata fino a diventare l’attuale torre campanaria della Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Sopra le carceres un passaggio coperto collegava il circo al palazzo di Massimiano.

Pianta della Milano romana, III-V secolo d.C. con l’indicazione delle porte urbiche, dell’area del palazzo imperiale di Massimiano, del mausoleo (San Vittore al Corpo), della basilica palatina, eccetera (di Originale: Cristiano64Vettorizzazione: MacMoreno – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91651306).

Una nuova cinta muraria venne costruita a Milano durante la Tetrarchia. Su di essa si aprivano molte porte, tra le quali, Porta Giovia Romana deve il suo nome a Giovio, l’appellativo di Diocleziano, e Porta Erculea a Massimiano Erculeo.

Fuori dalle mura della città, nei pressi dell’attuale Via San Vittore, fu edificato invece il mausoleo imperiale a pianta ottagonale, con pareti decorate da dipinti, affreschi, mosaici e decorazioni in vetro e un pavimento in opus sectile6.

Questo luogo, conosciuto come “mausoleo di San Vittore al Corpo”, accolse le sepolture della famiglia dell’imperatore Valentiniano. Nel IV secolo d.C. il mausoleo venne racchiuso dentro una zona fortificata che includeva anche una necropoli esistente dal I secolo d.C., per poi essere demolito a causa di una ristrutturazione cinquecentesca della vicina chiesa. Nei pressi, forse Massimiano fece costruire anche la basilica palatina, l’odierna basilica cristiana di San Lorenzo.

Nell’attuale Piazza Vetra, che in epoca romana era una  zona esterna alle mura urbiche, forse si trovava il Castrum Vetes, l’accampamento militare di stanza al palazzo imperiale di Massimiano.

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Disegno ricostruttivo del mausoleo di San Vittore al Corpo (di LucaChp – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19351834).

Capitale della pars Orientalis era invece Nicomedia (l’odierna İzmit, in Turchia), dove si stabilì Diocleziano. Nulla sappiamo del palazzo imperiale di Diocleziano a Nicomedia, ma è noto che la città venne molto arricchita dall’imperatore attraverso l’ampliamento e la costruzione di numerose opere pubbliche, come le terme di Caracalla, fino al 305 d.C. quando venne edificato un circo.

LE CAPITALI DELLA TETRARCHIA

Con la costituzione della Tetrarchia, e una nuova divisione amministrativa del territorio dell’Impero Romano, cambiarono alcune capitali e ne vennero scelte di nuove.

Milano rimase la capitale di Massimiano, il quale regnava sull’Italia, l’Africa settentrionale e la penisola iberica (Spagna e Portogallo).

Diocleziano governava sulle province orientali e l’Egitto, dalla sua nuova capitale, Antiochia di Siria, dove venne ampliato il palazzo imperiale iniziato durante il regno di Valeriano (253-260 d.C.).

Galerio amministrava le province nella penisola balcanica (Macedonia, Grecia, eccetera…) da due capitali: Sirmio (l’attuale Sremska Mitrovica in Serbia) e Tessalonica (odierna Salonicco in Grecia). Di Sirmio sappiamo7 che vi erano stati costruiti un palazzo imperiale, un circo, un anfiteatro, un teatro, le terme e una zecca.

Planimetria del palazzo di Galerio a Tessalonica – Salonicco (di Herbert Frank from Wien (Vienna), AT – Thessaloniki, Palast des Kaisers Galerius (303 A.D.), CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=78989794).

A Tessalonica, Galerio fece costruire un complesso architettonico monumentale, nel quale visse dal 299 d.C. al 311 d.C., quando morì. Oltre alla residenza collegata al mausoleo e al circo, vennero eretti un arco di trionfo e un tempio.

In Piazza Navarinou dell’odierna Salonicco sono ancora visibili i resti delle imponenti strutture del palazzo imperiale. Attorno a un ampio porticato, decorato con fontane e ninfei, si sviluppavano i tre gruppi di ambienti della residenza privata dell’imperatore.

A Est del porticato si stagliava un edificio costituito da quattro vani e cisterne, decorato con lesene, a est del quale si trovava la grande aula absidata. Divisa in tre “navate” grazie a due colonnati, l’aula absidata era il luogo di rappresentanza del palazzo, dove l’imperatore riceveva la corte. Ancora a Est, in collegamento diretto all’aula, v’è il circo, parzialmente scavato.

A Sud del palazzo, e comunicante con esso, si trovava il mausoleo. Inserito in una struttura quadrangolare, il mausoleo aveva una pianta ottagonale, con nicchie semicircolari alternate a colonne con capitelli raffiguranti divinità pagane. Il pavimento era stato decorato con un mosaico successivamente sostituito da un rivestimento in opus sectile, mentre il soffitto era a cupola. Sul lato meridionale, l’apertura era anticipata da un atrio a forcipe (un vestibolo ovale, con due absidi sui lati corti) e fiancheggiata da due vani scala che consentivano di accedere a un primo piano.

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Resti dell’arco trionfale di Galerio a Tessalonica – Salonicco (di macrolepis, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50875437).

A Nord, collegato agli edifici sopradescritti tramite una strada colonnata, si trovava l’arco trionfale di Galerio. Era un tetrapilo, una struttura collocata su un incrocio tra due strade, con quattro archi a 3 fornici posto sulla Via Egnazia, e del quale rimangono solo due fornici di un arco.

Eretto nel 297 d. C., l’arco celebrava il trionfo di Galerio sulla Persia, e vi erano scolpite proprio le scene di quella vittoriosa campagna militare. Nei rilievi che sono rimasti, tra le tante scene, si osserva Galerio raffigurato durante un sacrificio simbolo della sua pietas, e ancora su un cavallo che calpesta i soldati persiani in segno di sottomissione, e insieme ai suoi “colleghi” tetrarchi tra gli dei. A dividere le scene spicca una decorazione vegetale.

In un rilievo, i tetrarchi vengono ritratti tenendo conto del ruolo occupato all’interno della Tetrarchia: gli Augusti, mentre vengono incoronati da due piccole figure alate, sono seduti su un carro sorretto dalla personificazione della Terra, mentre i Cesari li accompagnano a piedi.

Da sottolineare come, nella scena del sacrificio, sono stati raffigurati soltanto Galerio e Diocleziano, ai lati dell’altare, accompagnati da Giove ed Ercole, mentre sui lati si trovano due figure femminili che rappresentano le terre di Armenia e della Mesopotamia conquistate dalle armate di Roma.

Rotonda di San Giorgio  a Tessalonica – Salonicco (di Iakovos Marneros – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=73269678).

La strada perpendicolare alla Via Egnazia era colonnata e collegava il palazzo imperiale (con il vicino circo e l’annesso mausoleo), passando sotto l’arco di trionfo, alla cosiddetta “Rotonda”: un piccolo tempio a pianta circolare costruito da Galerio per il culto dei Cabiri, divinità infere onorate mediante un culto misterico.

Nel IV secolo d.C. il tempio venne trasformato in chiesa cristiana dedicata a San Giorgio10 da Teodosio I. Nel 1590 venne costruito un minareto accanto all’ingresso della chiesa ormai divenuta moschea. L’edificio tornò a essere una chiesa cristiana ortodossa nel 1912; tuttavia, nel 1917 la struttura cominciò a essere utilizzata come museo.

Infine, a Costanzo Cloro furono assegnate le province più occidentali dell’Impero, la Gallia e la Britannia, che lui governò da Augusta Treverorum (l’odierna Treviri, in Germania). Dell’Augusta Treverorum di Costanzo Cloro non è sopravvissuto molto, poiché il palazzo imperiale venne demolito già nel IV secolo d.C., per costruire sopra i suoi resti la cattedrale di Treviri11.

Come descritto, ogni città scelta come capitale veniva fornita di strutture architettoniche degne di poter ospitare la dimora di un imperatore, servizi che si accordavano alle funzioni amministrative, alla mentalità e al cerimoniale di corte che la Tetrarchia aveva creato.

E le strutture che venivano create rispondevano a quell’irrigidimento simmetrico che portò alla costruzione di complessi residenziali quasi monolitici, nei quali i dettagli decorativi non avevano spazio né considerazione.

La somiglianza tra l’organizzazione civile, cristallizzata e rigida, con le forme architettoniche, meccaniche e massicce, sono l’espressione della mentalità dell’epoca. Poiché le articolazioni dell’età precedente erano scomparse all’interno dei blocchi statici e delle strutture compatte dell’età tardoantica.

di Antonietta Patti


NOTE

  1. L’archivio di Stato che si affaccia sul Foro Romano a Roma.
  2. Il cemento romano, composto da malta, calce e un legante come la sabbia o la pozzolana.
  3. Rivestimento murario realizzato in mattoni rettangolari sovrapposti. I bolli riportati sui laterizi (mattoni) rivelano il proprietario dell’azienda che li produceva e forniscono spesso anche un dato cronologico.
  4. L’accampamento militare dei soldati dislocati nelle province e sul fronte di guerra, costruito dai militari stessi.
  5. I cui resti sono stati scoperti in Via Santa Maria della Valle, vicino la chiesa di San Giorgio al Palazzo, il cui toponimo medievale “banaria” faceva riferimento allo stabilimento termale privato sottostante.
  6. Una delle più raffinate tecnica artistiche per la realizzazione di decorazioni a intarsio, che prevedeva l’utilizzo di marmi e paste vitree di diverso colore.
  7. Ammiano Marcellino, Storie, XXI, 10,1.
  8. Via consolare realizzata per volere di Gneo Egnazio, proconsole di Macedonia, nel II secolo a.C. che proseguiva idealmente la Via Appia. Da Dyrrachium, odierna Durazzo in Albania, all’epoca costa adriatica della Grecia, la Via Egnazia proseguiva fino allo stresso del Bosforo.
  9. Attraverso la quale l’imperatore si mostrava rispettoso delle leggi romane e degli dei.
  10. Quando divenne chiesa, nel 390 d.C., la Rotonda venne dotata di una nuova navata circolare con abside e annesso vestibolo.
  11. In essa sono sopravvissuti dei richiami allegorici al buon governo imperiale, nella decorazione a cassettoni contenenti eroti alternati a busti di personaggi umani.

Bibliografia

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