15/16 marzo – Festività dei Baccanali

I Baccanali (in latino Bacchanalia) erano delle festività religiose dell’antica Roma in onore del dio Bacco. Celebrato il 15 e il 16 marzo di ogni anno, il Baccanale era originario della Magna Grecia (era radicato in particolar modo nei territori lucani e campani) e solo nel II secolo a. C. il culto di Bacco cominciò a penetrare nell’Etruria e poi a Roma. Come per il culto di Dioniso in Grecia, il Baccanale era un culto misterico, ovvero riservato solo agli adepti con finalità mistiche.

Per quanto riguarda le origini di questo culto, lo storico Tito Livio narra che un sacerdote greco, residente nell’Italia meridionale, si trasferì in Etruria e fece conoscere alla popolazione i riti dionisiaci. In Etruria tali riti degenerarono però in feste orgiastiche. Ben presto il culto dionisiaco di matrice etrusca si diffuse a Roma per opera di una sacerdotessa campana, Annia Paculla, sebbene nell’Urbe venisse già praticato: si trattava di feste notturne che si tenevano tre volte l’anno nel bosco di Semele (in latino Stimula) nei pressi del colle Aventino e nelle quali potevano partecipare solo le più importanti matrone romane. Con l’arrivo del modello etrusco, il rito si cominciò a tenere per cinque volte al mese e vennero ammessi anche gli uomini. Si cominciò quindi a vociferare che durante queste celebrazioni si compiessero tante nefandezze ed empietà.

Con ogni probabilità, il racconto di Livio presenta diverse incongruenze, soprattutto per ciò che riguarda gli atti osceni che sarebbero stati compiuti durante tali riti. I Romani si dimostrarono infatti in più occasioni sospettosi verso l’introduzione di nuovi culti. Il culto di Bacco di matrice etrusca quindi si scontrò con la religione ufficiale dell’epoca, che vide nel Baccanale un rito celebrato da una vera e propria grande setta. Nel 186 a. C. il Senato promulgò un decreto chiamato Senatus consultum de Bacchanalibus, col quale vennero vietati in tutta Italia i Bacchanalia, permettendone soltanto la celebrazione in qualche caso speciale (con la partecipazione di cinque persone al massimo), previa autorizzazione del Senato. Una copia del decreto, fatta incidere dal pretore in carica nel 186 a. C., è stata ritrovata su un’iscrizione in latino arcaico nel 1640 a Tiriolo, nel Catanzarese.

Vennero quindi perseguitati, arrestati e uccisi tutti i partecipanti (circa 7000 persone). Le donne non furono escluse da questo trattamento. Lo stesso Livio afferma che ci furono più sentenze di morte che carcerazioni. L’obiettivo del Senato non era quello di eliminare il culto di Bacco, ma di stroncare le associazioni private per riportarlo sotto il controllo della religione ufficiale.

A causa delle misure prese dal Senato, i Baccanali di matrice misterica non vennero mai più riproposti a Roma. In seguito, i Baccanali sopravvissero solo come festa propiziatoria e celebrati il 15 e il 16 marzo, perdendo la loro connotazione principale, quella misterica.

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