Auditorium di Mecenate

Il cosiddetto Auditorium di Mecenate, in realtà un antico ninfeo, una sala semi-sotterranea decorata di affreschi, è situato all’interno del giardino pubblico in Largo Leopardi nei pressi di via Merulana e ancora ben conservato. Faceva parte del complesso architettonico appartenente a Gaio Cilnio Mecenate (Arezzo, c. 68 a.C. – 8 a.C.), potente consigliere ed amico dell’imperatore Augusto. La sua scoperta avvenne nel 1874, in occasione dei grandi lavori di scavo per la costruzione del nuovo quartiere Esquilino.

auditorium mecenatisL’antica struttura è oggi coperta da una moderna tettoia, in origine una copertura a volta. Si compone di un’ampia sala 13×24 metri, con un’abside semicircolare sul fondo nella quale è presente una gradinata costituita da sette gradini concentrici. L’accesso, sul lato opposto alla gradinata, era possibile lateralmente mediante una doppia rampa di accesso in discesa, di cui oggi rimane solo l’ultimo tratto: un elemento che ci conferma che la sala era in origine seminterrata, e che costituiva la sua principale caratteristica; l’edificio probabilmente era parte di un più vasto e lussuoso complesso residenziale fatto costruire dal celebre statista collaboratore di Augusto, mediante grandi lavori (come ricordano famosi versi di Orazio), come la bonifica del sepolcreto che si estendeva subito fuori le Mura Serviane e il riempimento del fossato nei pressi delle mura stesse.

AuditoriumMecenateLa decorazione pittorica interna, caratteristica più evidente dell’edificio, risale agli inizi del I secolo d.C., conservata sia nelle nicchie che sopra di esse, dove si scorge un lungo fregio su sfondo nero con scene dionisiache e giardini; alcune scene simili erano presenti anche nelle nicchie che movimentano le pareti laterali e la parete curva di fondo, affrescate internamente allo scopo di ricordare delle finestre, aperte su bellissimi giardini provvisti di vasche e fontane, e animati da piccoli uccelli in volo. La prima ipotesi sul monumento, all’epoca della scoperta, fu quello di una struttura adibita a piccoli spettacoli: ciò diede al monumento il suo attuale nome.

auditmecLa gradinata della parete di fondo, tuttavia, composta da gradini di dimensioni troppo piccole fa pensare piuttosto ad una fontana monumentale. Questa sala, decorata in modo elegante e allietata da giochi d’acqua che accrescevano la frescura dell’ambiente già seminterrato, era con sufficiente certezza destinata ad una sorta di “triclinio estivo”, cioè a luogo di riunioni ricreative e culturali. Un’ulteriore prova dell’utilizzo della sala come cenacolo di intellettuali sono alcuni versi di un epigramma del poeta greco Callimaco, rinvenuti sull’intonaco esterno dell’abside, che ci parlano degli effetti del vino e dell’amore. In seguito alla morte di Mecenate, nell’anno 8 a.C., il complesso fu annesso alle proprietà imperiali e poi concesso a Tiberio dopo il rientro da Rodi. L’imperatore intraprese alcune ristrutturazioni tra le quali le pitture di giardino del ninfeo di terzo stile.

©CapitolivmSj

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