15 ottobre/1 novembre – Ludi Capitolini

In origine, i giochi dei Ludi Capitolini consistevano in gare di corsa, atletica, pugilato e musicali; non è da escludere che si svolgessero anche danze in armi come la corsa con l’otre. La data dei Ludi veniva scelta annualmente dal Collegium Capitolinum (“collegio dei Capitolini”), una confraternita composta dagli abitanti del Campidoglio e dell’Arce Capitolina, che aveva proprio il compito di organizzare e celebrare questi giochi. Dall’86 d.C., grazie all’imperatore Domiziano, i giochi divennero quadriennali, e le competizioni atletiche, poetiche, musicali e le corse di cavalli cominciarono a basarsi molto sul modello degli agoni greci. Inoltre, durante i giochi venivano distribuiti cibo e doni al popolo meno abbiente.

Non si trattava di una festa pubblica, ma i Ludi Capitolini erano una cerimonia antica, dato che la maggior parte degli storiografi romani indicavano in Romolo l’iniziatore di questi giochi, indetti probabilmente per celebrare la conquista di Veio. Oppure la consacrazione del tempio di Giove Feretrio o di Giove Ottimo Massimo, come suggeriva Tertulliano, che li nominò “Ludi Tarpei”. Tito Livio indicò invece Furio Camillo come istitutore, il quale li avrebbe organizzati la prima volta insieme a dei cittadini che abitavano sul Campidoglio, in onore di Giove che aveva protetto il suddetto colle dall’avanzata dei Galli nel 389 a.C.

Sia Festo che Plutarco riportarono la testimonianza di una curiosa usanza che avveniva durante i giochi: un anziano, che indossava una toga praetexta e una bulla d’oro appesa al collo, veniva accompagnato attraverso il Foro Romano al Campidoglio, e nel frattempo un banditore annunciava che “i Sardi erano in vendita”.

Esistono diverse ipotesi per spiegare questo rituale. Forse l’anziano rappresentava il sovrano di Veio, descritto come un vecchio, che dopo la sconfitta venne condotto in catene tra i prigionieri del corteo durante il trionfo di Romolo; mentre i Sardi sarebbero gli Etruschi, che secondo una leggenda discenderebbero dalla città di Sardi in Lidia (nell’odierna Turchia). È anche possibile però che l’annuncio fosse una sorta di proverbio divenuto molto famoso dopo la conquista della Sardegna e della Corsica, avvenuta nel III secolo a.C., la quale condusse a Roma una grande quantità di schiavi.

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Aniello Falcone, Roman athletes, 1640

Antonietta Patti
Archeologa


BIBLIOGRAFIA

  • A. Ferrari, Dizionario di Mitologia, UTET, Novara 2015;
  • Sesto Pompeo Festo, De verborum significatu, 25, 322;
  • G. Mancini, “Ludi”, in Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1934;
  • Plutarco, Βίοι Παράλληλοι (Vite parallele), Romolo, XXV, 5;
  • Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, Apologeticum, V;
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, libro V, 50.
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